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La part maudite:i folle, il buffone, il bandito, il morto, il mostroLa parte maledetta è il culmine, l'oltranza, la differenza, l'autonomia irriducibile della singolarità, la ferita che apre gli uni agli altri, la vita come esperimento, lo scatenamento delle passioni... Il rinvio certamente è a Georges Bataille ma anche a Antonin Artaud, Maurice Blanchot, Jean-François Lyotard e Gilles Deleuze. Questi film sono stati selezionati - ma se ne potevano a giusta causa scegliere pure altri - perché entrano in risonanza con questa part maudite; tutti affermano l'eccesso, esperienza eretica, scandalosa, criminale per eccellenza in una società in cui vige il regime dell'utile, dell'impiego. Il dispendio è immorale per uomini caduchi, infossati nell'istinto fisiologico della conservazione, nondimeno l'uomo non è fatto per produrre. La follia, il riso, il crimine, la morte e la mostruosità, sono tutte figure di questa eccedenza che prendono corpo in questi film - e questa verità non necessita di essere dimostrata ma, aldilà e contro il discorso logico che riunifica e pacifica tutte le opposizioni, solo vissuta. La part maudite: Il mostro della laguna neraDom, 13/04/2008 - 21:00 La Scighera è lieta di ospitare "Il cineforum di Mr. Arkadin" Vai alla pagina della rassegna (Fantastico, regia di Jack Arnold,
Nel film-fantastico di Jack Arnold, Il mostro della laguna nera, una pastorale INGRESSO CON TESSERA ARCI La part maudite: Furia umana - L’uomo che uccise Liberty ValanceDom, 06/04/2008 - 20:00
La Scighera è lieta di ospitare "Il cineforum di Mr. Arkadin" QUESTA SERA DOPPIO APPUNTAMENTO (Drammatico, regia di Raoul Walsh, 114 minuti, USA 1949)
James Cagney in La furia umana di Raoul Walsh è un centro energetico senza alcun equilibrio, un centro destrutturato, una tensione incessante, un concentrato energetico sull'abisso della deflagrazione: una folgorazione che consuma» ma che tuttavia è attesa. Cody più che cadere nel complotto, l'accetta: la sua è una distruzione folgorante. Ha un'energia incontenibile, senza contegno, fuori legge ma soprattutto ha il coraggio di sopportare la crudeltà.
(Western, regia di John Ford, 119 minuti, USA 1962)
Nel film di John Ford, L'uomo che uccise Liberty Valance ciò che è in gico è la pulsione di morte come aldilà del valore, il valore di scambio sotto il cui segno anche la natura si trasforma in valore e si avvia il processo di sradicamento della natura (e dell'uomo) dall'indeterminazione (l'Ovest rizomatico della Frontiera con i suoi farmer che dal basso costituiscono poteri in rete) per sottometterlo alla determinazione del valore tipica del capitalismo e della democrazia rappresentativa. La pulsione di morte di questo film eccede e contrasta il principio di realtà tutto INGRESSO CON TESSERA ARCI La part maudite: Fino all'ultimo respiro - Pat Garrett & Billy the KidDom, 30/03/2008 - 20:00
La Scighera è lieta di ospitare "Il cineforum di Mr. Arkadin" PER QUESTA SERA DOPPIO APPUNTAMENTO
(Drammatico, regia di Jean-Luc Godard, b/n, 89 minuti, Francia 1960) Godard nel suo primo lungometraggio, Fino all'ultimo respiro, mette in scena una straordinaria ballade, l'andare a zondo, la fuga, l'erranza di Belmondo è una em>deriva che libera il passo e il crollo senso-motorio del soggetto spossessato allenta la tensione per aprire ad una differente sovranità: il non-so-che-fare, in un mondo asservito all'utilità, all'efficienza, alla puntualità, è un urto che libera curve e poemi; un film eccedente perché fuori fuoco, fuori della Forma convenzionale del linguaggio cinematografico a partire dal rifiuto di raccontare una storia, partire dall'ora zero o dal punto x, fare un inizio e arrivare di conseguenza - come se tutto fosse già anticipatamente pre-visto - ad un altro punto; un film ostile che, anziché compiacere gli spettatori ansiosi di chiudere la vita dentro la cornice di una storia, li maltratta; un film bislacco, sognato, che sembra cascare da tutte le parti, in equilibrio precario come l'andatura di Belmondo, una favola sputata contro il duro acciaio della miseria della realtà che ama rappresentarsi come una totalità mentre Godard recupera il (dis)senso dei pezzi, dei frammenti, degli spezzoni irriducibili alla logica del con-tenimento che riconduce sotto la sua autorità tutti i ritmi, le variazioni, i brani che faticosamente, creativamente, tentano di sottrarsi alla storia e al suo tempo amministrato.
(Western, regia di Sam Peckinpah,colore, 122 (106) minuti, USA 1973) Billy nel film di Sam Peckinpah, Pat Garrett & Billy the Kid, attraversa, nel suo va e vieni, le frontiere, anzi il suo attraversamento è proprio ciò che crea queste superfici mobili e ininquadrabili, ciò che fa frontiera. Billy è una frontiera che non si può correggere, normare, regolare: un'indisciplina che resiste alla volontà di distribuire ciò che è vivente in un dominio di valore e utilità, valore di scambio e logica utilitaria: morte. Billy è stupefacente, vivente anche nella sua ostinazione a morire, che non è rassegnazione né resa o stanchezza, bensì resistenza, rifiuto strano che prende in contropiega il potere che ha deciso non più di dare la morte ma di gestire la vita: il potere che si è dato il compito di normalizzare la vita è giocato dall'ostinazione a morire di Billy, dalla sua volontà di vivere e resistere, senza fondamento né finalità. Carattere specifico del potere, nelle sue trasformazioni (sovranità, disciplina, controllo) è di reprimere o istituzionalizzare -e, quindi, anestetizzare - le energie inutili, i piaceri intensi, i comportamenti irregolari, tutte le manifestazioni di un corpo che deve esultare, come cantava Jacques Brel. Poiché la produzione, fordista e postfordista che sia, richiede un corpo docile, la logica dell'utile, logica del capitale, esige corpi sottomessi se non ai comandi alla legge o al diritto. Un corpo non inscritto in questi circuiti di produzione e rappresentazione spettrale è fuorilegge, non fa corpo con l'ordine borghese o con il disordine spettacolare che esso allestisce per autocontestarsi, spettacolarmente, cioè per autoalimentarsi, rappresentando, al tempo stesso, l'ordine e il contrordine, il potere e la critica. E nell'epoca dell'accumulazione originaria del capitale è intollerabile per il potere un'incompatibilità con la costrizione al lavoro, il lavoro in generale, come dice Marx, il lavoro astratto, che spettralizza e trasforma la carne in organismo, organizzazione. Billy è un corpo-senza-organi che si disperde nei piaceri, nel combattimento, nelle orge, che si consuma senza produrre, senza fare opera. Io sono per me il mio genere, sono senza norma, senza legge, senza modello. Libero dal comando e purgato dal diritto. Billy fonda la sua causa su se stesso, l'unico, sull'effimero, sul mortale, sull'istante contrapposto all'eternità delle leggi (etiche, estetiche, ecc.): io mortale creatore di se stesso nel suo consumarsi che fonda la sua causa su nulla. Billy non vive per morire, non vive per trovare la vita vera, giusta, fondata, non vive per ritrovarsi ma per godere, fuori dell'accumulazione, delle recinzioni, del diritto.Nel rovescio. INGRESSO CON TESSERA ARCI La part maudite: le folli notti del dottor JerrylDom, 16/03/2008 - 21:00
La Scighera è lieta di ospitare "Il cineforum di Mr. Arkadin"
(Commedia, regia di Jerry Lewis produzione, 107 minuti, USA 1963)
Corpo anomalo, INGRESSO CON TESSERA ARCI |
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