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« Febbraio 08, 2008 - Marzo 09, 2008 »
 
02 / 8
22:00
End: 22:15

Un album come una capsula del tempo sotterrata tanti anni fa e da poco ritrovata, può tornare a emozionare e a sorprendere come se il tempo non fosse mai passato. Le regole per riuscirci sono poche e affatto chiare: sono ne "Il Manuale del Cantautore". Questo il titolo del nuovo lavoro di Flavio Giurato, che tra il 1978 e 1984 pubblicò tre dischi importanti ed innovativi, rimasti pietre miliari in tutti i manuali della storia della canzone italiana. Di qui nasce intorno a lui e alla sua musica un vero e proprio culto, favorito negli anni dal passaparola e alimentato da sporadiche apparizioni in concerto. Misurate, imprevedibili, altamente emozionanti, spesso accompagnate da quel suo modo di stare sul palco così unico, così impalpabile. Un culto vero e proprio che verrà poi documentato da un libro a lui dedicato, Il Tuffatore, pubblicato nel 2004 dalla No Reply.

Il suo esordio discografico risale al 1978, con "Per Futili Motivi", vinile mai ristampato su CD ed attualmente reperibile solo nei negozi e nei siti di rarità per collezionisti. Il disco successivo, "Il Tuffatore" (1982), fortemente lanciato e sostenuto negli anni Ottanta dalla trasmissione televisiva "Mr. Fantasy" di Carlo Massarini, e "Marco Polo" (1984) sono stati invece ripubblicati su CD nella collana Urlo della CGD, ma da molti anni non sono più reperibili nei negozi. Nonostante il silenzio discografico durato per più di venti anni, Flavio Giurato ha continuato a scrivere canzoni che ora fanno parte di "Il manuale del cantautore", disco che finalmente viene dato alle stampe a novembre 2007, edito da Interbeat, distribuito da Egea.

www.flaviogiurato.it/

Parola di Bielle: "Carlo Massarini si innamorò di un cantautore o musicista rock romano. Un tipo alto, con la voce particolare (né bella né brutta, né intonatissima né stonata, ma particolarmente accattivante), un tipo da "metropolitana londinese", un tipo che cantava cose diverse dai cantanti rock "politici" o solo "rock". insomma uno che usa fiati, chitarre elettriche, sfumature progressive e testi - semplicemente - stupendi. Di cosa parlano? Ma di tutto e di tutto quello che vogliamo trovarci dentro!".

INGRESSO CON SOTTOSCRIZIONE E TESSERA ARCI

 

02 / 9
02 / 10
16:00
End: 18:00

Festa di Carnevale in Scighera.

Per tutti i bimbi e le bimbe, venite mascherati e divertitevi con i giochi dello spazio Scigherina.

Ci si trova dalle 16,00.

Si gioca e a seguire merenda equosolidale

21:30
End: 23:30

Quattro radio-spettacoli condotti da Dino Taddei e Lorenzo Valera (La Scighera)

Letture di Giulietta Viana

Intersezioni musicali a cura di Rocco Marchi

2 - La Città ribelle

Tre libri raccontati da Mauro Decortes (Libreria Utopia, Milano)
Ospite: Marco Philopat

I migliori repressori sanno che le città sono sempre fonte d'infezione: essi cercano di carpire lo spirito che le anima ma sovente si accontentano di larghi viali per i carri da battaglia. Barricate di masserizie culturali bloccano il passo al tetro ordine della semplicità. Il vento sull'erba nuova odora dei tigli parigini, della Moscova milanese e dell'urina nel barrio Gotico.

Ancora città, ancora librai, stessa formula: a distanza di un anno eccoci nuovamente ad usare uno dei più prodigiosi e devastanti manufatti dell'uomo - la città appunto - come cartina tornasole delle nostre nevrosi/passioni. Sovente gli scrittori trovano più facile inventare delle storie ambientate nei contesti metropolitani che raccontare quello che hanno sotto gli occhi tutti i giorni. Certo: neppure un patologo riesce a spiegare un corpo mutante in diretta, così è improbabile cercare di fermare la città come le annate del vino (Parigi fine secolo, Barcellona anni trenta, New York anni settanta), tappandole per berle a distanza. Eppure come nelle buone bottiglie, attraverso il vetro, controluce, riusciamo a cogliere le sfumature del rubino e del paglierino; così il libraio ci racconta delle storie nelle e di città capaci di sorprendere noi: inveterati cittadini.

Il respiro della città - VAI alla pagina della rassegna

02 / 11
02 / 12
02 / 13
21:30

di e con Giorgio Ganzerli

Ho scritto questo spettacolo perché ho sempre avuto il sospetto che dietro alla leggenda di Tyson il "cattivo", "l'animale", il "cafone" ci fosse qualcos'altro.
Ho sempre avuto il dubbio, e studiando le sue vicende ne ho avuto conferma, che Tyson fosse, più che un mostro, un prodotto di marketing in perfetto stile anni '80.
Le vicende di Tyson hanno incredibili affinità con quelle di tanti divi dello spettacolo la cui fragile personalità viene manipolata al fine di costruire una macchina macina soldi usata e sfruttata fino all'ultimo, fino al punto di dover salire nuovamente sul ring a trent'otto anni per pagarsi i debiti col fisco. E perdere.
Con l'uscita di scena di Tyson, la boxe ha perso molto. Ha perso pubblico, ha perso la ribalta, ha perso denaro. In pochi conoscono il nome dell'attuale campione del mondo dei pesi massimi. Sembra che Tyson abbia trascinato nell'oblio il mondo della boxe e questa, forse, è stata la sua sottile e inconsapevole vendetta.

Il narratore d'eccezione dello spettacolo è il mitico "Sputazza" un inserviente che ha passato la sua vita negli angoli del ring. Lui sa tutto di Tyson, della boxe e del rutilante mondo anni 80 che ci gira intorno: modelle, feste miliardarie, attori famosi, droga, sangue e sesso. Con una divertente ed improbabile parlata newyorkese- modenese Sputazza narra il versante comico di una tragica storia.

INGRESSO CON SOTTOSCRIZIONE E TESSERA ARCI

02 / 14
21:30
End: 23:30

 

Quale migliore occasione per festeggiare la festa dei santi innamorati se non questa? Un bel poetry slam. Così magari potete anche rubare delle poesie per regalarle alla vostra bella o al vostro bello.

Ritornano le poesie e ritornano i poeti che si sfideranno frontalmente a suon di sineddoche rotanti, in una vertiginosa escalation di endecasillabi e grugniti.

3 i minuti di tempo a disposizione per la declamazione. 5 i giudici estratti a sorte dal pubblico. 1 il cerimoniere che presenta questo spettacolo poetico.

Tante le poesie che scorreranno - ironiche, arrabbiate, maliziose, malinconiche, intimiste, impegnate, sarcastiche, leggere, romantiche, struggenti, folli - sul palco della scighera. Mischiati nella serata i ritmi incalzanti di dj Skrim.

E allora: il palco l’abbiamo spolverato, poeti, poesie, cerimoniere e dj presenti, manca….il pubblico. E che pubblico sia. E che sia numeroso. E che sia matto, santo, demone, menestrello, giudice. E che sia discreto e spudorato. E che. E che diamine e che POETRY SLAM sia!

Per info e curiosità sullo slam poetry: http://www.lascighera.org/slam

Per gareggiare con le proprie creazioni poetiche: slam@scighera.org

Ingresso libero con tessera ARCI

02 / 15
18:00

Frammenti in fotografie di due anni di Scighera

dal 15 febbraio al 2 marzo
fotografie di Andrea Landi

In più di un anno e mezzo di attività, in Scighera sono passate persone, personaggi e personalità. Ma soprattutto amici, gente comune che ha vissuto i locali e gli spazi.
Attraverso alcune fotografie, riguardiamoci e ricordiamoci di alcuni momenti... tutti nostri.
La mostra non vuole essere una rassegna delle serate "migliori". Semplicemente un gioco, alcuni segnalibri messi tra le pagine affollate di questi anni, momenti da ricordare, e ricordi che fanno strada ad altri ricordi.
L'inizio di un percorso di memoria, quando è ancora fresca e perché non si perda. Da subito.

INGRESSO LIBERO CON TESSERA ARCI

22:00
End: 23:30

Giovanni Falzone:Tromba & Elettronica
Valerio Scrignoli: Chitarra Elettrica
Michele Tacchi: Basso Elettrico
Riccardo Tosi: Batteria

Si tratta di una serie di brani composti da Giovanni Falzone secondo una visione di Jazz Contemporaneo. Le composizioni sono quasi tutte ispirate da stili e generi musicali che si sono affermati e succeduti nel corso del XX secolo. L'obbiettivo principale di questo progetto è quello di ripercorrere, utilizzando sonorità e colori generati anche attraverso l'utilizzo di strumenti elettronici, momenti esecutivi con strutture ben definite per tutti gli strumenti e momenti di puro "interplay"... ossia il desiderio di portare avanti un pensiero comune, facendo da una piccola idea un discorso musicale collettivo, basandosi soprattutto sull'improvvisazione tematica.
Le composizioni sono caratterizzate da una certa rigorosità ritmica e melodica, attraverso la quale il quartetto muove tutto il contesto musicale. Fanno parte di questo progetto musicisti capaci e attenti con i quali Falzone ha instaurato un rapporto di complicità ed intesa musicale, grazie soprattutto alla loro sensibilità e capacità di recepire ogni piccolo segnale.

02 / 16
02 / 17
17:30

Il progetto Urupia nasce all'inizio degli anni novanta dall'incontro tra un gruppo di salentini -all'epoca quasi tutti redattori della rivista Senza Patria- e alcune persone di origine tedesca, "militanti" della sinistra radicale in Germania. Dopo tre anni di incontri "preliminari", il progetto decolla "ufficialmente" nel 1995, con l'acquisto di alcuni fabbricati rurali e di circa 24 ettari di terreno nelle campagne di Francavilla Fontana, nel Salento, a metà strada tra Brindisi e Taranto.
I principi costitutivi della comune sono soprattutto l'assenza della proprietà privata e il principio del consenso, ossia l'unanimità delle decisioni. Le attività economiche principali sono la produzione di olio, vino e prodotti da forno. Nelle intenzioni delle comunarde che diedero vita al progetto, la Comune avrebbe dovuto rappresentare la realizzazione pratica di un'utopia libertaria, un laboratorio quotidiano dell'autogestione. "Quanto di tutto ciò siamo riusciti a realizzare, anche questo è difficile dire (...); lontana da noi la presunzione di aver anche solo sfiorato il raggiungimento di simili ideali, viviamo invece quotidianamente la consapevolezza della difficoltà di questo percorso: i continui conflitti tra privato e collettivo, il costante riemergere di comodi meccanismi di delega e di ambigue gerarchie informali, la difficoltà del raggiungimento di una vera uguaglianza tra i sessi e di un rapporto di serena, efficace collaborazione tra uomini e donne, la risucchiante prepotenza delle peggiori leggi dell'economia, sono tutte contraddizioni che stanno lì ad indicarci quanta strada abbiamo ancora da fare(...)" .

Di questa esperienza in costante evoluzione ne parliamo direttamente con Agostino, uno dei comunardi, assaggiando i loro prodotti: olio, vino, taralli direttamente dalla Puglia

INGRESSO CON TESSERA ARCI


Associazione Urupia
c.p. 29 74020 San Marzano- Ta
Tel. 0831890855
urupia@libero.it

21:30
End: 23:30

Quattro radio-spettacoli condotti da Dino Taddei e Lorenzo Valera (La Scighera)

Letture di Giulietta Viana

Intersezioni musicali a cura di Rocco Marchi

3 - La città violenta

tre libri raccontati da Tecla Dozio (Libreria del Giallo, Milano)
ospite: Carlo Oliva

La grande metropoli è il regno della "nera". E' dove gli esseri umani possono sparire senza che nessuno se ne accorga. La città con i suoi vicoli oscuri, le sue ombre mai raggiunte dalla fioca luce dei lampioni, i germi della violenza che dagli antri malsani degli scantinati e dalle periferie strisciano verso il centro, si arrampicano sui marmi dei palazzi d'epoca e si affacciano alle finestre della borghesia urbana protetta dalle porte blindate. Ma il male, spesso, è già dentro...

Ancora città, ancora librai, stessa formula: a distanza di un anno eccoci nuovamente ad usare uno dei più prodigiosi e devastanti manufatti dell'uomo - la città appunto - come cartina tornasole delle nostre nevrosi/passioni. Sovente gli scrittori trovano più facile inventare delle storie ambientate nei contesti metropolitani che raccontare quello che hanno sotto gli occhi tutti i giorni. Certo: neppure un patologo riesce a spiegare un corpo mutante in diretta, così è improbabile cercare di fermare la città come le annate del vino (Parigi fine secolo, Barcellona anni trenta, New York anni settanta), tappandole per berle a distanza. Eppure come nelle buone bottiglie, attraverso il vetro, controluce, riusciamo a cogliere le sfumature del rubino e del paglierino; così il libraio ci racconta delle storie nelle e di città capaci di sorprendere noi: inveterati cittadini.


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02 / 18
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21:30

Teatro del Battito Milano
20 maggio '99: le BR uccidono Massimo D'Antona
foto Stefano Bernardoni - Bottega Immagine
disegnao luci e scene Annamaria Ciarambino - Annamaria Pasquazzo - Toni Caroppi - Marco Filatori
con Giulia Bacchetta
musiche originali Carlo Boccadoro
drammaturgia e regia Marco Filatori
responsabile organizzativo del progetto Roberto Bocchi

Lo spettacolo nasce da alcuni incontri/interviste di Marco Filatori con Olga D'Antona, vedova del giuslavorista e attualmente deputata e dalla lettura del libro che lei ha scritto con Sergio Zavoli "Così raro così perduto". E il racconto della vita, dei sogni e dell'amore tra Olga e Massimo si alterna a quello dell'omicidio: la corsa in ospedale, il tragico rituale del riconoscimento, i primi amici accorsi.

E i terribili giorni venuti immediatamente dopo, con il vuoto impossibile da colmare. Giulia Bacchetta si cala nel personaggio diventando un'Olga dolente ma viva e forte che racconta l'amore per Massimo, un amore che neanche sei colpi di pistola hanno avuto il potere di cancellare. Dopo avere visto lo spettacolo Olga D'Antona ha detto a Giulia Bacchetta "Io non mi sono mai potuta permettere di piangere quelle lacrime. Lo hai fatto tu per me".

INGRESSO CON SOTTOSCRIZIONE E TESSERA ARCI

02 / 21
21:30
End: 23:30

Ovvero: Come la letteratura si veste da Miss Italia

Oppure: Come ti rendo la narrativa un format alla Pippo Baudo

O anche: Quando la cultura è racchiusa in un copione

La Scighera e B.I.R.R.A (Bagarre Internazionale Riviste Alternative) hanno il piacere di introdurvi per la seconda volta nel mondo delle riviste letterarie italiane per stanare questi strambi animali, laboratori da cui emergono giovani talenti, palestre da cui nascono nuove forme di comunicazione, di linguaggio, di stile, di contenuti.

Come sta la letteratura italiana oggi?

E allora un nuovo show, altri quattro protagonisti: Il Primo Amore (Milano), L'Accalappiacani (Reggio Emilia), Ore Piccole (Piacenza), Maltesenarrazioni (Alessandria).

E una nuova sfida.

Una battaglia di quattro prove vedrà impegnati i paladini delle riviste a conquistarsi il punteggio finale più alto. La somma delle loro abilità divise per specialità: progetto editoriale, narrazione, design e free-style. Come dire: abito da sera e arma segreta.

A votare saranno il pubblico e una selezionata giuria di qualità (Davide Musso, Teo Lorini, Christian Mascheroni).

Cheronti della serata: Ivano Bariani e Andrea Ferrari (B.I.R.R.A.) Laura Iotti e Paolo Cognetti (La Scighera).

A scandire la serata i ritmi musicali di Dj Kortatub

Hanno già sguainato le spade: Fernandel (Ravenna), 'tina(Milano), Frenulo a Mano (Reggio Emilia), Eleanore Rigby (Milano).

Ingresso libero con tessera ARCI

02 / 22
21:30

LE CARTEBOLLATE -Gruppo teatrale degli
ITC Primo Levi ed Erasmo da Rotterdam
conAndrea Finizio, Chiara Nicolai, Chiara Rossi, Cristina Donà, Daniele Turconi, Erika Cataldo, Grazia Tatalo, Maika Vassalotti, Sharon Flachi, Silvia Cafora, Tania Vassalotti, Valeria Puglisi, Vanessa Gagliano
regiadi Enzo Biscardi

Uno spettacolo che parla di oggi, di ieri e anche di domani, perché se non hai memoria non hai storia e chi non ha passato non può avere neanche futuro.

Il progetto CELLOPHANE nasce dall'esigenza di scoprire, di sapere, di capire. Nasce anche per mostrare chi siamo e il coraggio e la forza che ci vuole a volte per sentirsi vivi e per poterlo gridare in faccia agli altri. Ma il progetto Cellophane è innanzitutto un percorso di crescita avvenuto grazie all'associazione Luca Rossi, la quale ha proposto alla compagnia teatrale degli ITC di Bollate di fare uno spettacolo per il ventennale della morte del loro amico Luca, ucciso da un agente della Digos. Questo ha comportato un serio rapporto di collaborazione e condivisione tra le Carte Bollate e l'associazione Luca Rossi, durante il quale sono avvenuti incontri, discussioni, proiezioni, mangiate, risate... Tutto accadeva con un unico obbiettivo: informare e accompagnare con semplicità dei giovani artisti che volevano gridare, attraverso il teatro, il proprio pensiero su argomenti a loro molto distanti. Il cellophane ricopre e a volte soffoca, ma senza mai nascondere. Si vede bene cosa c'e' sotto, ma troppo spesso è faticoso riuscire a far emergere ricordi troppo "duri". Spesso gli eventi, i fatti, la storia, le emozioni, sono li' sotto il cellophane, li vediamo, li sentiamo muoversi, ma non riusciamo a ricordare, a denunciare, a ricostruire e togliere quello strato di cellulosa che ci rende privi di memoria... Privi di storia... Privi di futuro. Ma noi vogliamo gridare che qualcosa di diverso si può fare.

INGRESSO LIBERO CON TESSERA ARCI

 

02 / 23
02 / 24
21:30
End: 23:30

Quattro radio-spettacoli condotti da Dino Taddei e Lorenzo Valera (La Scighera)
Intersezioni musicali a cura di Rocco Marchi - letture di Giulietta Viana

4 - La Città e il confine: distanze e apparenze

tre libri raccontati da Ivan Guantario (Il Libraccio Solferino, Milano)
ospite: Marco Rossari

Città tracciate con il righello della storia Belfast, Berlino, Gerusalemme o città che spingono oltre il confine del regno: alle volte sentinelle turrite altre volte piazze aperte della polis umana. Bisanzio e Tijuana modi diversi di vivere il confine. Città d'oltremare viste da un porto di transito tra l'azzurro ed il marrone della mappa: confini di colori e non di sfumature.

Ancora città, ancora librai, stessa formula: a distanza di un anno eccoci nuovamente ad usare uno dei più prodigiosi e devastanti manufatti dell'uomo - la città appunto - come cartina tornasole delle nostre nevrosi/passioni. Sovente gli scrittori trovano più facile inventare delle storie ambientate nei contesti metropolitani che raccontare quello che hanno sotto gli occhi tutti i giorni. Certo: neppure un patologo riesce a spiegare un corpo mutante in diretta, così è improbabile cercare di fermare la città come le annate del vino (Parigi fine secolo, Barcellona anni trenta, New York anni settanta), tappandole per berle a distanza. Eppure come nelle buone bottiglie, attraverso il vetro, controluce, riusciamo a cogliere le sfumature del rubino e del paglierino; così il libraio ci racconta delle storie nelle e di città capaci di sorprendere noi: inveterati cittadini.


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21:30

canzoni di ENZO JANNACCI

testi di Beppe Viola, Walter Valdi, Franco Loi

con Stefano ORLANDI e Massimo BETTI - chitarra Sara CALVANELLI - fisarmonica

Lo spettacolo-concerto è un percorso di musica e parole intorno alla figura del cantautore milanese e della Milano che egli ha raccontato nelle canzoni fin dagli anni '60. La Milano dei quartieri con i suoi mille personaggi stravaganti e surreali: i "pali" dell'Ortica, quello che andava a Rogoredo a "cercare i sò danée", le balere di periferia dove c'è sempre chi "per un basin" avrebbe dato la vita intera. I sogni e le miserie di chi sta ai margini di una società che corre troppo veloce, incurante degli ultimi. Il boom economico con le sue contraddizioni, con "Vincenzina" che vuol bene alla fabbrica, quello che "prendeva il treno per non essere da meno" e chi davanti a un documento di residenza "gli viene in mente tutta l'infanzia". C'è chi sogna il Messico perché "tutto si può inventare" e chi insegue una storia d'amore: "roba minima, s'intend, roba de barbun", e poi c'è chi nonostante tutto ride, e ride di gusto perché " sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re, al ricco e al cardinale".

Jannacci è stato sempre dalla parte degli ultimi, dei balordi, li ha cantati con il cuore in gola, nei suoi versi c'è la speranza che non si arrende. Jannacci racconta l'avventura umana attraverso piccole storie di personaggi affamati di fantasia, ma con i piedi ben piantati nel delirio quotidiano della realtà, nelle sue canzoni c'è il mondo visto con gli occhi di un clown; un clown moderno, "allampanato, fulmineo e folle" dove il riso e il sorriso si mescolano con la malinconia dei ricordi, con la tristezza e anche la rabbia per un mondo che non è certo il migliore dei mondi possibili, ma l'abbiamo fatto noi, e in questo mondo ora ci tocca vivere.

Proprio come un clown, Jannacci ha la capacità di stupire, di creare atmosfere poetiche, di inventare incantesimi, di far ridere e piangere allo stesso tempo.

Canzoni comiche e malinconiche, quindi malin-comiche.

Le canzoni sono alternate con alcuni testi di autori milanesi che ne accrescono l'impatto teatrale. Si va da Beppe Viola, giornalista sportivo e ironico scrittore, grande amico di Jannacci, con il quale ha composto oltre a diverse canzoni anche la sceneggiatura del film di Monicelli "Romanzo popolare", passando per Walter Valdi uno dei capostipite del cabaret milanese, arrivando fino a Franco Loi, un genovese approdato da bambino a Milano di cui oggi ne è forse il più autorevole poeta dialettale.

L'accompagnamento musicale è affidato a Massimo Betti (chitarra), che cura anche gli arrangiamenti, e Sara Calvanelli (fisarmonica), due musicisti milanesi con diverse esperienze sia nel campo del jazz che della musica per il teatro. L'organico musicale, volutamente semplice per esaltare la dimensione teatrale delle canzoni, può essere arricchito dall'inserimento di Stefano Zanrosso musicista polistrumentista.

Per informazioni e contatti:

Stefano ORLANDI - 347.7562322 - steorlandi@libero.it

INGGRESSO CON SOTTOSCRIZIONE E TESSERA ARCI

02 / 28
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03 / 1
03 / 2
15:00
End: 18:00

Festa per i 40 anni dei centri Rousseau

 

Grande gioco a squadre per bambini/e dai 5 anni agli 11.

I Centri Rousseau sono una cooperativa sociale nata nel 1968 per
sperimentare modalità educative innovative nel tempo libero dei minori.
L’attività principale dei Centri Rousseau è favorire la crescita dei
ragazzi in una dimensione di gruppo attraverso un percorso educativo
che dai 6 anni giunge alla maggiore età e che si svolge attraverso le
vacanze estive e le attività continuative durante l’anno.

21:00

La Scighera è lieta di ospitare "Il cineforum di Mr. Arkadin"

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(Drammatico, regia di Carl Theodor Dreyer,b/n 110 (85) minuti, Francia 1928.)

 

La passione di Giovanna d'Arco di Carl Theodor Dreyer, con le sue dis-inquadrature (volti tagliati dall'orlo dello schermo) e i suoi punti di vista anomali, misura il rinvio all'eccedenza, ad un'altra dimensione dell'immagine e dei corpi. I tagli di Dreyer smarcano il volto di Giovanna, lo dis-giungono da qualsiasi spazio storico o contesto narrativo, poiché il volto è irriducibile all'inquadramento. I primi piani di Giovanna - l'immagine-affezione - smargina i bordi del quadro, perché il suo volto è incontenibile: i giudici sdentati e incarogniti non possono più potere. Dreyer costruisce una sfasatura di piani che pone di fatto Giovanna su un dislivello incolmabile per gli assassini della differenza. Film affettivo per eccellenza, La passione di Giovanna d'Arco contrappone l'irriducibilità del volto, l'autonomia della singolarità, alle prese uniformanti della Storia: la Passione si sottrae al Processo e nonostante il rogo o la vittoria degli inquisitori, la parte maledetta, l'oltranza di un en jeu, il paradosso di una sovranità spossessata, l'esperienza-limite di Giovanna, rimontano, liberati dalle maglie dei ruoli sociali, dello stato di cose storico: il martirio-potlach di Giovanna eccede le proprie cause, così come Giovanna trascende le domande degli inquisitori.

INGRESSO CON TESSERA ARCI

03 / 3
03 / 4
03 / 5
21:30

di e con Marta Marangoni e Rossana Mola

Berlino, 9 novembre 1989: la caduta del muro, il crollo del comunismo, la fine della guerra fredda, il momento di rottura della storia.
Lo spettacolo, che ha debuttato al Teatro della Cooperativa di Milano durante la stagione 2005/06, nasce dall'incontro con l'autore e regista Peter Ensikat e dalla collaborazione con il teatro Distel, cabaret berlinese della ex-Repubblica Democratica Tedesca.
Da questo connubio è nata l'idea di un lavoro in cui le autrici-attrici Marangoni e Mola - già protagoniste di Nome di battaglia Lia (regia Renato Sarti) - fondono nel tessuto drammaturgico testimonianze, materiale storico e sketch satirici. Elementi funzionali, questi, a far emergere le contraddizioni di quel periodo: l'Est propagandato come il migliore dei mondi possibili, dove l'ideale socialista muore nella dittatura e l'Ovest come culla del mondo capitalistico, dove la libertà, però, è solo apparente.
Le due attrici danno voce sia ai grandi personaggi della storia sia alle vicende individuali in un'alternanza di ruoli satirici e drammatici, giocati entrambi al limite del grottesco.
Le musiche sono di Carlo Boccadoro, l'ambiente scenico è curato da Luisa Gabriele, i costumi ideati da Laura Bougathas, l'elaborazione audio e video sono rispettivamente di Giucas Falchetto e di Sergio Red Marchesani, la tecnica di Fiamma Scharf.

INGRESSO CON TESSERA ARCI E SOTTOSCRIZIONE

03 / 6
21:30

(di John Martin e Primo Moroni, Shake Edizioni, 2007)

Primo Moroni è stato per molti un maestro. Innamorato di Milano, dove era venuto a vivere negli anni Cinquanta, ha osservato da vicino le trasformazioni della città: nel '71 fondò la libreria Calusca nel cuore del quartiere Ticinese, un rifugio e una scuola per anarchici, compagni e punk.
Secondo quelli che l'hanno conosciuto, Primo era un libraio speciale e un grande narratore. È stato autore, insieme a Nanni Balestrini, dell'opera più approfondita sulla controcultura italiana nel dopoguerra, L'orda d'oro. Dagli anni Ottanta ha raccontato la storia di Milano e dei movimenti giovanili in molti interventi, testi, conferenze: oggi, a un decennio dalla sua morte, John Martin ha raccolto questi racconti in questo libro.
La luna sotto casa narra quindi la storia sociale di Milano nel secondo Novecento. Dal disagio esistenziale prodotto dalla grande ristrutturazione urbanistica degli anni Cinquanta, che generò le bande di quartiere e i Teddy Boys, al fenomeno beat dei primi anni Sessanta, alla stagione dell'impegno politico: Re Nudo, i Circoli del Proletariato Giovanile, la nascita dei centri sociali e la stagione del punk.
Un racconto prezioso per conservare la memoria di Primo Moroni, per rendere omaggio al suo lavoro e conoscere meglio la città che amava.

Ingresso libero con tessera Arci

03 / 7
18:00
End: 19:30

Incontri a tema, con uno o più conduttori, purchè non troppo pedanti, né troppo ingombranti.
Una pagina aperta al contributo di tutti.

Una buona occasione per incontrarsi periodicamente, per revisionare i nostri pensieri, per parlare apertamente, per discutere e per mettersi in discussione.
Mettendo a confronto idee, generazioni e punti di vista intorno alla fotografia e al mondo dell'immagine in generale, in maniera non disciplinare e soprattutto evitando accuratamente di essere accademici e noiosi.
Sarà un modo per rivedersi, per non perdersi di vista, per ritrovare il piacere di stare insieme in un posto tranquillo, con buona birra, buona musica, buoni amici, ragionando su cosa facciamo, sul perché lo facciamo, per capire infine dove andiamo.

Il primo incontro servirà soprattutto per riprendere contatto, valutare disponibilità e risorse umane, progettare insieme un percorso condiviso e ancora tutto da inventare.

Saranno presenti, tanto per iniziare, Francesco Radino, che si fa promotore, e poi via via, in ordine sparso e con animo aperto:
Roberta Valtorta , Marina Spada ,Sergio Giusti, Max Foscati, Mara Campana, Cristina Omenetto, Giovanni Comunale, Cesare Colombo, Giovanna Calvenzi, Marco Capovilla, Tancredi Mangano, Claudia Zanfi Maurizio Montagna, Francesco Zanot e altri e altri ancora

Ingresso con tessesra Arci

18:30
End: 19:30

da 5 marzo ore 18.30 - chiude domenica 23 marzo
Foto di Annalisa Cimmino
"L'uomo è un universo in miniatura e l'universo un corpo vivente gigantesco: il cosmo è simile a un uomo immenso e l'uomo simile a un piccolo cosmo - affermano i sufi." Kabir
"Ho iniziato di recente ad indagare la comunità srilankese a Napoli e Milano, le città in cui vivo. Ho imparato a conoscere la loro cultura, dove la religione è il principale momento di aggregazione, i riferimenti e gli stimoli di cui si nutrono, le attività che svolgono, gli oggetti, i rituali, il microcosmo che ricreano lontano dalla loro terra.
Ho trovato in questo popolo, oltre che disponibilità a raccontarsi e farsi conoscere, una grande capacità di stare uniti, aggrappandosi alle proprie radici per vivere in terra straniera, perpetuando abitudini e tradizioni di cui è intessuta la loro vita.
Nel tempio si ritrovano, festeggiano, fanno amicizia; al monaco si rivolgono come guida per affrontare ogni tipo di difficoltà.
Con questo lavoro documento le forme di radicamento di questa comunità in Italia, il modo in cui riesce a vivere e rappresentarsi, il difficile ma profondo processo di integrazione, i colori, il silenzio, l'ordine e la sensibilità di un popolo che conosciamo solo superficialmente e del quale ho voluto dare testimonianza."

 

Ingresso con tessera Arci
21:30
End: 23:30

Ci sono luoghi del pianeta che un tempo, appena un attimo fa, si potevano raggiungere e scoprire seguendo il proprio spirito di avventura. Grande o piccolo che fosse. Erano luoghi conosciuti per averli attraversati, oppure luoghi sognati inseguendo il miraggio e il desiderio di poterli un giorno conoscere. Questi luoghi sono diventati viaggi perduti. A distruggere quei viaggi sono stati le guerre, la fame, il nuovo colonialismo, gli odi razziali, il terrorismo, il fanatismo, i disastri ecologici, l’imperialismo delle multinazionali, il turismo insensibili alle culture e alle identità. In meno di quarant’anni il pianeta si è rimpicciolito tra le macerie dell’Afghanistan, il sangue dell’Iraq, l’Africa a brandelli, la Cina divenuta una gigantesca macchina che mangia il passato in nome del futuro, l’America delle Twin Towers e dell’alluvione di New Orleans, L’Europa con gli incubi dell’ex Jugoslavia.

Tredici di questi viaggi perduti, tredici esempi di una realtà assai più grande, vengono descritti da uno stuolo di artisti attraverso parole, musica e immagini per ricordare, restituire alla memoria, raccontare di un mondo dove le geografie anche umane somigliano sempre più a variabili impazzite.

A questi viaggi perduti, Il Manifesto ha dedicato un cofanetto - cd, dvd e libretto -, un lavoro di musica e parole per conservarne la memoria, per cercare di mantenerne vivi gli spiccioli del sogno.

Via Scighera è lieta di ospitare il progetto con il suo ideatore, Luciano Del Sette, e Riccardo Cimino, curatore della parte musicale.

Durante la serata: proiezione de "I viaggi perduti", con materiale inedito di Fuori Orario di Enrico Ghezzi, contributi audio, letture di Marta Marangoni.

Ingresso libero con tessera ARCI

03 / 8
03 / 9
16:00
End: 19:00

lo hai già letto e non ti interessa tenerlo,
non te l'hanno preso al Libraccio,
l'hai interrotto perchè non ti piaceva,
te ne serve uno più spesso per sostenere il tavolo che traballa;
te l'hanno regalato e ce l'avevi già, o magari no, ma comunque non lo volevi;
sai che tanto non lo leggerai mai;
ti è piaciuto talmente tanto che vuoi diffondere il verbo;
sei stufo di tenertelo in casa....
ALLORA SCAMBIALO!!


Barattolibrario

Porta i tuoi libri da scambiare o regalare, noi ti daremo un tavolo per un piccolo allestimento.

Attenzione:
portane quanti vuoi, ma non sperare di mollare a noi quelli che non sei riuscito/a a sbolognare! Quelli che non hai scambiato (o regalato) te li riporti a casa. Non serve iscriversi o prenotarsi e non ci sono costi di partecipazione. Portate i libri e basta!

Ingresso libero con tessera Arci.

21:00

La Scighera è lieta di ospitare "Il cineforum di Mr. Arkadin"

Vai alla pagina della rassegna

(Drammatico, regia di Roberto Rossellini,
b/n 96 minuti, Italia 1952.)

Europa 51 di Roberto Rossellini è un'altra esperienza folle e la Bergman è una nuova Giovanna d'Arco. Questo film di Rossellini è un culmine in cui il soggetto si espone all'estasi della perdita e tocca così i suoi vertici, suscitando - come da copione - la reazione poliziesca della società che esercita non tanto la disciplina ma piuttosto il controllo per condizionare e incanalare tutti quei flussi energetici fuori dell'ordine; un'altra messa in gioco in virtù della quale la Bergman sperimenta un'esperienza interiore, l'apertura al fuori, che irrompe e fa vento, disincagliandola dall'utensilità, dalla logica dell'utile, dal cliché: il suo universo (quello borghese) si sgretola, sfarina, perde consistenza (la solidità così vantata dagli apologeti di quell'ambiente derivato sotto il quale pulsa un mondo primordiale). Lo sguardo di Ingrid Bergman abbandona la funzione pratica, il senso padronale, la capacità di mettere ordine e spossessata attraverso tutta una serie di stazioni che la condurranno dal noto all'ignoto, all'esplorazione intensa di quel fuori che è dentro il reale svelato mediante un viaggio a picco, una vertigine che osa tentare i limite del culmine.

INGRESSO CON TESSERA ARCI

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