di e con Giorgio Ganzerli
Ho scritto questo spettacolo perché ho sempre avuto il sospetto che dietro alla leggenda di Tyson il "cattivo", "l'animale", il "cafone" ci fosse qualcos'altro.
Ho sempre avuto il dubbio, e studiando le sue vicende ne ho avuto conferma, che Tyson fosse, più che un mostro, un prodotto di marketing in perfetto stile anni '80.
Le vicende di Tyson hanno incredibili affinità con quelle di tanti divi dello spettacolo la cui fragile personalità viene manipolata al fine di costruire una macchina macina soldi usata e sfruttata fino all'ultimo, fino al punto di dover salire nuovamente sul ring a trent'otto anni per pagarsi i debiti col fisco. E perdere.
Con l'uscita di scena di Tyson, la boxe ha perso molto. Ha perso pubblico, ha perso la ribalta, ha perso denaro. In pochi conoscono il nome dell'attuale campione del mondo dei pesi massimi. Sembra che Tyson abbia trascinato nell'oblio il mondo della boxe e questa, forse, è stata la sua sottile e inconsapevole vendetta.
Il narratore d'eccezione dello spettacolo è il mitico "Sputazza" un inserviente che ha passato la sua vita negli angoli del ring. Lui sa tutto di Tyson, della boxe e del rutilante mondo anni 80 che ci gira intorno: modelle, feste miliardarie, attori famosi, droga, sangue e sesso. Con una divertente ed improbabile parlata newyorkese- modenese Sputazza narra il versante comico di una tragica storia.
INGRESSO CON SOTTOSCRIZIONE E TESSERA ARCI