Concerto

Paolo Sereno - The Movie Concert

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Sab, 01/11/2008 - 22:00


E' un live omaggio al cinema, brani di colonne sonore come Nuovo cinema Paradiso, Mission Impossible, Frankesteinn jr e molte altre, proposte dalla chitarra di Paolo, mentre alle sue spalle scorrono immagini montate dei film. Lo spettacolo prosegue con la proiezione di 'Danza Bianca', un cortoanimato della durata di circa 12 minuti scritto e diretto dallo stesso Paolo Sereno. La chitarra viene suonata nella sua interezza e utilizzata anche in modo percussivo: la melodia, l'accompagnamento armonico e il set percussivo sono racchiusi in unico arrangiamento con risultati di alto livello stilistico e di coinvolgimento emotivo della platea. I brani di Sereno sono caratterizzati dalla fusione di stili e linguaggi, dall'impatto ritmicoe dalla grande ricerca melodica, per comunicare immagini ed emozioni. 

Ecco alcuni video tratti dal "movie concert":

Danza Bianca http://it.youtube.com/watch?v=k0cMue2j9uw

Mission Impossible www.youtube.com/watch?v=mrQ2IiQSf0k

Nuovo Cinema Paradiso http://www.youtube.com/watch?v=Ww-cGS03oxc

www.paolosereno.com

 

 

L'Ombra che mi fa il verso - De andré e le canzoni popolari

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Dom, 11/01/2009 - 21:30

A 10 anni dalla scomparsa di Fabrizio de André La Scighera e l'Associazione culturale Voci di Mezzo presentano:

L’OMBRA CHE MI FA IL VERSO
DE ANDRÈ E LE CANZONI POPOLARI

Con: Alessio Lega e Gruppo di Canto popolare Voci di Mezzo
Direzione musicale: Angelo PugolottiRocco Marchi

Uno spettacolo che, accostando le più celebri ballate di de André ai canti popolari delle tradizioni regionali italiane, costruisce un labirinto musicale in cui poesia e storie di vita s’intrecciano e si confondono.
Che de André abbia rivoluzionato la canzone italiana partendo da uno studio della musica popolare col suo capolavoro “Creuza de ma” è cosa nota. Ma il rapporto fra le sue canzoni e le ballate popolari è sempre stato strettissimo: dalla rivisitazione del tradizionale francese Il re fa rullare i tamburi alle “ballate dell’omicidio” che riecheggiano La povera rosetta in Marinella, “Le ragazzine che te la danno/prima la buonasera e poi la mano” di Porta Romana e la “Bambina con le labbra color rugiada” che “basta prendere per la mano” di Via del campo.
Dall'accostamento di 20 canzoni, scelte fra le più celebri del repertorio popolare e deandreiano, armonizzate da un trattamento musicale inedito, si dipana uno spettacolo ricco, un viaggio fra radici popolari e poesia degli ultimi.
Le canzoni di lotta delle rivendicazioni contadine e operaie si sposano così alle canzoni del maggio, i pescatori liguri di “Creuza de ma” si affiancano alla musica delle tonnare siciliane, i canti della religiosità contadina fanno da contrappunto ai vangeli apocrifi della "Buona novella". Gli antieroi che popolano le canzoni di De Andrè incontrano quelli della cultura popolare: La guerra di Piero è la stessa del Pover Luisin di memoria risorgimentale, e ugualmente insensata è la fine che li attende; sul treno che la porta via da Sant’Ilario, Bocca di rosa – simbolo della liberazione femminile caro a molte generazioni – incontra le mondine che tornano a casa cantando “Ti ho amato per quaranta giorni sol per passare un’ora, adesso che è giunta l’ora ti lascio in libertà”. E Il Blasfemo di Spoon River, ucciso da “due guardie bigotte” si vendicherà cantando a denti stretti una “canzone che ammazza li preti”...
 

ScigheraJAzz: D'Auria - Caruso Duo

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Ven, 24/10/2008 - 22:00

“Il Progetto che presentiamo parte dall’idea di raccontare paesaggi sonori che, attraverso l’uso delle molteplici caratteristiche degli strumenti a percussione, permettono di imbastire una ragnatela su cui inserire temi adeguati e improvvisazioni coerenti alla nostra sensibilità. Il bisogno di raccontarsi attraverso una musica che non può essere etichettata in schemi predefiniti ci aiuta a percepire il linguaggio musicale come il veicolo di comunicazione a noi più consono. Per questa ragione vorremmo suonare ogni nota con la massima importanza e determinazione…proprio come se fosse l’ultima. L'amore per il jazz sperimentato in tante formazioni, la musica nel teatro, la musica contemporanea, la musica popolare e tanto altro ci hanno portato ad un progetto che è luogo di confluenza del nostro patrimonio e punto di partenza di un percorso originale. E’ un progetto il cui ambito musicale si muove nel grande alveo del jazz e dell'arte dell'improvvisazione, ma è complice delle grandi culture del mondo, con un occhio al futuro e alla ricerca di un'identità creativa fresca e vivace, fuori dallo show business, ma non 'contro' il pubblico."

Per ascoltare un brano clicca qui

Beppe Caruso: Trombone,Tuba e Shell.
Francesco D’Auria: Batteria, Hangs, Tubofoni, Tamburi ad acqua, Kalimbe, Kalimbone…ecc
( alcuni strumenti a percussione sono stati inventati e costruiti per il nostro progetto)

www.francescodauria.com
www.myspace/frdauria
www.beppecaruso.it
 

30 anni dopo Basaglia - E ti chiamaron matta

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Ven, 17/10/2008 - 21:30

"La realtà manicomiale è stata superata e non si sa quale potrà essere il passo successivo. Come non risalire dall'escluso all'escludente? O si è complici, o si agisce e si distrugge." (Franco Basaglia)

- Presentazione del disco di Alessio Lega e Rocco Marchi “E ti chiamaron matta” (reincisione dell'omonimo Ep di Gianni Nebbiosi del 1971)

- Incontro con Gianni Berengo Gardin, autore di un reportage fotografico del 1968 sulla realtà manicomiale italiana.

- A seguire: “Spazi sociali e disagio mentale”, conversazione aperta. Sono invitati Circoli Culturali, Associazioni, Centri Sociali.

Quanto più gli spazi di aggregazione sono improntati su una visione inclusiva e libertaria, tanto più sono attraversati quotidianamente da persone affette da forme più o meno gravi di sofferenza psichica. Spesso chi gestisce questi luoghi è impreparato ad affrontare le situazioni, a volte difficili, a volte solo imbarazzanti, che queste persone rischiano di creare. La risposta più semplice è che in fondo intervenire sul disagio mentale “non spetta a noi”, ma ai medici, agli psichiatri, agli assistenti sociali: agli specialisti. In altri casi gruppi e comunità informali hanno saputo accogliere e integrare soggetti che le strutture “ufficiali” avevano rifiutato. Ma se è vero che la realtà manicomiale è stata superata, resta certamente ancora molta strada da fare perchè a farsi carico delle situazioni di disagio sia finalmente la società nel suo complesso.

Moderano la serata: Gabriella Fulgi, Graziano Valera, Lorenzo Valera

Il disco

Quest'anno si celebrano i 30 anni della legge Basaglia. Del grande movimento di opinione di quegli anni ci resta anche un piccolo grande disco. Gianni Nebbiosi psichiatra e clarinettista scrisse e pubblicò nel 1971 “E ti chiamaron matta” un EP (ovvero un 33 giri di piccolo formato della durata complessiva di circa 20 minuti) con dentro 6 meravigliose canzoni che raccontano le storie dell’ordinaria repressione e di speranza di quegli anni. I testi, la musica, la voce di Nebbiosi, gli arrangiamenti di Giovanna Marini ne fanno un classico sconosciuto, tornato disponibile, dopo più di trent’anni, nel catalogo della NOTA nella reincisione integrale di Alessio Lega e Rocco Marchi. È un disco urgente, 35 anni fa come oggi, perché testimonia l’interesse della canzone nei confronti di quel grande movimento d’opinione che si coagulò intorno alla figura di Franco Basaglia perché in Italia la liberazione arrivasse anche ai manicomi.

In un anno e più d'amore: clicca qui per ascoltare 

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