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« Gennaio 25, 2008 - Febbraio 24, 2008 »
 
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21:30

Luigi Maieron, friulano, inizia la sua carriera di musicista prestissimo, accompagnando con la chitarra la madre fisarmonicista e il nonno contrabbassista. Il suo primo CD ufficiale Anime Femine esce nel 1998, interamente formato da brani in lingua friulana. Nel 2000 viene pubblicata la raccolta di poesie Orepresint. Nel 2001 mette in scena lo spettacolo Il troi e la ruvis. Nel 2002 esce l'album Si vif (Si vive), prodotto da Michele Gazich e Massimo Bubola. Nel 2004 pubblica il romanzo La neve di Anna, che vince l'edizione 2005 del premio letterario "Leggimontagna". Sempre nel 2005 Maieron riceve il "Premi Tor", per la sua rilettura in musica dell'opera giovanile di Pier Paolo Pasolini I turcs tal Friul. Assieme a Mauro Corona è il protagonista del progetto Due uomini di parola... Nel 2006 Luigi Maieron scrive una rilettura in lingua friulana del Vangelo di Marco. È appena uscito il suo terzo disco, Une Primavere. www.maieron.it

Parola di Bielle: "Luigi Maieron poeta furlano e cantante di gran vaglia. Prendete Leonard Cohen, fatelo cantare in lingua carnica, su musiche di Nick Drake e avrete un idea di cosa può proporvi Gigi Maieron. Le parole sono il piatto forte, parole intense, parole pensate, parole vissute e "emesse", sussurrate, proposte con gentilezza, con un attitudine dolce che non può non toccarti il cuore. C'è profumo di cose buone e antiche tra le pieghe delle canzoni di Maieron: polenta e castagne, latte caldo e vino fresco di neve. E c'è soprattutto il senso del tempo che passa (non invano) e che passando ti regala le parole che hai sempre cercato per spiegarti la vita. Guardare il passato per capire il presente".

INGRESSO CON SOTTOSCRIZIONE E TESSERA ARCI

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21:30
End: 23:30

Presentazione di "Il diavolo custode" di Luigi Balocchi (Meridiano zero, 2007). Interverranno l'autore Luigi Balocchi e Atomo Tinelli.
Modera la serata Stefano Olimpi (La Scighera)

Luigi Balocchi ci racconta le gesta e lo spirito di Sante Pollastri, leggendario bandito anarchico di Novi che tra le due guerre, in buona compagnia di un manipolo di altri diseredati vagabondi, tenne in scacco i Regi carabinieri e la Surete' francese.
Frasi brevi, ritmo incalzante, uso della lingua dialettale nei dialoghi, questo romanzo sprizza energia a ogni giro di pagina, dando voce a un mondo di dannati sognatori, di fuorilegge per fame, si', ma allo stesso tempo animati da un moto di ribellione verso la societa' che li opprime negando loro la liberta' che dovrebbero invece avere cucita addosso dalla nascita al posto della pelle.
Ecco allora che il bel Santéin (Sante), assieme alla sua banda, con ingenua dedizione incarna lo spirito stirneriano: lui e' verace, non e' certo un teorico dell'anarchismo individualista ma lo incarna perche' in lui e' innato, non puo' fare altrimenti.
In un contesto di fame, miseria e poverta' assoluta, questa banda di eroi ribelli e disertori dapprima si da' al furto del carbone per scaldarsi, poi salta su e giu' dai treni tra Piemonte e Lombardia, Liguria e Francia rapinando oggetti pregiati rivenduti per pochi soldi o del tabacco, per arrivare agli assalti ai portavalori.
Una serie di avventure intense e rocambolesche ci incollano al racconto: corse a perdifiato in bicicletta sparando con mira proverbiale ai lampioni (che han rubato il perdono delle stelle), il Santéin che arriva alla visita di leva tutto nudo in pieno inverno per farsi credere matto, le feste con Barbera a profusione, gli amori intensi, l'amicizia con Girardengo, le bravate in compagnia e la morte di un compagno. E una lunga schiera di persone che lo hanno coperto, questo ladro gentiluomo che distribuiva i bottini delle rapine a chi aveva fame come lui, sostenendo anche il movimento anarchico.
Gli ambienti, le osterie, le patrie galere descritti in modo vero ci fanno respirare la loro essenza, a volte triste a volte trasudante miseria, la nebbia (la scighera, appunto) ci entra nelle ossa.
Le vicende del Santéin e della sua banda, dei diseredati della sua terra e della sua epoca: una ballata di liberta' dedicata ai ribelli di ieri e a quelli attuali.

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21:30

(Commedia con fantasma)

di Giampiero Pizzol, Renato Sarti & Filarmonica Clown
con Valerio Bongiorno, Piero Lenardon e Carlo Rossi
scene e costumi Raimonda Gentile, Tonino Poppa
regia di Renato Sarti

La commedia non è un "Amleto", anche se di lui si parla e sparla, piuttosto è dedicata al "povero Yorick", buffone di corte, maestro d'arte comica e burlesca. E insieme a Yorick, i protagonisti sono loro: i Clown che Shakespeare volle becchini al cimitero di Elsinore, dunque in qualche modo coinvolti nel dramma e custodi della vita, della morte e dell'arte.
Ma perché i clown nel camposanto? Cos'era per il Bardo l'arte clownesca e quale il suo rapporto con la famosa lezione di teatro impartita da Amleto ai commedianti? Questo è il problema. Da tal quesito muove quest'opera buffa scritta in versi, sicuramente di taglio comico, ma anche con l'intento archeologico di scavare nel sottosuolo teatrale dell'Autore inglese.
Negli scavi viene infatti riesumato il teschio di Yorick e, perché no, anche il suo allegro fantasma. Se appare lo spettro do un re, perché non quello del suo Buffone? Dunque sarà Yorick a capitanare la scalcagnata banda teatrale decisa a sventare la tragedia danese, svelando delitti, scandagliando pensieri e ritraendo anime e corpi di tutti i personaggi. E quale migliore occasione dell'Opera Sveladelitti commissionata dal Pallido Prence a una imprecisata Compagnia di guitti?
Così, due clown e un fantasma, macabra e allegra Filarmonica Clown di stampo medievale, in ossa e calzamaglie, con assi e nasi rossi, si gettano a capofitto nell'impresa. Poiché di ardua impresa si tratta.La loro arte, infatti, si gioca su una scommessa: salvare Amleto, o almeno avvertirlo in tempo di ciò che sta per scatenare. Evitare il male, che sia questo il compito dell'arte teatrale? Può il naso del clown toccar nel segno più della lama dell'Attore?
Per ora la regia ordina: nessuna parodia, ma solo arte comica pura. Così vuole Yorick, Spirito del Teatro, memore del fatto che una verità imparata da un buffone si ricorda per tutta la vita e oltre.
Il resto è rumore.


http://www.incamminati.it/go/Home/Italiano/Compagnie-Teatrali/FILARMONICA-CLOWN

INGRESSO CON SOTTOSCRIZIONE E TESSERA ARCI

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02 / 1
18:00

Conferenza organizzata dall'Associazione Il Segno il Colore, durante la quale Arno Stern parlerà del Closlieu proiettando diapositive che illustreranno la particolarità di questo luogo. L'incontro è rivolto a genitori, insegnanti, educatori, psicologi e a tutti coloro che desiderano conoscere un nuovo modo di relazionarsi con il bambino.

Da cinquant'anni Arno Stern accoglie adulti e bambini che dipingono nel Closlieu, un particolare atelier di pittura, un luogo raccolto che permette l'espressione di un sé profondo. Il gioco del dipingere che qui si realizza non vuole essere né scuola, né arte terapia, ma consentire l'espressione della memoria dimenticata dei primi anni di vita.
Le tracce che si realizzano all'interno del Closlieu sono l'espressione della "memoria organica", ovvero della memoria pre-natale; tali tracce sono spontanee, ma non accidentali, si tratta di un codice strutturato, codificato, universale che permette di accedere ad una realizzazione più globale dell'essere. Non avere la possibilità di accedere alla nostra memoria pre-natale significa, secondo Stern, essere come un libro cui sono state strappate le prime pagine.

All'interno del Closlieu si rispetta un rituale preciso: tenere con cura il pennello, intingerlo prima nell'acqua e poi nel colore, utilizzare un solo colore per volta, non giudicare il proprio dipinto o quello altrui. Tutto ciò che Stern insegna è rendersi indipendenti dallo sguardo (e dal giudizio) degli altri e dagli insegnamenti spesso ricevuti a scuola in educazione all'immagine.

Arno Stern non è né un insegnante di materie artistiche, né uno psicoterapeuta, il suo obiettivo non è di curare, ma di permettere il realizzarsi del gioco del dipingere. Questo gioco si fonda su una teoria, la Formulazione, che Stern ha elaborato osservando i bambini dipingere nel corso degli anni nel suo atelier e in occasione dei suoi numerosi viaggi tra popolazioni che non avevano mai disegnato o dipinto.

Il Closlieu accoglie tutti, bambini, ragazzi, adulti; al suo interno si realizza il pieno rispetto della persona, della sua unicità, poiché ciascuno vive la propria libertà in mezzo alla libertà di altri, in un'alternanza costante di libera espressione e regole. Qui è possibile instaurare una nuova relazione tra adulto e bambino, liberata da valutazioni e indici di rendimento e basata sull'ascolto dell'altro.

Il bambino (e l'adulto) che fa questa straordinaria esperienza si "trasforma", forte di una nuova sicurezza, ed è pronto a nuovi tipi di relazioni nel mondo "fuori".


Brevi note biografiche

Arno Stern è nato a Kassel nel 1924.Dopo un'esperienza come educatore in un Istituto per Orfani di guerra, nel corso del quale ha scoperto l'insospettata ricchezza del gioco della pittura nei bambini, apre a Parigi, nel 1949, un suo atelier di pittura per bambini dalla formula inedita e dall'allestimento assolutamente originale, nel quale, da allora, lavora quotidianamente.
Stern ha definito con il termine Formulazione il modo innato e naturale di tracciare, manifestazione strutturata in un insieme di segni ben definiti e che formano l'oggetto di una nuova disciplina, la Semiologia dell'Espressione.
Nel 1986 fonda l'IRSE (Iastitut de Recherche en Semiologie de l'Expression).
Dagli anni 60 si dedica al compito di divulgare la propria pratica e le proprie scoperte con incontri, conferenze e appositi stages di formazione riservati ai futuri Praticien, cioè ai conduttori di Closlieu. Nel corso dei decenni i Closlieu si sono diffusi in Europa: Svizzera, Austria, Germania, Spagna, Italia e, naturalmente, Francia.
Stern ha pubblicato numerosi libri, l'ultimo dei quali, intitolato "Felice come un bambino che dipinge" (Armando Editore), è illustrato da intense immagini scattate dal famoso fotografo Peter Lindbergh.

Informazioni e contatti

www.ilsegnoilcolore.it
www.arnostern.com
Miranda Calliari: mirandacalliari@tiscali.it - 035318226
Elena Ghisolfi: elenaghisolfi@tele2.it - 3290050669


INGRESSO LIBERO CON TESSERA ARCI

02 / 2
21:30
End: 23:50

Attenzione! La prenotazione è caldamente consigliata! Fino al 1 febbraio 08, esclusivamente presso: 02-89.30.53.39 (seg. tel., h 18-20 per info); lasciare nominativo, recapito telefonico e nº di posti. I tagliandi prenotazione vanno ritirati la sera stessa dello spettacolo, dalle h 20 alle h 21. Dopo tale ora le prenotazioni non ritirare decadranno.

La Peña Flamenca di Milano
presenta
OSCAR DE LOS REYES al baile
David Sanchez al cante
Oscar Lago a la guitarra
con la partecipazione de "El Cuadro de la Peña Flamenca"

La Peña Flamenca di Milano riprende il suo cammino dedicato al Flamenco di qualità, proponendo uno spettacolo dal vivo fuori dall'ordinario e poi una noche de juerga per ritrovarsi con una copita di Sangria, Sevillanas, Rumbas,...
Al baile, Oscar de Los Reyes, amatissimo bailaor sivigliano consacrato nella Bienal de Jóvenes Flamencos 2006 come uno dei più interessanti interpreti della nuova generazione di artisti. Iniziato il suo percorso nel Baile Flamenco a soli 7 anni, dai tablaos "Los Gallos", El Arenal"(Sevilla), "Casa Patas", "Corral de la Pacheca" (Madrid), "El Cordobés" (Barcelona) è approdato nelle Compagnie di Pilar Távora, Torombo, Farruquito e Antonio Canales. È attualmente impegnato nella tournée internazionale che lo vede co-protagonista accanto ad Antonio Canales nello spettacolo "Bailaor".
Nel Marzo 2007 ha creato la sua propria Compañía con lo spettacolo "Plazuela de los Reyes".

Ingresso con tessera e sottoscrizione 10 euro

02 / 3
21:30
End: 23:30

Quattro radio-spettacoli condotti da Dino Taddei e Lorenzo Valera (La Scighera)
Intersezioni musicali a cura di Rocco Marchi

1 - La fine della città

Tre libri raccontati da Federico Valera (Il libraccio Santa Tecla, Milano)
ospite: Alessandro Fontana (gli scenari apocalittici della fantascienza)

The day after: quando la storia di una città arriva al capolinea. Per un cataclisma, una guerra nucleare o semplicemente perchè i suoi abitanti l'hanno abbandonata. Ma cosa succede il giorno dopo? Cosa resta di una comunità che cessa di esistere?

Ancora città, ancora librai, stessa formula: a distanza di un anno eccoci nuovamente ad usare uno dei più prodigiosi e devastanti manufatti dell'uomo - la città appunto - come cartina tornasole delle nostre nevrosi/passioni. Sovente gli scrittori trovano più facile inventare delle storie ambientate nei contesti metropolitani che raccontare quello che hanno sotto gli occhi tutti i giorni. Certo: neppure un patologo riesce a spiegare un corpo mutante in diretta, così è improbabile cercare di fermare la città come le annate del vino (Parigi fine secolo, Barcellona anni trenta, New York anni settanta), tappandole per berle a distanza. Eppure come nelle buone bottiglie, attraverso il vetro, controluce, riusciamo a cogliere le sfumature del rubino e del paglierino; così il libraio ci racconta delle storie nelle e di città capaci di sorprendere noi: inveterati cittadini.

Il respiro della città - VAI alla pagina della rassegna

 

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21:30


Di
Claudio Cremonesi e Giorgio Donati
Con Claudio Cremonesi e Davide Baldi
Musiche di Davide Baldi
Regia di Giorgio Donati

 

Un moderno Ciarlatano cerca di vendere i suoi prodotti adattandosi alle regole del mercato globale. Lavora per la "Ke Te Serve Service", premiata ditta specializzata nella risoluzione dei problemi, qualsiasi essi siano.
Di volta in volta cercherà di vendere misteriosi prodotti, sarà licenziato ritrovandosi lavoratore precario, si riciclererà improvvisandosi venditore di piante transgeniche modificate dal vivo, andrà a lezione di ritmo per raggiungere i traguardi commerciali che la sua ditta richiede, non esiterà a interpretare la Morte pur di vendere.
Alla fine si ritroverà, in un ipotetico futuro, scaraventato in orbita attaccato a ciò che rimane della terra, proiettato nell'ignoto dell'universo.
Tutto questo accompagnato dalla musica eseguita dal vivo da quel ciarlatano del suo musicista, fido complice di questa moderna epopea.
http://www.ciarlatown.com/show/

INGRESSO CON SOTTOSCRIZIONE E TESSERA ARCI

 

02 / 7
19:00
End: 21:00

Insegnante: Daniel Plentz (Selton)

Il workshop propone l'utilizzo del corpo come strumento musicale. L'esplorazione dei suoni prodotti dal corpo è il punto di partenza di questa ricerca. Battimani, schiocchi, pacche sul petto, risorse vocali tra vari altri suoni, sono legati nella produzione di ritmi e melodie. Tramite l'apprendimento di ritmi e giochi d'improvvisazione affina tanto il proprio coordinamento motorio quanto la capacità di creare, ascoltare e interagire in un gruppo.

Obiettivi didattici

Promuovere l'apprendimento dell'ampio repertorio di suoni che possono scaturire dal nostro corpo. Stimolare la capacità di memorizzare, di concentrarsi e di assimilare il ritmo a livello corporeo. Sviluppare il coordinamento motorio e della percezione ritmica, melodica e armonica. Sviluppare la capacità di creazione musicale spontanea tanto individualmente quanto nel gruppo.

Daniel Plentz, percussionista e voce della band brasiliana Selton, iniziò a praticare la percussione corporea nel 2005 con il gruppo TOK, a Barcellona. Insieme a Daniel Zanella ed altri cinque musicisti hanno fondato questo gruppo con l'obiettivo di sviluppare e diffondere la tecnica imparata con il gruppo brasiliano Barbatuques di Fernando Barba.

per info e iscrizioni: corsi@scighera.org - danielplentz@yahoo.com.br, 331/7699065

 

21:30

(documentario, Italia, 2002) regia di Giorgio Carella.

Milano, 27 giugno 1980.
Bob Marley suona allo Stadio San Siro, aperto per la prima volta alla musica. È il concerto più importante della sua vita, centomila persone, un anno prima di partire per un altro tour, via da questo mondo.
L’Italia, il paese maledetto che nel 1936 ha spodestato il suo Dio in terra, il Leone di Giuda, Ras Tafari, Hailé Selassié imperatore d’Etiopia, esce dal magma caldo degli anni Settanta e da quattro stagioni di silenzio musicale.
Qualcuno lo racconta come un evento storico: quella notte aveva vent’anni e la rivoluzione veniva sommersa da un triste riflusso di cui Milano ha voluto farsi simbolo.
Qualcuno dal reggae si è fatto cambiare la vita: irruzione di un ritmo fecondo, così disponibile a lasciarsi trasformare da dialetti e suoni, pronto a diventare la voce dei mille ghetti buttati dove finiscono le città. Qualcuno voleva soltanto ballare...Fumare e ballare...
In ogni caso, Bob sembrava contento.

Interviene Paolo Cognetti che ne ha seguito il montaggio e la sceneggiatura.
INGRESSO LIBERO CON TESSERA ARCI

02 / 8
22:00
End: 22:15

Un album come una capsula del tempo sotterrata tanti anni fa e da poco ritrovata, può tornare a emozionare e a sorprendere come se il tempo non fosse mai passato. Le regole per riuscirci sono poche e affatto chiare: sono ne "Il Manuale del Cantautore". Questo il titolo del nuovo lavoro di Flavio Giurato, che tra il 1978 e 1984 pubblicò tre dischi importanti ed innovativi, rimasti pietre miliari in tutti i manuali della storia della canzone italiana. Di qui nasce intorno a lui e alla sua musica un vero e proprio culto, favorito negli anni dal passaparola e alimentato da sporadiche apparizioni in concerto. Misurate, imprevedibili, altamente emozionanti, spesso accompagnate da quel suo modo di stare sul palco così unico, così impalpabile. Un culto vero e proprio che verrà poi documentato da un libro a lui dedicato, Il Tuffatore, pubblicato nel 2004 dalla No Reply.

Il suo esordio discografico risale al 1978, con "Per Futili Motivi", vinile mai ristampato su CD ed attualmente reperibile solo nei negozi e nei siti di rarità per collezionisti. Il disco successivo, "Il Tuffatore" (1982), fortemente lanciato e sostenuto negli anni Ottanta dalla trasmissione televisiva "Mr. Fantasy" di Carlo Massarini, e "Marco Polo" (1984) sono stati invece ripubblicati su CD nella collana Urlo della CGD, ma da molti anni non sono più reperibili nei negozi. Nonostante il silenzio discografico durato per più di venti anni, Flavio Giurato ha continuato a scrivere canzoni che ora fanno parte di "Il manuale del cantautore", disco che finalmente viene dato alle stampe a novembre 2007, edito da Interbeat, distribuito da Egea.

www.flaviogiurato.it/

Parola di Bielle: "Carlo Massarini si innamorò di un cantautore o musicista rock romano. Un tipo alto, con la voce particolare (né bella né brutta, né intonatissima né stonata, ma particolarmente accattivante), un tipo da "metropolitana londinese", un tipo che cantava cose diverse dai cantanti rock "politici" o solo "rock". insomma uno che usa fiati, chitarre elettriche, sfumature progressive e testi - semplicemente - stupendi. Di cosa parlano? Ma di tutto e di tutto quello che vogliamo trovarci dentro!".

INGRESSO CON SOTTOSCRIZIONE E TESSERA ARCI

 

02 / 9
02 / 10
16:00
End: 18:00

Festa di Carnevale in Scighera.

Per tutti i bimbi e le bimbe, venite mascherati e divertitevi con i giochi dello spazio Scigherina.

Ci si trova dalle 16,00.

Si gioca e a seguire merenda equosolidale

21:30
End: 23:30

Quattro radio-spettacoli condotti da Dino Taddei e Lorenzo Valera (La Scighera)

Letture di Giulietta Viana

Intersezioni musicali a cura di Rocco Marchi

2 - La Città ribelle

Tre libri raccontati da Mauro Decortes (Libreria Utopia, Milano)
Ospite: Marco Philopat

I migliori repressori sanno che le città sono sempre fonte d'infezione: essi cercano di carpire lo spirito che le anima ma sovente si accontentano di larghi viali per i carri da battaglia. Barricate di masserizie culturali bloccano il passo al tetro ordine della semplicità. Il vento sull'erba nuova odora dei tigli parigini, della Moscova milanese e dell'urina nel barrio Gotico.

Ancora città, ancora librai, stessa formula: a distanza di un anno eccoci nuovamente ad usare uno dei più prodigiosi e devastanti manufatti dell'uomo - la città appunto - come cartina tornasole delle nostre nevrosi/passioni. Sovente gli scrittori trovano più facile inventare delle storie ambientate nei contesti metropolitani che raccontare quello che hanno sotto gli occhi tutti i giorni. Certo: neppure un patologo riesce a spiegare un corpo mutante in diretta, così è improbabile cercare di fermare la città come le annate del vino (Parigi fine secolo, Barcellona anni trenta, New York anni settanta), tappandole per berle a distanza. Eppure come nelle buone bottiglie, attraverso il vetro, controluce, riusciamo a cogliere le sfumature del rubino e del paglierino; così il libraio ci racconta delle storie nelle e di città capaci di sorprendere noi: inveterati cittadini.

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21:30

di e con Giorgio Ganzerli

Ho scritto questo spettacolo perché ho sempre avuto il sospetto che dietro alla leggenda di Tyson il "cattivo", "l'animale", il "cafone" ci fosse qualcos'altro.
Ho sempre avuto il dubbio, e studiando le sue vicende ne ho avuto conferma, che Tyson fosse, più che un mostro, un prodotto di marketing in perfetto stile anni '80.
Le vicende di Tyson hanno incredibili affinità con quelle di tanti divi dello spettacolo la cui fragile personalità viene manipolata al fine di costruire una macchina macina soldi usata e sfruttata fino all'ultimo, fino al punto di dover salire nuovamente sul ring a trent'otto anni per pagarsi i debiti col fisco. E perdere.
Con l'uscita di scena di Tyson, la boxe ha perso molto. Ha perso pubblico, ha perso la ribalta, ha perso denaro. In pochi conoscono il nome dell'attuale campione del mondo dei pesi massimi. Sembra che Tyson abbia trascinato nell'oblio il mondo della boxe e questa, forse, è stata la sua sottile e inconsapevole vendetta.

Il narratore d'eccezione dello spettacolo è il mitico "Sputazza" un inserviente che ha passato la sua vita negli angoli del ring. Lui sa tutto di Tyson, della boxe e del rutilante mondo anni 80 che ci gira intorno: modelle, feste miliardarie, attori famosi, droga, sangue e sesso. Con una divertente ed improbabile parlata newyorkese- modenese Sputazza narra il versante comico di una tragica storia.

INGRESSO CON SOTTOSCRIZIONE E TESSERA ARCI

02 / 14
21:30
End: 23:30

 

Quale migliore occasione per festeggiare la festa dei santi innamorati se non questa? Un bel poetry slam. Così magari potete anche rubare delle poesie per regalarle alla vostra bella o al vostro bello.

Ritornano le poesie e ritornano i poeti che si sfideranno frontalmente a suon di sineddoche rotanti, in una vertiginosa escalation di endecasillabi e grugniti.

3 i minuti di tempo a disposizione per la declamazione. 5 i giudici estratti a sorte dal pubblico. 1 il cerimoniere che presenta questo spettacolo poetico.

Tante le poesie che scorreranno - ironiche, arrabbiate, maliziose, malinconiche, intimiste, impegnate, sarcastiche, leggere, romantiche, struggenti, folli - sul palco della scighera. Mischiati nella serata i ritmi incalzanti di dj Skrim.

E allora: il palco l’abbiamo spolverato, poeti, poesie, cerimoniere e dj presenti, manca….il pubblico. E che pubblico sia. E che sia numeroso. E che sia matto, santo, demone, menestrello, giudice. E che sia discreto e spudorato. E che. E che diamine e che POETRY SLAM sia!

Per info e curiosità sullo slam poetry: http://www.lascighera.org/slam

Per gareggiare con le proprie creazioni poetiche: slam@scighera.org

Ingresso libero con tessera ARCI

02 / 15
18:00

Frammenti in fotografie di due anni di Scighera

dal 15 febbraio al 2 marzo
fotografie di Andrea Landi

In più di un anno e mezzo di attività, in Scighera sono passate persone, personaggi e personalità. Ma soprattutto amici, gente comune che ha vissuto i locali e gli spazi.
Attraverso alcune fotografie, riguardiamoci e ricordiamoci di alcuni momenti... tutti nostri.
La mostra non vuole essere una rassegna delle serate "migliori". Semplicemente un gioco, alcuni segnalibri messi tra le pagine affollate di questi anni, momenti da ricordare, e ricordi che fanno strada ad altri ricordi.
L'inizio di un percorso di memoria, quando è ancora fresca e perché non si perda. Da subito.

INGRESSO LIBERO CON TESSERA ARCI

22:00
End: 23:30

Giovanni Falzone:Tromba & Elettronica
Valerio Scrignoli: Chitarra Elettrica
Michele Tacchi: Basso Elettrico
Riccardo Tosi: Batteria

Si tratta di una serie di brani composti da Giovanni Falzone secondo una visione di Jazz Contemporaneo. Le composizioni sono quasi tutte ispirate da stili e generi musicali che si sono affermati e succeduti nel corso del XX secolo. L'obbiettivo principale di questo progetto è quello di ripercorrere, utilizzando sonorità e colori generati anche attraverso l'utilizzo di strumenti elettronici, momenti esecutivi con strutture ben definite per tutti gli strumenti e momenti di puro "interplay"... ossia il desiderio di portare avanti un pensiero comune, facendo da una piccola idea un discorso musicale collettivo, basandosi soprattutto sull'improvvisazione tematica.
Le composizioni sono caratterizzate da una certa rigorosità ritmica e melodica, attraverso la quale il quartetto muove tutto il contesto musicale. Fanno parte di questo progetto musicisti capaci e attenti con i quali Falzone ha instaurato un rapporto di complicità ed intesa musicale, grazie soprattutto alla loro sensibilità e capacità di recepire ogni piccolo segnale.

02 / 16
02 / 17
17:30

Il progetto Urupia nasce all'inizio degli anni novanta dall'incontro tra un gruppo di salentini -all'epoca quasi tutti redattori della rivista Senza Patria- e alcune persone di origine tedesca, "militanti" della sinistra radicale in Germania. Dopo tre anni di incontri "preliminari", il progetto decolla "ufficialmente" nel 1995, con l'acquisto di alcuni fabbricati rurali e di circa 24 ettari di terreno nelle campagne di Francavilla Fontana, nel Salento, a metà strada tra Brindisi e Taranto.
I principi costitutivi della comune sono soprattutto l'assenza della proprietà privata e il principio del consenso, ossia l'unanimità delle decisioni. Le attività economiche principali sono la produzione di olio, vino e prodotti da forno. Nelle intenzioni delle comunarde che diedero vita al progetto, la Comune avrebbe dovuto rappresentare la realizzazione pratica di un'utopia libertaria, un laboratorio quotidiano dell'autogestione. "Quanto di tutto ciò siamo riusciti a realizzare, anche questo è difficile dire (...); lontana da noi la presunzione di aver anche solo sfiorato il raggiungimento di simili ideali, viviamo invece quotidianamente la consapevolezza della difficoltà di questo percorso: i continui conflitti tra privato e collettivo, il costante riemergere di comodi meccanismi di delega e di ambigue gerarchie informali, la difficoltà del raggiungimento di una vera uguaglianza tra i sessi e di un rapporto di serena, efficace collaborazione tra uomini e donne, la risucchiante prepotenza delle peggiori leggi dell'economia, sono tutte contraddizioni che stanno lì ad indicarci quanta strada abbiamo ancora da fare(...)" .

Di questa esperienza in costante evoluzione ne parliamo direttamente con Agostino, uno dei comunardi, assaggiando i loro prodotti: olio, vino, taralli direttamente dalla Puglia

INGRESSO CON TESSERA ARCI


Associazione Urupia
c.p. 29 74020 San Marzano- Ta
Tel. 0831890855
urupia@libero.it

21:30
End: 23:30

Quattro radio-spettacoli condotti da Dino Taddei e Lorenzo Valera (La Scighera)

Letture di Giulietta Viana

Intersezioni musicali a cura di Rocco Marchi

3 - La città violenta

tre libri raccontati da Tecla Dozio (Libreria del Giallo, Milano)
ospite: Carlo Oliva

La grande metropoli è il regno della "nera". E' dove gli esseri umani possono sparire senza che nessuno se ne accorga. La città con i suoi vicoli oscuri, le sue ombre mai raggiunte dalla fioca luce dei lampioni, i germi della violenza che dagli antri malsani degli scantinati e dalle periferie strisciano verso il centro, si arrampicano sui marmi dei palazzi d'epoca e si affacciano alle finestre della borghesia urbana protetta dalle porte blindate. Ma il male, spesso, è già dentro...

Ancora città, ancora librai, stessa formula: a distanza di un anno eccoci nuovamente ad usare uno dei più prodigiosi e devastanti manufatti dell'uomo - la città appunto - come cartina tornasole delle nostre nevrosi/passioni. Sovente gli scrittori trovano più facile inventare delle storie ambientate nei contesti metropolitani che raccontare quello che hanno sotto gli occhi tutti i giorni. Certo: neppure un patologo riesce a spiegare un corpo mutante in diretta, così è improbabile cercare di fermare la città come le annate del vino (Parigi fine secolo, Barcellona anni trenta, New York anni settanta), tappandole per berle a distanza. Eppure come nelle buone bottiglie, attraverso il vetro, controluce, riusciamo a cogliere le sfumature del rubino e del paglierino; così il libraio ci racconta delle storie nelle e di città capaci di sorprendere noi: inveterati cittadini.


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Teatro del Battito Milano
20 maggio '99: le BR uccidono Massimo D'Antona
foto Stefano Bernardoni - Bottega Immagine
disegnao luci e scene Annamaria Ciarambino - Annamaria Pasquazzo - Toni Caroppi - Marco Filatori
con Giulia Bacchetta
musiche originali Carlo Boccadoro
drammaturgia e regia Marco Filatori
responsabile organizzativo del progetto Roberto Bocchi

Lo spettacolo nasce da alcuni incontri/interviste di Marco Filatori con Olga D'Antona, vedova del giuslavorista e attualmente deputata e dalla lettura del libro che lei ha scritto con Sergio Zavoli "Così raro così perduto". E il racconto della vita, dei sogni e dell'amore tra Olga e Massimo si alterna a quello dell'omicidio: la corsa in ospedale, il tragico rituale del riconoscimento, i primi amici accorsi.

E i terribili giorni venuti immediatamente dopo, con il vuoto impossibile da colmare. Giulia Bacchetta si cala nel personaggio diventando un'Olga dolente ma viva e forte che racconta l'amore per Massimo, un amore che neanche sei colpi di pistola hanno avuto il potere di cancellare. Dopo avere visto lo spettacolo Olga D'Antona ha detto a Giulia Bacchetta "Io non mi sono mai potuta permettere di piangere quelle lacrime. Lo hai fatto tu per me".

INGRESSO CON SOTTOSCRIZIONE E TESSERA ARCI

02 / 21
21:30
End: 23:30

Ovvero: Come la letteratura si veste da Miss Italia

Oppure: Come ti rendo la narrativa un format alla Pippo Baudo

O anche: Quando la cultura è racchiusa in un copione

La Scighera e B.I.R.R.A (Bagarre Internazionale Riviste Alternative) hanno il piacere di introdurvi per la seconda volta nel mondo delle riviste letterarie italiane per stanare questi strambi animali, laboratori da cui emergono giovani talenti, palestre da cui nascono nuove forme di comunicazione, di linguaggio, di stile, di contenuti.

Come sta la letteratura italiana oggi?

E allora un nuovo show, altri quattro protagonisti: Il Primo Amore (Milano), L'Accalappiacani (Reggio Emilia), Ore Piccole (Piacenza), Maltesenarrazioni (Alessandria).

E una nuova sfida.

Una battaglia di quattro prove vedrà impegnati i paladini delle riviste a conquistarsi il punteggio finale più alto. La somma delle loro abilità divise per specialità: progetto editoriale, narrazione, design e free-style. Come dire: abito da sera e arma segreta.

A votare saranno il pubblico e una selezionata giuria di qualità (Davide Musso, Teo Lorini, Christian Mascheroni).

Cheronti della serata: Ivano Bariani e Andrea Ferrari (B.I.R.R.A.) Laura Iotti e Paolo Cognetti (La Scighera).

A scandire la serata i ritmi musicali di Dj Kortatub

Hanno già sguainato le spade: Fernandel (Ravenna), 'tina(Milano), Frenulo a Mano (Reggio Emilia), Eleanore Rigby (Milano).

Ingresso libero con tessera ARCI

02 / 22
21:30

LE CARTEBOLLATE -Gruppo teatrale degli
ITC Primo Levi ed Erasmo da Rotterdam
conAndrea Finizio, Chiara Nicolai, Chiara Rossi, Cristina Donà, Daniele Turconi, Erika Cataldo, Grazia Tatalo, Maika Vassalotti, Sharon Flachi, Silvia Cafora, Tania Vassalotti, Valeria Puglisi, Vanessa Gagliano
regiadi Enzo Biscardi

Uno spettacolo che parla di oggi, di ieri e anche di domani, perché se non hai memoria non hai storia e chi non ha passato non può avere neanche futuro.

Il progetto CELLOPHANE nasce dall'esigenza di scoprire, di sapere, di capire. Nasce anche per mostrare chi siamo e il coraggio e la forza che ci vuole a volte per sentirsi vivi e per poterlo gridare in faccia agli altri. Ma il progetto Cellophane è innanzitutto un percorso di crescita avvenuto grazie all'associazione Luca Rossi, la quale ha proposto alla compagnia teatrale degli ITC di Bollate di fare uno spettacolo per il ventennale della morte del loro amico Luca, ucciso da un agente della Digos. Questo ha comportato un serio rapporto di collaborazione e condivisione tra le Carte Bollate e l'associazione Luca Rossi, durante il quale sono avvenuti incontri, discussioni, proiezioni, mangiate, risate... Tutto accadeva con un unico obbiettivo: informare e accompagnare con semplicità dei giovani artisti che volevano gridare, attraverso il teatro, il proprio pensiero su argomenti a loro molto distanti. Il cellophane ricopre e a volte soffoca, ma senza mai nascondere. Si vede bene cosa c'e' sotto, ma troppo spesso è faticoso riuscire a far emergere ricordi troppo "duri". Spesso gli eventi, i fatti, la storia, le emozioni, sono li' sotto il cellophane, li vediamo, li sentiamo muoversi, ma non riusciamo a ricordare, a denunciare, a ricostruire e togliere quello strato di cellulosa che ci rende privi di memoria... Privi di storia... Privi di futuro. Ma noi vogliamo gridare che qualcosa di diverso si può fare.

INGRESSO LIBERO CON TESSERA ARCI

 

02 / 23
02 / 24
21:30
End: 23:30

Quattro radio-spettacoli condotti da Dino Taddei e Lorenzo Valera (La Scighera)
Intersezioni musicali a cura di Rocco Marchi - letture di Giulietta Viana

4 - La Città e il confine: distanze e apparenze

tre libri raccontati da Ivan Guantario (Il Libraccio Solferino, Milano)
ospite: Marco Rossari

Città tracciate con il righello della storia Belfast, Berlino, Gerusalemme o città che spingono oltre il confine del regno: alle volte sentinelle turrite altre volte piazze aperte della polis umana. Bisanzio e Tijuana modi diversi di vivere il confine. Città d'oltremare viste da un porto di transito tra l'azzurro ed il marrone della mappa: confini di colori e non di sfumature.

Ancora città, ancora librai, stessa formula: a distanza di un anno eccoci nuovamente ad usare uno dei più prodigiosi e devastanti manufatti dell'uomo - la città appunto - come cartina tornasole delle nostre nevrosi/passioni. Sovente gli scrittori trovano più facile inventare delle storie ambientate nei contesti metropolitani che raccontare quello che hanno sotto gli occhi tutti i giorni. Certo: neppure un patologo riesce a spiegare un corpo mutante in diretta, così è improbabile cercare di fermare la città come le annate del vino (Parigi fine secolo, Barcellona anni trenta, New York anni settanta), tappandole per berle a distanza. Eppure come nelle buone bottiglie, attraverso il vetro, controluce, riusciamo a cogliere le sfumature del rubino e del paglierino; così il libraio ci racconta delle storie nelle e di città capaci di sorprendere noi: inveterati cittadini.


Il respiro della città - VAI alla pagina della rassegna

 

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