Eventi
« Marzo 01, 2008 - Marzo 31, 2008 »
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03 / 2
15:00
End: 18:00
Festa per i 40 anni dei centri Rousseau
Grande gioco a squadre per bambini/e dai 5 anni agli 11.
I Centri Rousseau sono una cooperativa sociale nata nel 1968 per
sperimentare modalità educative innovative nel tempo libero dei minori.
L’attività principale dei Centri Rousseau è favorire la crescita dei
ragazzi in una dimensione di gruppo attraverso un percorso educativo
che dai 6 anni giunge alla maggiore età e che si svolge attraverso le
vacanze estive e le attività continuative durante l’anno.
21:00
La Scighera è lieta di ospitare "Il cineforum di Mr. Arkadin"
Vai alla pagina della rassegna
(Drammatico, regia di Carl Theodor Dreyer,b/n 110 (85) minuti, Francia 1928.)
La passione di Giovanna d'Arco di Carl Theodor Dreyer, con le sue dis-inquadrature (volti tagliati dall'orlo dello schermo) e i suoi punti di vista anomali, misura il rinvio all'eccedenza, ad un'altra dimensione dell'immagine e dei corpi. I tagli di Dreyer smarcano il volto di Giovanna, lo dis-giungono da qualsiasi spazio storico o contesto narrativo, poiché il volto è irriducibile all'inquadramento. I primi piani di Giovanna - l'immagine-affezione - smargina i bordi del quadro, perché il suo volto è incontenibile: i giudici sdentati e incarogniti non possono più potere. Dreyer costruisce una sfasatura di piani che pone di fatto Giovanna su un dislivello incolmabile per gli assassini della differenza. Film affettivo per eccellenza, La passione di Giovanna d'Arco contrappone l'irriducibilità del volto, l'autonomia della singolarità, alle prese uniformanti della Storia: la Passione si sottrae al Processo e nonostante il rogo o la vittoria degli inquisitori, la parte maledetta, l'oltranza di un en jeu, il paradosso di una sovranità spossessata, l'esperienza-limite di Giovanna, rimontano, liberati dalle maglie dei ruoli sociali, dello stato di cose storico: il martirio-potlach di Giovanna eccede le proprie cause, così come Giovanna trascende le domande degli inquisitori.
INGRESSO CON TESSERA ARCI
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03 / 4
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03 / 5
21:30
di e con Marta Marangoni e Rossana Mola
Berlino, 9 novembre 1989: la caduta del muro, il crollo del comunismo, la fine della guerra fredda, il momento di rottura della storia.
Lo spettacolo, che ha debuttato al Teatro della Cooperativa di Milano durante la stagione 2005/06, nasce dall'incontro con l'autore e regista Peter Ensikat e dalla collaborazione con il teatro Distel, cabaret berlinese della ex-Repubblica Democratica Tedesca.
Da questo connubio è nata l'idea di un lavoro in cui le autrici-attrici Marangoni e Mola - già protagoniste di Nome di battaglia Lia (regia Renato Sarti) - fondono nel tessuto drammaturgico testimonianze, materiale storico e sketch satirici. Elementi funzionali, questi, a far emergere le contraddizioni di quel periodo: l'Est propagandato come il migliore dei mondi possibili, dove l'ideale socialista muore nella dittatura e l'Ovest come culla del mondo capitalistico, dove la libertà, però, è solo apparente.
Le due attrici danno voce sia ai grandi personaggi della storia sia alle vicende individuali in un'alternanza di ruoli satirici e drammatici, giocati entrambi al limite del grottesco.
Le musiche sono di Carlo Boccadoro, l'ambiente scenico è curato da Luisa Gabriele, i costumi ideati da Laura Bougathas, l'elaborazione audio e video sono rispettivamente di Giucas Falchetto e di Sergio Red Marchesani, la tecnica di Fiamma Scharf.
INGRESSO CON TESSERA ARCI E SOTTOSCRIZIONE
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03 / 6
21:30
(di John Martin e Primo Moroni, Shake Edizioni, 2007)
Primo Moroni è stato per molti un maestro. Innamorato di Milano, dove era venuto a vivere negli anni Cinquanta, ha osservato da vicino le trasformazioni della città: nel '71 fondò la libreria Calusca nel cuore del quartiere Ticinese, un rifugio e una scuola per anarchici, compagni e punk.
Secondo quelli che l'hanno conosciuto, Primo era un libraio speciale e un grande narratore. È stato autore, insieme a Nanni Balestrini, dell'opera più approfondita sulla controcultura italiana nel dopoguerra, L'orda d'oro. Dagli anni Ottanta ha raccontato la storia di Milano e dei movimenti giovanili in molti interventi, testi, conferenze: oggi, a un decennio dalla sua morte, John Martin ha raccolto questi racconti in questo libro.
La luna sotto casa narra quindi la storia sociale di Milano nel secondo Novecento. Dal disagio esistenziale prodotto dalla grande ristrutturazione urbanistica degli anni Cinquanta, che generò le bande di quartiere e i Teddy Boys, al fenomeno beat dei primi anni Sessanta, alla stagione dell'impegno politico: Re Nudo, i Circoli del Proletariato Giovanile, la nascita dei centri sociali e la stagione del punk.
Un racconto prezioso per conservare la memoria di Primo Moroni, per rendere omaggio al suo lavoro e conoscere meglio la città che amava.
Ingresso libero con tessera Arci
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03 / 7
18:00
End: 19:30
Incontri a tema, con uno o più conduttori, purchè non troppo pedanti, né troppo ingombranti.
Una pagina aperta al contributo di tutti.
Una buona occasione per incontrarsi periodicamente, per revisionare i nostri pensieri, per parlare apertamente, per discutere e per mettersi in discussione.
Mettendo a confronto idee, generazioni e punti di vista intorno alla fotografia e al mondo dell'immagine in generale, in maniera non disciplinare e soprattutto evitando accuratamente di essere accademici e noiosi.
Sarà un modo per rivedersi, per non perdersi di vista, per ritrovare il piacere di stare insieme in un posto tranquillo, con buona birra, buona musica, buoni amici, ragionando su cosa facciamo, sul perché lo facciamo, per capire infine dove andiamo.
Il primo incontro servirà soprattutto per riprendere contatto, valutare disponibilità e risorse umane, progettare insieme un percorso condiviso e ancora tutto da inventare.
Saranno presenti, tanto per iniziare, Francesco Radino, che si fa promotore, e poi via via, in ordine sparso e con animo aperto:
Roberta Valtorta , Marina Spada ,Sergio Giusti, Max Foscati, Mara Campana, Cristina Omenetto, Giovanni Comunale, Cesare Colombo, Giovanna Calvenzi, Marco Capovilla, Tancredi Mangano, Claudia Zanfi Maurizio Montagna, Francesco Zanot e altri e altri ancora
Ingresso con tessesra Arci
18:30
End: 19:30
da 5 marzo ore 18.30 - chiude domenica 23 marzo
Foto di Annalisa Cimmino
"L'uomo è un universo in miniatura e l'universo un corpo vivente gigantesco: il cosmo è simile a un uomo immenso e l'uomo simile a un piccolo cosmo - affermano i sufi." Kabir
"Ho iniziato di recente ad indagare la comunità srilankese a Napoli e Milano, le città in cui vivo. Ho imparato a conoscere la loro cultura, dove la religione è il principale momento di aggregazione, i riferimenti e gli stimoli di cui si nutrono, le attività che svolgono, gli oggetti, i rituali, il microcosmo che ricreano lontano dalla loro terra.
Ho trovato in questo popolo, oltre che disponibilità a raccontarsi e farsi conoscere, una grande capacità di stare uniti, aggrappandosi alle proprie radici per vivere in terra straniera, perpetuando abitudini e tradizioni di cui è intessuta la loro vita.
Nel tempio si ritrovano, festeggiano, fanno amicizia; al monaco si rivolgono come guida per affrontare ogni tipo di difficoltà.
Con questo lavoro documento le forme di radicamento di questa comunità in Italia, il modo in cui riesce a vivere e rappresentarsi, il difficile ma profondo processo di integrazione, i colori, il silenzio, l'ordine e la sensibilità di un popolo che conosciamo solo superficialmente e del quale ho voluto dare testimonianza."
Ingresso con tessera Arci
21:30
End: 23:30
Ci sono luoghi del pianeta che un tempo, appena un attimo fa, si potevano raggiungere e scoprire seguendo il proprio spirito di avventura. Grande o piccolo che fosse. Erano luoghi conosciuti per averli attraversati, oppure luoghi sognati inseguendo il miraggio e il desiderio di poterli un giorno conoscere. Questi luoghi sono diventati viaggi perduti. A distruggere quei viaggi sono stati le guerre, la fame, il nuovo colonialismo, gli odi razziali, il terrorismo, il fanatismo, i disastri ecologici, l’imperialismo delle multinazionali, il turismo insensibili alle culture e alle identità. In meno di quarant’anni il pianeta si è rimpicciolito tra le macerie dell’Afghanistan, il sangue dell’Iraq, l’Africa a brandelli, la Cina divenuta una gigantesca macchina che mangia il passato in nome del futuro, l’America delle Twin Towers e dell’alluvione di New Orleans, L’Europa con gli incubi dell’ex Jugoslavia.
Tredici di questi viaggi perduti, tredici esempi di una realtà assai più grande, vengono descritti da uno stuolo di artisti attraverso parole, musica e immagini per ricordare, restituire alla memoria, raccontare di un mondo dove le geografie anche umane somigliano sempre più a variabili impazzite.
A questi viaggi perduti, Il Manifesto ha dedicato un cofanetto - cd, dvd e libretto -, un lavoro di musica e parole per conservarne la memoria, per cercare di mantenerne vivi gli spiccioli del sogno.
Via Scighera è lieta di ospitare il progetto con il suo ideatore, Luciano Del Sette, e Riccardo Cimino, curatore della parte musicale.
Durante la serata: proiezione de "I viaggi perduti", con materiale inedito di Fuori Orario di Enrico Ghezzi, contributi audio, letture di Marta Marangoni.
Ingresso libero con tessera ARCI
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03 / 8
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03 / 9
16:00
End: 19:00
lo hai già letto e non ti interessa tenerlo,
non te l'hanno preso al Libraccio,
l'hai interrotto perchè non ti piaceva,
te ne serve uno più spesso per sostenere il tavolo che traballa;
te l'hanno regalato e ce l'avevi già, o magari no, ma comunque non lo volevi;
sai che tanto non lo leggerai mai;
ti è piaciuto talmente tanto che vuoi diffondere il verbo;
sei stufo di tenertelo in casa....
ALLORA SCAMBIALO!!
Barattolibrario
Porta i tuoi libri da scambiare o regalare, noi ti daremo un tavolo per un piccolo allestimento.
Attenzione: portane quanti vuoi, ma non sperare di mollare a noi quelli che non sei riuscito/a a sbolognare! Quelli che non hai scambiato (o regalato) te li riporti a casa. Non serve iscriversi o prenotarsi e non ci sono costi di partecipazione. Portate i libri e basta!
Ingresso libero con tessera Arci.
21:00
La Scighera è lieta di ospitare "Il cineforum di Mr. Arkadin"
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(Drammatico, regia di Roberto Rossellini,
b/n 96 minuti, Italia 1952.)
Europa 51 di Roberto Rossellini è un'altra esperienza folle e la Bergman è una nuova Giovanna d'Arco. Questo film di Rossellini è un culmine in cui il soggetto si espone all'estasi della perdita e tocca così i suoi vertici, suscitando - come da copione - la reazione poliziesca della società che esercita non tanto la disciplina ma piuttosto il controllo per condizionare e incanalare tutti quei flussi energetici fuori dell'ordine; un'altra messa in gioco in virtù della quale la Bergman sperimenta un'esperienza interiore, l'apertura al fuori, che irrompe e fa vento, disincagliandola dall'utensilità, dalla logica dell'utile, dal cliché: il suo universo (quello borghese) si sgretola, sfarina, perde consistenza (la solidità così vantata dagli apologeti di quell'ambiente derivato sotto il quale pulsa un mondo primordiale). Lo sguardo di Ingrid Bergman abbandona la funzione pratica, il senso padronale, la capacità di mettere ordine e spossessata attraverso tutta una serie di stazioni che la condurranno dal noto all'ignoto, all'esplorazione intensa di quel fuori che è dentro il reale svelato mediante un viaggio a picco, una vertigine che osa tentare i limite del culmine.
INGRESSO CON TESSERA ARCI
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03 / 10
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03 / 11
21:30
End: 23:30
(minimum fax, 2008)
Otto scrittrici italiane chiamate da Giuseppe Genna a raccontare l'identità femminile attraverso la lente del corpo: deformato dalla gravidanza, dalla malattia, dall'allenamento, dall'obesità, dalla violenza. Corpi che si espandono per diventare ritratti di un luogo e di un'epoca, i nostri, ossessionati dalla bellezza e dal potere del sesso. Corpi politici, testimonianze brucianti della necessità di riprendere le lotte per i diritti della donna, e difenderne le conquiste.
Saranno presenti alcune autrici - Nata Feroldi, Esther G., Helena Janeczek, Alina Marazzi, Federica Manzon, Veronica Raimo - e il curatore Giuseppe Genna.
Ingresso libero con tessera Arci
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03 / 12
21:30
Scarlattine Teatro
di e con Giulietta Debernardi, Anna Fascendini, Joseph Scicluna
All’interno di uno spazio vuoto, in un tempo senza limiti, tre corpi si sono chiusi, mossi dalla ricerca di scoprire la relazione che li legava. La necessità emerge nella loro volontà, desiderio di stare insieme; il rapporto che li unisce è un legame di sangue: tre fratelli.Ma anche il filo tra fratelli si spezza se non protetto, se non isolato in un amore assoluto che può sopravvivere solo se resta lontano dalle altre possibilità di relazione, dal mondo esterno che diventa minaccia. Ma si può davvero vivere lontano, in un tempo di infanzia eterna? Ci si può nutrire solo di quest’amore? Si può vivere facendo entrare il fuori?
Per T Fred e Vit forse no...
... Tre fratelli vivono insieme in riva al mare... Fanno strani giochi, senza tempo. Sono esclusivi, morbosi, ma assolutamente liberi nelle loro follie e nel bisogno di riconfermare sempre il loro legame.
Ad un certo punto, nella sfida di un gioco, le risate diventano dolore e improvviso silenzio.
La dimensione spaziale muta, si entra in un “non-luogo”... dall’altra continua la vita terrena, la solitudine, la fatica di restare, il tempo che passa... il femminile e il maschile che si guardano e si cercano da lontano, senza avere più la possibilità di toccarsi e sentirsi...
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03 / 13
21:30
End: 23:30
Ritornano le poesie e ritornano i poeti che si sfideranno frontalmente a suon di sineddoche rotanti, in una vertiginosa escalation di endecasillabi e grugniti.
3 i minuti di tempo a disposizione per la declamazione.
5 i giudici estratti a sorte dal pubblico.
3 i cerimonieri che presenteranno questo spettacolo poetico.
Tante le poesie che scorreranno - ironiche, arrabbiate, maliziose, malinconiche, intimiste, impegnate, sarcastiche, leggere, romantiche, struggenti, folli - sul palco della scighera.
Mischiati nella serata i ritmi incalzanti di dj Skrim.
E allora: il palco l’abbiamo spolverato, poeti, poesie, cerimoniere e dj presenti, manca….il pubblico. E che pubblico sia. E che sia numeroso. E che sia matto, santo, demone, menestrello, giudice. E che sia discreto e spudorato. E che. E che diamine e che SLAM POETRY sia!
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03 / 14
21:30
Luca Ghielmetti fa il farmacista (a Valmorea, vicino a Como, a un passo dalla Svizzera), fa il poeta (in un paio di dischi pubblicati finora, nel terzo in arrivo, e nelle più importanti rassegne di canzone d'autore, a partire dal Tenco nel lontano 1990), fa l'autore di canzoni (persino) di successo, quando vuole ("Per amore dei tuoi occhi blu" e "A un passo dalle nuvole", cantate da Ruggeri). È plurimo come un musicista e timido come un gigante. Sale sempre sul palco come un amico chiamato a tradimento, perché lui è della stessa razza di Bocca di Rosa, e cioè è uno di quelli che la canzone, pardon l'amore, la saprebbero fare bene come mestiere, ma riescono a farla soltanto per passione. Nel suo DNA ci sono i poeti francesi più maledetti e i rocker più emotivi. I suoi viaggi ti parlano della Liguria, del Salento o di New York con la stessa vocazione al sogno da appuntarsi sul cuscino, all'orizzonte chiuso da una montagna che solo la musica può attraversare. Ghielmetti ha più o meno vent'anni di carriera come musicista, un po' meno come farmacista: ha imparato bene quale medicina dare ai bambini con l'influenza, agli adolescenti che fingono un mal di gola per non andare a scuola, ai sognatori che aspettano sempre una nuova canzone per continuare a viaggiare.
Isa, torinese nata a Sanremo, è una cantautrice-ricercatrice colta nei temi e nelle forme, popolare e affascinante negli esiti, con alle spalle l'esperienza vitale di centomila serate dove la musica si fa davvero. La potente anima melodica nella voce e la poesia - cantabile, cantata, vera - consegnano un'intensa testimonianza della migliore canzone d'autore, già racchiusa nel disco d'esordio "Disoriente" (2003). Nel 2005 esce il suo primo lavoro da interprete: "Porta dei Canti. Raccontando Genova". Nel 2006 il lavoro di ricerca di Isabella Maria Zoppi e il mestiere di cantautrice di Isa si conciliano nella pubblicazione di "Paolo Conte. Elegia di una canzone", per l'Editrice Zona. Nel 2007, sempre per la Zona, esce "Il giorno che passa e consuma. Storia, musica e parole di Gianmaria Testa". Isa sta preparando un progetto nuovo, che vede intrecciarsi racconti e canzoni.
Ingresso con tessera Arci e sottoscrizione
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03 / 15
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03 / 16
16:00
End: 18:00
Giornata clownerie con la scigherina
alle 16,00
La compagnia Miclo' presenta:
"Imprese di pulizie..cercasi" spettacolo di clownerie e micromagia
alle 17,00
laboratorio sul clown per bambini/e tenuto sempre dalla compagnia Miclo', l' eta' minima per partecipare e' di 4 anni
Per poter partecipare occorre prenotarsi mandando una mail a: gabri@scighera.org
....e per finire merenda equosolidale
21:00
La Scighera è lieta di ospitare "Il cineforum di Mr. Arkadin"
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(Commedia, regia di Jerry Lewis produzione, 107 minuti, USA 1963)
Corpo anomalo,
disarticolato e destrutturato, selvaggio e indisciplinato, Jerry Lewis è un laboratorio di libera sperimentazione come il personaggio di Le folli notti del dottor Jerryl che rovescia funzione e utilità di gesti e oggetti, reinventando come un dadista la soggettività. Jerry Lewis è un corpo che non risponde ai comandi, un corpo che non risponde di se stesso. Un corpo che - come tutti gli altri corpi - riceve e trasmette movimento, solo che la ricezione e la trasmissione del movimento nel corpo di Jerry Lewis determina continue de-territorializzazioni sia nell'assetto psico-fisico del soggetto che nel mondo esterno gerarchizzato e incarognito. Ogni gesto, passo o suono, è un atto di sabotaggio. La ricezione del movimento di mondo da parte del suo corpo provoca un'eco inaudita, un rigonfiamento abnorme, ridefinendo l'equilibrio senso-motorio, psichico e vocale: succede quando qualcuno alza la voce o grida, impartisce ordini (il preside della scuola in Le folli notti del dottor Jerryl). E la trasmissione del movimento poi, che dal corpo si prolunga nel mondo, è catastrofica. Il movimento trasmesso è la distruzione dello spettacolo, il rifiuto del complotto come dell'addomesticamento. Jerry Lewis è un corpo contestatore, inappropriato alle circostanze, dis-appropriante, impertinente e incontenibile: un corpo disubbidiente, fuori sincrono, fuori del mondo governato dall'utile. Gli insegnanti-cariatidi osservano immobili e minacciosi gli studenti danzanti, il suo corpo invece si scuote, vibra, balla (Jerry Lewis non cammina mai, ma danza).
Il corpo di Jerry Lewis è intermittente, disarticolato, provvisorio, privo di ingiunzione, finalità, fondamento. È il molteplice divenire. Corpo perdente, di minoranza o minorazione, che proprio per questo si riscatta grazie ad un movimento di mondo che lo salva e lo rende vincente. Corpo paradossale, Jerry Lewis è una macchina da guerra che oppone il suo rifiuto alla logica uniformante e identitaria del potere. È un corpo che - come quello di Carmelo Bene - non ha dominio (né su sé, né sugli altri). Non un corpo-individuo, un corpo-sé ri(con)dotto alla puntualità del soggetto-padrone (di sé come degli altri) ma un corpo sovversivo che danza da film a film.
INGRESSO CON TESSERA ARCI
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22:00
End: 23:27
SeCTiS è una formazione pianoless che propone un repertorio di jazz contemporaneo passando attraverso il periodo della West Coast. L'assenza dello strumento armonico è una scelta compiuta sia per ragioni di sonorità sia per permettere una maggiore libertà di manovra nelle improvvisazioni. Per lo più, il gruppo suona composizioni originali, ma presenta anche riletture di brani di Ornette Coleman e di classici di Burt Bacharach. Nel complesso, la loro è una musica molto libera che non perde mai di vista il beat, perché sono convinti che non si possa fare jazz senza far battere il piede.
Luca Segala - Sax tenore - soprano
Federico Cumar - Trombone
Persio Tincani - Contrabbasso
Luigi Scuri - Batteria
Ingresso con tessera e sottoscrizione
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03 / 22
22:00
End: 23:30
Il punto di partenza del repertorio di Marco Fusi è il genere ebraico klezmer, con una particolare attenzione però ai rapporti e alle contaminazioni che nel suo cammino storico ha avuto con le altre culture.
Sono quindi presenti anche brani della tradizione araba, dell'Est Europa, zingara e commistioni con il jazz.
Questo ampio e variegato universo sonoro è inoltre fonte di ispirazione per dei brani scritti dallo stesso Fusi, che hanno via via acquistato un peso sempre più rilevante nella scaletta dei suoi concerti.
La scelta insomma è stata quella di utilizzare l'universo sonoro del Klezmer come una guida, un filo conduttore, un pretesto per esplorare culture musicali affini come quella araba, gitana e jazzistica vuoi per le sue composizioni originali, vuoi per i brani tradizionali, che vengono rielaborati sfruttando la formazione polivalente dei musicisti di questo ensamble, che va da generi come musica classica fino al flamenco e al jazz.
Per fare un paragone con le arti figurative si può prendere come esempio Chagall, il quale ha reinterpretato l'ambiente ebraico utilizzando la sensibilità pittorica a lui contemporanea, riuscendo così a fornire una visione allo stesso tempo moderna e rispettosa della tradizione cui ha fatto riferimento.
Sono da leggere in questa chiave anche i rimandi a sperimentazioni contemporanee che hanno avuto come riferimento musica tradizionale come quelli di G.Trovesi e di J. Zorn.
Marco Fusi ha poi voluto dare un valore simbolico alle scelte artistiche effettuate: la musica diviene la metafora di una società possibile, dove le differenze non portino necessariamente allo scontro ma ad un arricchimento reciproco
Clicca qui per ascoltare un brano di Marco Fusi
Marco Fusi clarinetto
Thomas Sinigallia Fisa
Yuri Goulubev ContrabbassoAlyona Afonichkina
Alyona Afonichkina Violino
Ingresso con tessera e sottoscrizione
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21:15
End: 23:59
GRANDE TORNEO DI PING PONG (tennis tavolo)
Prima serata di qualificazione del secondo torneo di ping-pong della scighera. L'altra serata qualificatoria sarà martedì 25 marzo.
Le finali si svolgeranno martedì 8 aprile
leggi il regolamento e le modalità di iscrizione a questa pagina
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21:30
di e con Marcella Formenti
Si parla di una donna occidentale, benestante, colta, vittima di una delle peggiori torture, quella che, per non sporcarsi le mani, si fa bianca, silenziosa e devastante. In un ricco paese, sotto gli occhi di tutti. Lo spettacolo non ripercorre le tappe della vita di Ulrike Meinhof, il suo nome compare casualmente pronunciato dalla sua voce, la voce di una prigioniera come molte altre nella storia della tortura. Si racconta delle probabili conseguenze di questa orribile pratica su un individuo che ci può somigliare per estrazione sociale e cultura. Il suo intento è raccontare la storia di una terrorista da un'altra angolatura, non biografica, se non per vaghi accenni, appunto. "Ammutinamento!" si ispira all'omonimo documentario che Ulrike Meinhof scrisse per la televisione tedesca nel 1971. Di fatto la prima testimonianza documentata delle vessazioni subite da ragazze chiuse in alcuni riformatori tedeschi, adibiti alla cosiddetta "educazione sorvegliata". Pochi mesi dopo Ulrike Meinhof viene arrestata e rinchiusa in una cella di isolamento assoluto, simile a quella di Monica, protagonista della storia da lei stessa descritta.
Spiamo La Prigioniera negli ultimi momenti della sua vita, chiusa nella sua cella asettica, intenta in una lotta disperata al fine di conservare la propria lucidità mentale. La sua follia sarebbe la riprova del successo della tortura, una sconfitta. Combatte, oscillando tra stati di allucinazione e di ritrovata lucidità. Il suo destino è segnato, morirà a breve, uccisa o "suicidata" dai suoi stessi carcerieri.
Con lei c'è Monica, giovane rinchiusa nel bunker del Riformatorio Eichenhof di Berlino, a causa di una tentata fuga. Monica è una ragazza cresciuta in differenti orfanotrofi. Non ha studiato, non ha avuto esempi positivi o legami affettivi determinanti. La sua personalità si è strutturata in modo casuale, gioca per combattere la paura e la solitudine. Monica, insieme a molti altri personaggi che visiteranno La Prigioniera, è a sua volta una creatura della fantasia di Ulrike, diventandone gradualmente la sua seconda personalità. La vita della cella viene scandita dai comandamenti di un regolamento parallelo a quello della prigione, un regolamento sadico e anarchico che gioca a favore, a volte contro, la nostra protagonista.
Ingresso con sottoscrizione e tessera Arci
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21:30
End: 23:30
Incontro con Selva Varengo, autrice del libro "La rivoluzione ecologica. Il pensiero libertario di Murray Bookchin" (ed. Zero in condotta) e alcune persone del villaggio ecologico di Granara.
La presentazione del libro di Selva Varengo è l'occasione per aprire un confronto sul tema dell'ecologia sociale. L'autore de "L'ecologia della libertà" afferma che l'unica strada praticabile di fronte all'imminente catastrofe ambientale è quella di una trasformazione radicale del pensiero e della società in chiave libertaria ed ecologica. In quest'ottica non sono significative riforme parziali, provvedimenti di tutela ambientale, politiche di decrescita, e nemmeno la realizzazione di piccole e isolate comunità ecocompatibili. E' necessaria una rivoluzione ecologica. Il villaggio ecologico di Granara nasce ispirandosi alle idee e agli interrogativi sollevati da Bookchin. Granara è un laboratorio dove continuamente si sperimenta lo spiazzamento relativo alle nostre abitudini quotidiane, ciò che è dato per scontato nel più ampio contesto sociale. Così, chi viene a Granara si trova a vivere una diversa relazione con la tecnologia, la vita collettiva, le forme dell'abitare.
Villaggio ecologico di Granara, Valmozzola (Parma) - www.granara.org
Ingresso libero con tessera Arci
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03 / 28
21:30
End: 23:30
Ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare le riviste letterarie
Oppure: come fare cultura senza vendere enciclopedie
O anche: come dimenticare Maria De Filippi e vivere felici
La Scighera e B.I.R.R.A (Bagarre Internazionale Riviste Alternative) hanno l’onore di ricevervi ancora una volta alla loro asimmetrica tavola rotonda da dove potrete osservare il mondo delle riviste letterarie italiane, scoprire le magiche alchimie che generano nuovi talenti e le misteriose formule che danno vita a linguaggi e stili innovativi.
Qual è il trucco che sta dietro la nuova narrativa italiana?
Lo scopriremo insieme a El Aleph (Milano), L'inutile (Venezia), Chiedi alla Carta, letteratura d'azzardo (Verona). Nuovi protagonisti del panorama letterario nazionale che si sfideranno temerari in una battaglia all’ultimo incantesimo. Quattro prove per decidere quale delle riviste in gara si aggiudicherà la vittoria: progetto editoriale, narrazione, design e free-style.
A votare saranno il pubblico e una selezionata giuria di qualità: Matteo B. Bianchi, Davide Musso, Christian Mascheroni.
A scandire la battaglia gli ormai indimenticabili ritmi nazionalpopolari di Dj Kortatub.
Riassunto delle puntate precedenti: sguainarorono trionfalmente le loro bacchette: Fernandel (Ravenna), 'tina(Milano), Frenulo a Mano (Reggio Emilia), Eleanore Rigby (Milano), Il Primo Amore (Milano), L'Accalappiacani (Reggio Emilia), Maltesenarrazioni (Alessandria).
Ingresso libero con tessera Arci
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03 / 29
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03 / 30
17:00
Per far rivivere i tuoi vecchi vestiti che giacciono da tempo nel tuo armadio, o hai voglia di cambiare look...
Per far riprendere “vita” ad un oggetto dimenticato nel cassetto.
Per far conoscere ad altri un libro che ormai hai letto più volte.
Per favorire il riciclo ed il riuso degli oggetti, ridando loro un nuovo valore, contro il principio dell'obsolescenza e dello spreco.
Vieni in Scighera a scambiare con gli altri tutto quello che credi.
(beni, libri, fumetti, indumenti, gioielli, accessori, cd,strumenti
musicali ed altro)
Ingresso con tessera Arci
20:00
La Scighera è lieta di ospitare "Il cineforum di Mr. Arkadin"
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PER QUESTA SERA DOPPIO APPUNTAMENTO
(Drammatico, regia di Jean-Luc Godard, b/n, 89 minuti, Francia 1960)
Godard nel suo primo lungometraggio, Fino all'ultimo respiro, mette in scena una straordinaria ballade, l'andare a zondo, la fuga, l'erranza di Belmondo è una em>deriva che libera il passo e il crollo senso-motorio del soggetto spossessato allenta la tensione per aprire ad una differente sovranità: il non-so-che-fare, in un mondo asservito all'utilità, all'efficienza, alla puntualità, è un urto che libera curve e poemi; un film eccedente perché fuori fuoco, fuori della Forma convenzionale del linguaggio cinematografico a partire dal rifiuto di raccontare una storia, partire dall'ora zero o dal punto x, fare un inizio e arrivare di conseguenza - come se tutto fosse già anticipatamente pre-visto - ad un altro punto; un film ostile che, anziché compiacere gli spettatori ansiosi di chiudere la vita dentro la cornice di una storia, li maltratta; un film bislacco, sognato, che sembra cascare da tutte le parti, in equilibrio precario come l'andatura di Belmondo, una favola sputata contro il duro acciaio della miseria della realtà che ama rappresentarsi come una totalità mentre Godard recupera il (dis)senso dei pezzi, dei frammenti, degli spezzoni irriducibili alla logica del con-tenimento che riconduce sotto la sua autorità tutti i ritmi, le variazioni, i brani che faticosamente, creativamente, tentano di sottrarsi alla storia e al suo tempo amministrato.
(Western, regia di Sam Peckinpah,colore, 122 (106) minuti, USA 1973)
Billy nel film di Sam Peckinpah, Pat Garrett & Billy the Kid, attraversa, nel suo va e vieni, le frontiere, anzi il suo attraversamento è proprio ciò che crea queste superfici mobili e ininquadrabili, ciò che fa frontiera. Billy è una frontiera che non si può correggere, normare, regolare: un'indisciplina che resiste alla volontà di distribuire ciò che è vivente in un dominio di valore e utilità, valore di scambio e logica utilitaria: morte. Billy è stupefacente, vivente anche nella sua ostinazione a morire, che non è rassegnazione né resa o stanchezza, bensì resistenza, rifiuto strano che prende in contropiega il potere che ha deciso non più di dare la morte ma di gestire la vita: il potere che si è dato il compito di normalizzare la vita è giocato dall'ostinazione a morire di Billy, dalla sua volontà di vivere e resistere, senza fondamento né finalità. Carattere specifico del potere, nelle sue trasformazioni (sovranità, disciplina, controllo) è di reprimere o istituzionalizzare -e, quindi, anestetizzare - le energie inutili, i piaceri intensi, i comportamenti irregolari, tutte le manifestazioni di un corpo che deve esultare, come cantava Jacques Brel. Poiché la produzione, fordista e postfordista che sia, richiede un corpo docile, la logica dell'utile, logica del capitale, esige corpi sottomessi se non ai comandi alla legge o al diritto. Un corpo non inscritto in questi circuiti di produzione e rappresentazione spettrale è fuorilegge, non fa corpo con l'ordine borghese o con il disordine spettacolare che esso allestisce per autocontestarsi, spettacolarmente, cioè per autoalimentarsi, rappresentando, al tempo stesso, l'ordine e il contrordine, il potere e la critica. E nell'epoca dell'accumulazione originaria del capitale è intollerabile per il potere un'incompatibilità con la costrizione al lavoro, il lavoro in generale, come dice Marx, il lavoro astratto, che spettralizza e trasforma la carne in organismo, organizzazione. Billy è un corpo-senza-organi che si disperde nei piaceri, nel combattimento, nelle orge, che si consuma senza produrre, senza fare opera. Io sono per me il mio genere, sono senza norma, senza legge, senza modello. Libero dal comando e purgato dal diritto. Billy fonda la sua causa su se stesso, l'unico, sull'effimero, sul mortale, sull'istante contrapposto all'eternità delle leggi (etiche, estetiche, ecc.): io mortale creatore di se stesso nel suo consumarsi che fonda la sua causa su nulla. Billy non vive per morire, non vive per trovare la vita vera, giusta, fondata, non vive per ritrovarsi ma per godere, fuori dell'accumulazione, delle recinzioni, del diritto.Nel rovescio.
INGRESSO CON TESSERA ARCI
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