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Giovedì Marzo 13, 2008
Inizio: 21:30
End: 23:30
Ritornano le poesie e ritornano i poeti che si sfideranno frontalmente a suon di sineddoche rotanti, in una vertiginosa escalation di endecasillabi e grugniti.
3 i minuti di tempo a disposizione per la declamazione.
5 i giudici estratti a sorte dal pubblico.
3 i cerimonieri che presenteranno questo spettacolo poetico.
Tante le poesie che scorreranno - ironiche, arrabbiate, maliziose, malinconiche, intimiste, impegnate, sarcastiche, leggere, romantiche, struggenti, folli - sul palco della scighera.
Mischiati nella serata i ritmi incalzanti di dj Skrim.
E allora: il palco l’abbiamo spolverato, poeti, poesie, cerimoniere e dj presenti, manca….il pubblico. E che pubblico sia. E che sia numeroso. E che sia matto, santo, demone, menestrello, giudice. E che sia discreto e spudorato. E che. E che diamine e che SLAM POETRY sia!
Per info e curiosità sullo slam poetry: http://www.lascighera.org/slam Ingresso libero con tessera ARCI
Venerdì Marzo 14, 2008
Inizio: 21:30

Luca Ghielmetti fa il farmacista (a Valmorea, vicino a Como, a un passo dalla Svizzera), fa il poeta (in un paio di dischi pubblicati finora, nel terzo in arrivo, e nelle più importanti rassegne di canzone d'autore, a partire dal Tenco nel lontano 1990), fa l'autore di canzoni (persino) di successo, quando vuole ("Per amore dei tuoi occhi blu" e "A un passo dalle nuvole", cantate da Ruggeri). È plurimo come un musicista e timido come un gigante. Sale sempre sul palco come un amico chiamato a tradimento, perché lui è della stessa razza di Bocca di Rosa, e cioè è uno di quelli che la canzone, pardon l'amore, la saprebbero fare bene come mestiere, ma riescono a farla soltanto per passione. Nel suo DNA ci sono i poeti francesi più maledetti e i rocker più emotivi. I suoi viaggi ti parlano della Liguria, del Salento o di New York con la stessa vocazione al sogno da appuntarsi sul cuscino, all'orizzonte chiuso da una montagna che solo la musica può attraversare. Ghielmetti ha più o meno vent'anni di carriera come musicista, un po' meno come farmacista: ha imparato bene quale medicina dare ai bambini con l'influenza, agli adolescenti che fingono un mal di gola per non andare a scuola, ai sognatori che aspettano sempre una nuova canzone per continuare a viaggiare.

Isa, torinese nata a Sanremo, è una cantautrice-ricercatrice colta nei temi e nelle forme, popolare e affascinante negli esiti, con alle spalle l'esperienza vitale di centomila serate dove la musica si fa davvero. La potente anima melodica nella voce e la poesia - cantabile, cantata, vera - consegnano un'intensa testimonianza della migliore canzone d'autore, già racchiusa nel disco d'esordio "Disoriente" (2003). Nel 2005 esce il suo primo lavoro da interprete: "Porta dei Canti. Raccontando Genova". Nel 2006 il lavoro di ricerca di Isabella Maria Zoppi e il mestiere di cantautrice di Isa si conciliano nella pubblicazione di "Paolo Conte. Elegia di una canzone", per l'Editrice Zona. Nel 2007, sempre per la Zona, esce "Il giorno che passa e consuma. Storia, musica e parole di Gianmaria Testa". Isa sta preparando un progetto nuovo, che vede intrecciarsi racconti e canzoni.

Ingresso con tessera Arci e sottoscrizione

Domenica Marzo 16, 2008
Inizio: 16:00
End: 18:00
Giornata clownerie con la scigherina
alle 16,00
La compagnia Miclo' presenta:
"Imprese di pulizie..cercasi"  spettacolo di clownerie e micromagia
alle 17,00
laboratorio sul clown per bambini/e tenuto sempre dalla compagnia Miclo', l' eta' minima per partecipare e' di 4 anni







Per poter partecipare occorre prenotarsi mandando una mail a: gabri@scighera.org
 
....e per finire merenda equosolidale
Inizio: 21:00

La Scighera è lieta di ospitare "Il cineforum di Mr. Arkadin"
Vai alla pagina della rassegna

 

(Commedia, regia di Jerry Lewis produzione, 107 minuti, USA 1963)

Corpo anomalo,
disarticolato e destrutturato, selvaggio e indisciplinato, Jerry Lewis è un laboratorio di libera sperimentazione come il personaggio di Le folli notti del dottor Jerryl che rovescia funzione e utilità di gesti e oggetti, reinventando come un dadista la soggettività. Jerry Lewis è un corpo che non risponde ai comandi, un corpo che non risponde di se stesso. Un corpo che - come tutti gli altri corpi - riceve e trasmette movimento, solo che la ricezione e la trasmissione del movimento nel corpo di Jerry Lewis determina continue de-territorializzazioni sia nell'assetto psico-fisico del soggetto che nel mondo esterno gerarchizzato e incarognito. Ogni gesto, passo o suono, è un atto di sabotaggio. La ricezione del movimento di mondo da parte del suo corpo provoca un'eco inaudita, un rigonfiamento abnorme, ridefinendo l'equilibrio senso-motorio, psichico e vocale: succede quando qualcuno alza la voce o grida, impartisce ordini (il preside della scuola in Le folli notti del dottor Jerryl). E la trasmissione del movimento poi, che dal corpo si prolunga nel mondo, è catastrofica. Il movimento trasmesso è la distruzione dello spettacolo, il rifiuto del complotto come dell'addomesticamento. Jerry Lewis è un corpo contestatore, inappropriato alle circostanze, dis-appropriante, impertinente e incontenibile: un corpo disubbidiente, fuori sincrono, fuori del mondo governato dall'utile. Gli insegnanti-cariatidi osservano immobili e minacciosi gli studenti danzanti, il suo corpo invece si scuote, vibra, balla (Jerry Lewis non cammina mai, ma danza).
Il corpo di Jerry Lewis è intermittente, disarticolato, provvisorio, privo di ingiunzione, finalità, fondamento. È il molteplice divenire. Corpo perdente, di minoranza o minorazione, che proprio per questo si riscatta grazie ad un movimento di mondo che lo salva e lo rende vincente. Corpo paradossale, Jerry Lewis è una macchina da guerra che oppone il suo rifiuto alla logica uniformante e identitaria del potere. È un corpo che - come quello di Carmelo Bene - non ha dominio (né su sé, né sugli altri). Non un corpo-individuo, un corpo-sé ri(con)dotto alla puntualità del soggetto-padrone (di sé come degli altri) ma un corpo sovversivo che danza da film a film.

INGRESSO CON TESSERA ARCI

Venerdì Marzo 21, 2008
Inizio: 22:00
End: 23:27

SeCTiS è una formazione pianoless che propone un repertorio di jazz contemporaneo passando attraverso il periodo della West Coast. L'assenza dello strumento armonico è una scelta compiuta sia per ragioni di sonorità sia per permettere una maggiore libertà di manovra nelle improvvisazioni. Per lo più, il gruppo suona composizioni originali, ma presenta anche riletture di brani di Ornette Coleman e di classici di Burt Bacharach. Nel complesso, la loro è una musica molto libera che non perde mai di vista il beat, perché sono convinti che non si possa fare jazz senza far battere il piede.

Luca Segala - Sax tenore - soprano
Federico Cumar - Trombone
Persio Tincani - Contrabbasso
Luigi Scuri - Batteria

Ingresso con tessera e sottoscrizione

Sabato Marzo 22, 2008
Inizio: 22:00
End: 23:30

Il punto di partenza del repertorio di Marco Fusi è il genere ebraico klezmer, con una particolare attenzione però ai rapporti e alle contaminazioni che nel suo cammino storico ha avuto con le altre culture.
Sono quindi presenti anche brani della tradizione araba, dell'Est Europa, zingara e commistioni con il jazz.
Questo ampio e variegato universo sonoro è inoltre fonte di ispirazione per dei brani scritti dallo stesso Fusi, che hanno via via acquistato un peso sempre più rilevante nella scaletta dei suoi concerti.
La scelta insomma è stata quella di utilizzare l'universo sonoro del Klezmer come una guida, un filo conduttore, un pretesto per esplorare culture musicali affini come quella araba, gitana e jazzistica vuoi per le sue composizioni originali, vuoi per i brani tradizionali, che vengono rielaborati sfruttando la formazione polivalente dei musicisti di questo ensamble, che va da generi come musica classica fino al flamenco e al jazz.
Per fare un paragone con le arti figurative si può prendere come esempio Chagall, il quale ha reinterpretato l'ambiente ebraico utilizzando la sensibilità pittorica a lui contemporanea, riuscendo così a fornire una visione allo stesso tempo moderna e rispettosa della tradizione cui ha fatto riferimento.
Sono da leggere in questa chiave anche i rimandi a sperimentazioni contemporanee che hanno avuto come riferimento musica tradizionale come quelli di G.Trovesi e di J. Zorn.
Marco Fusi ha poi voluto dare un valore simbolico alle scelte artistiche effettuate: la musica diviene la metafora di una società possibile, dove le differenze non portino necessariamente allo scontro ma ad un arricchimento reciproco

Clicca qui per ascoltare un brano di Marco Fusi

Marco Fusi clarinetto
Thomas Sinigallia Fisa
Yuri Goulubev ContrabbassoAlyona Afonichkina
Alyona Afonichkina Violino

Ingresso con tessera e sottoscrizione

 

Martedì Marzo 25, 2008
Inizio: 21:15
End: 23:59

GRANDE TORNEO DI PING PONG (tennis tavolo)

Prima serata di qualificazione del secondo torneo di ping-pong della scighera. L'altra serata qualificatoria sarà martedì 25 marzo.

Le finali si svolgeranno martedì 8 aprile

leggi il regolamento e le modalità di iscrizione a questa pagina

Mercoledì Marzo 26, 2008
Inizio: 21:30

di e con Marcella Formenti

Si parla di una donna occidentale, benestante, colta, vittima di una delle peggiori torture, quella che, per non sporcarsi le mani, si fa bianca, silenziosa e devastante. In un ricco paese, sotto gli occhi di tutti. Lo spettacolo non ripercorre le tappe della vita di Ulrike Meinhof, il suo nome compare casualmente pronunciato dalla sua voce, la voce di una prigioniera come molte altre nella storia della tortura. Si racconta delle probabili conseguenze di questa orribile pratica su un individuo che ci può somigliare per estrazione sociale e cultura. Il suo intento è raccontare la storia di una terrorista da un'altra angolatura, non biografica, se non per vaghi accenni, appunto. "Ammutinamento!" si ispira all'omonimo documentario che Ulrike Meinhof scrisse per la televisione tedesca nel 1971. Di fatto la prima testimonianza documentata delle vessazioni subite da ragazze chiuse in alcuni riformatori tedeschi, adibiti alla cosiddetta "educazione sorvegliata". Pochi mesi dopo Ulrike Meinhof viene arrestata e rinchiusa in una cella di isolamento assoluto, simile a quella di Monica, protagonista della storia da lei stessa descritta.

Spiamo La Prigioniera negli ultimi momenti della sua vita, chiusa nella sua cella asettica, intenta in una lotta disperata al fine di conservare la propria lucidità mentale. La sua follia sarebbe la riprova del successo della tortura, una sconfitta. Combatte, oscillando tra stati di allucinazione e di ritrovata lucidità. Il suo destino è segnato, morirà a breve, uccisa o "suicidata" dai suoi stessi carcerieri.

Con lei c'è Monica, giovane rinchiusa nel bunker del Riformatorio Eichenhof di Berlino, a causa di una tentata fuga. Monica è una ragazza cresciuta in differenti orfanotrofi. Non ha studiato, non ha avuto esempi positivi o legami affettivi determinanti. La sua personalità si è strutturata in modo casuale, gioca per combattere la paura e la solitudine. Monica, insieme a molti altri personaggi che visiteranno La Prigioniera, è a sua volta una creatura della fantasia di Ulrike, diventandone gradualmente la sua seconda personalità. La vita della cella viene scandita dai comandamenti di un regolamento parallelo a quello della prigione, un regolamento sadico e anarchico che gioca a favore, a volte contro, la nostra protagonista.

Ingresso con sottoscrizione e tessera Arci

Giovedì Marzo 27, 2008
Inizio: 21:30
End: 23:30

Incontro con Selva Varengo, autrice del libro "La rivoluzione ecologica. Il pensiero libertario di Murray Bookchin" (ed. Zero in condotta) e alcune persone del villaggio ecologico di Granara.

La presentazione del libro di Selva Varengo è l'occasione per aprire un confronto sul tema dell'ecologia sociale. L'autore de "L'ecologia della libertà" afferma che l'unica strada praticabile di fronte all'imminente catastrofe ambientale è quella di una trasformazione radicale del pensiero e della società in chiave libertaria ed ecologica. In quest'ottica non sono significative riforme parziali, provvedimenti di tutela ambientale, politiche di decrescita, e nemmeno la realizzazione di piccole e isolate comunità ecocompatibili. E' necessaria una rivoluzione ecologica. Il villaggio ecologico di Granara nasce ispirandosi alle idee e agli interrogativi sollevati da Bookchin. Granara è un laboratorio dove continuamente si sperimenta lo spiazzamento relativo alle nostre abitudini quotidiane, ciò che è dato per scontato nel più ampio contesto sociale. Così, chi viene a Granara si trova a vivere una diversa relazione con la tecnologia, la vita collettiva, le forme dell'abitare.

Villaggio ecologico di Granara, Valmozzola (Parma) - www.granara.org

Ingresso libero con tessera Arci

Venerdì Marzo 28, 2008
Inizio: 21:30
End: 23:30

Ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare le riviste letterarie

Oppure: come fare cultura senza vendere enciclopedie

O anche: come dimenticare Maria De Filippi e vivere felici

La Scighera e B.I.R.R.A (Bagarre Internazionale Riviste Alternative) hanno l’onore di ricevervi ancora una volta alla loro asimmetrica tavola rotonda da dove potrete osservare il mondo delle riviste letterarie italiane, scoprire le magiche alchimie che generano nuovi talenti e le misteriose formule che danno vita a linguaggi e stili innovativi.

Qual è il trucco che sta dietro la nuova narrativa italiana?

Lo scopriremo insieme a El Aleph (Milano), L'inutile (Venezia), Chiedi alla Carta, letteratura d'azzardo (Verona). Nuovi protagonisti del panorama letterario nazionale che si sfideranno temerari in una battaglia all’ultimo incantesimo. Quattro prove per decidere quale delle riviste in gara si aggiudicherà la vittoria: progetto editoriale, narrazione, design e free-style.

A votare saranno il pubblico e una selezionata giuria di qualità: Matteo B. Bianchi, Davide Musso, Christian Mascheroni.

A scandire la battaglia gli ormai indimenticabili ritmi nazionalpopolari di Dj Kortatub.

Riassunto delle puntate precedenti: sguainarorono trionfalmente le loro bacchette: Fernandel (Ravenna), 'tina(Milano), Frenulo a Mano (Reggio Emilia), Eleanore Rigby (Milano), Il Primo Amore (Milano), L'Accalappiacani (Reggio Emilia), Maltesenarrazioni (Alessandria).

Ingresso libero con tessera Arci

Domenica Marzo 30, 2008
Inizio: 17:00

Per far rivivere i tuoi vecchi vestiti che giacciono da tempo nel tuo armadio, o hai voglia di cambiare look...
Per far riprendere “vita” ad un oggetto dimenticato nel cassetto.
Per far conoscere ad altri un libro che ormai hai letto più volte.
Per favorire il riciclo ed il riuso degli oggetti, ridando loro un nuovo valore, contro il principio dell'obsolescenza e dello spreco.
Vieni in Scighera a scambiare con gli altri tutto quello che credi.
(beni, libri, fumetti, indumenti, gioielli, accessori, cd,strumenti
musicali ed altro)

Ingresso con tessera Arci

Inizio: 20:00

La Scighera è lieta di ospitare "Il cineforum di Mr. Arkadin"
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PER QUESTA SERA DOPPIO APPUNTAMENTO

 

(Drammatico, regia di Jean-Luc Godard, b/n, 89 minuti, Francia 1960)

Godard nel suo primo lungometraggio, Fino all'ultimo respiro, mette in scena una straordinaria ballade, l'andare a zondo, la fuga, l'erranza di Belmondo è una em>deriva che libera il passo e il crollo senso-motorio del soggetto spossessato allenta la tensione per aprire ad una differente sovranità: il non-so-che-fare, in un mondo asservito all'utilità, all'efficienza, alla puntualità, è un urto che libera curve e poemi; un film eccedente perché fuori fuoco, fuori della Forma convenzionale del linguaggio cinematografico a partire dal rifiuto di raccontare una storia, partire dall'ora zero o dal punto x, fare un inizio e arrivare di conseguenza - come se tutto fosse già anticipatamente pre-visto - ad un altro punto; un film ostile che, anziché compiacere gli spettatori ansiosi di chiudere la vita dentro la cornice di una storia, li maltratta; un film bislacco, sognato, che sembra cascare da tutte le parti, in equilibrio precario come l'andatura di Belmondo, una favola sputata contro il duro acciaio della miseria della realtà che ama rappresentarsi come una totalità mentre Godard recupera il (dis)senso dei pezzi, dei frammenti, degli spezzoni irriducibili alla logica del con-tenimento che riconduce sotto la sua autorità tutti i ritmi, le variazioni, i brani che faticosamente, creativamente, tentano di sottrarsi alla storia e al suo tempo amministrato.

 

(Western, regia di Sam Peckinpah,colore, 122 (106) minuti, USA 1973)

Billy nel film di Sam Peckinpah, Pat Garrett & Billy the Kid, attraversa, nel suo va e vieni, le frontiere, anzi il suo attraversamento è proprio ciò che crea queste superfici mobili e ininquadrabili, ciò che fa frontiera. Billy è una frontiera che non si può correggere, normare, regolare: un'indisciplina che resiste alla volontà di distribuire ciò che è vivente in un dominio di valore e utilità, valore di scambio e logica utilitaria: morte. Billy è stupefacente, vivente anche nella sua ostinazione a morire, che non è rassegnazione né resa o stanchezza, bensì resistenza, rifiuto strano che prende in contropiega il potere che ha deciso non più di dare la morte ma di gestire la vita: il potere che si è dato il compito di normalizzare la vita è giocato dall'ostinazione a morire di Billy, dalla sua volontà di vivere e resistere, senza fondamento né finalità. Carattere specifico del potere, nelle sue trasformazioni (sovranità, disciplina, controllo) è di reprimere o istituzionalizzare -e, quindi, anestetizzare - le energie inutili, i piaceri intensi, i comportamenti irregolari, tutte le manifestazioni di un corpo che deve esultare, come cantava Jacques Brel. Poiché la produzione, fordista e postfordista che sia, richiede un corpo docile, la logica dell'utile, logica del capitale, esige corpi sottomessi se non ai comandi alla legge o al diritto. Un corpo non inscritto in questi circuiti di produzione e rappresentazione spettrale è fuorilegge, non fa corpo con l'ordine borghese o con il disordine spettacolare che esso allestisce per autocontestarsi, spettacolarmente, cioè per autoalimentarsi, rappresentando, al tempo stesso, l'ordine e il contrordine, il potere e la critica. E nell'epoca dell'accumulazione originaria del capitale è intollerabile per il potere un'incompatibilità con la costrizione al lavoro, il lavoro in generale, come dice Marx, il lavoro astratto, che spettralizza e trasforma la carne in organismo, organizzazione. Billy è un corpo-senza-organi che si disperde nei piaceri, nel combattimento, nelle orge, che si consuma senza produrre, senza fare opera. Io sono per me il mio genere, sono senza norma, senza legge, senza modello. Libero dal comando e purgato dal diritto. Billy fonda la sua causa su se stesso, l'unico, sull'effimero, sul mortale, sull'istante contrapposto all'eternità delle leggi (etiche, estetiche, ecc.): io mortale creatore di se stesso nel suo consumarsi che fonda la sua causa su nulla. Billy non vive per morire, non vive per trovare la vita vera, giusta, fondata, non vive per ritrovarsi ma per godere, fuori dell'accumulazione, delle recinzioni, del diritto.Nel rovescio.

INGRESSO CON TESSERA ARCI

Martedì Aprile 1, 2008
Inizio: 21:15
End: 23:59

GRANDE TORNEO DI PING PONG (tennis tavolo)

Seconda e ultima serata di qualificazione del secondo torneo di ping-pong della scighera.

Le finali si svolgeranno martedì 8 aprile

leggi il regolamento e le modalità di iscrizione a questa pagina

Giovedì Aprile 3, 2008
Inizio: 21:30
End: 23:30

(di Biondani, Gerevini, Malagutti, Editore ChiareLettere, 2007)

Una lettera inviata al Corriere della Sera in cui si raccontano loschi affari, un banchiere d'assalto capo di una Banca di provincia. Sembra l'inizio di un giallo d'altri tempi, invece è la faccia oscura del capitalismo italiano, descritta da Paolo Biondini, Mario Gerevini e Vittorio Malagutti nel libro Capitalismo di rapina, la nuova razza Predona dell'Economia Italiana (Edizioni Chiarelettere). Siamo di fronte ad nuova forma di capitalismo che ha superato la logica del profitto per approdare a quella della rapina organizzata e sistematica oppure è solo la banda del quartierino?

Ne parliamo con Luciano Lanza, Mario Gerevini e Vittorio Malagutti dalle 21,30 in poi in Scighera, modera Daniele Scalia

ingresso libero con tessera Arci

Venerdì Aprile 4, 2008
Inizio: 21:30


Teatro dell'Elfo


di
Christine Nostlinger
adattamento e lettura scenica di Cristina Crippa

Favola surreale e ipermoderna, narra la storia di Marius, un bambino sintetico e liofilizzato che una potente ed efficiente multinazionale produce per soddisfare le richieste di una clientela di genitori/acquirenti esigenti e frettolosi, con poco tempo da perdere per la procreazione, l'accudimento e l'educazione dei figli.
Per un errore del sistema di distribuzione Marius, bambino esageratamente perfetto, educato, ubbidiente, studioso, viene recapitato alla signora Berta Bartolotti. La signora B.B. non è troppo giovane, né troppo vecchia, è disordinatissima, un po' anarchica e, sfiorata un tempo dal desiderio di maternità, ormai non ci pensava più.
Comincia così tra questo essere insolito e questa improbabile mamma un rapporto di amore e solidarietà che sconvolgerà la vita della signora B.B.
E quando la ditta costruttrice rivuole il suo prodotto, la signora B.B. ingaggerà con la multinazionale una lotta apparentemente impari e destinata alla sconfitta...

Ingresso con tessera arci e sottoscrizione

Sabato Aprile 5, 2008
Inizio: 21:30
End: 23:45

È possibile e caldamente
consigliato prenotare
, fino al 4 aprile 08, esclusivamente presso:
02-89.30.53.39 (seg. tel): lasciare nominativo, recapito telefonico e
nº di posti.

Attenzione: i tagliandi prenotazione vanno ritirati
la sera stessa dello spettacolo, dalle h 20 alle h 21. Dopo tale ora
le prenotazioni non ritirare decadranno.

Ingresso con sottoscrizione e tessera ARCI


CARMEN MELONI al baile
da Albaceite, Alejandro Villaescusa al cante
da Siviglia, Manuel Montero a la guitarra
con la partecipazione de “El Cuadro de la Peña Flamenca”


La Peña Flamenca di Milano ci offre una serata dedicata al Flamenco di qualità, per l'estreno milanese di Carmen Meloni, una delle bailoras più interessanti del panorama nazionale.

Domenica Aprile 6, 2008
Inizio: 15:00
End: 19:00

La Scighera e le Voci di Mezzo presentano

Il canto popolare fra città e campagna
Un pomeriggio con la famiglia Caprara.

"I Caprara. Fra città e campagna" era il titolo di un 33 giri curato da Cesare Bermani, uscito nella collana dei Dischi Del Sole nel febbraio del 1974. Il disco raccoglieva una parte del ricchissimo repertorio di una famiglia mantovana emigrata a Milano negli anni 30. Un patrimonio di canti popolari e militanti che fondeva due anime e due tradizioni: quella più spiccatamente contadina e quella delle lotte, antifasciste prima e operaie poi, vissute in città.
Tre generazioni unite dalla passione per il canto, anzi i canti, che si tramandano ormai da decenni come una storia di famiglia. E pare che anche gli ultimi arrivati siano piuttosto intonati....

Le Voci di Mezzo invitano tutti a un pomeriggio conviviale di canti e racconti. Tanti i cori invitati, ospite d'onore sarà appunto la famiglia Caprara.

Ingresso libero con tessera Arci

Inizio: 20:00

La Scighera è lieta di ospitare "Il cineforum di Mr. Arkadin"
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QUESTA SERA DOPPIO APPUNTAMENTO

(Drammatico, regia di Raoul Walsh, 114 minuti, USA 1949)

 

James Cagney in La furia umana di Raoul Walsh è un centro energetico senza alcun equilibrio, un centro destrutturato, una tensione incessante, un concentrato energetico sull'abisso della deflagrazione: una folgorazione che consuma» ma che tuttavia è attesa. Cody più che cadere nel complotto, l'accetta: la sua è una distruzione folgorante. Ha un'energia incontenibile, senza contegno, fuori legge ma soprattutto ha il coraggio di sopportare la crudeltà.
La sua destinazione è quella di incendiarsi perché è lui a sceglierla, a volerla fin dall'infanzia (l'eredità della follia), risponde non per rassegnarsi all'ordine (non si arrende ma brucia) ma per alterarlo. Carattere e destino co-incidono; compiersi è dissolversi nella catastrofe non per
effetto di un complotto buio o di una sceneggiatura che stritola, schiaccia, separa, bensì per sottrarsi a questo destino distruggendosi, nella luce delle fiamme, in quanto oggetto di
complotto, di tradimento, oggetto separato dalla sua libertà e dai suoi affetti anzitutto. Cody, con il suo richiamo violento al godimento strano e perturbante, esplode in un'ebbrezza moltiplicata sputata crudelmente contro la forza coerente e tranquilla della legge, contro l'opacità del mondo finalmente attraversato con lampi apparentemente crudeli, in cui la seduzione si
lega al massacro, al supplizio, all'orrore, rapito fuori di sé dall'eccedenza dei suoi deliri, Cody brucia; preda, come Atteone, dei suoi stessi cani, pensieri impensabili, e nel suo urlo
finale scatena altre forze dissolvitrici: urlo che concatena dolore e rabbia, taglio liberatorio che squarcia il cielo. La furia umana è questa vampa, questo grido di rabbia, un fiammeggiante disquarto bruniano, uno squarcio in cui la serie materiale dell'energia incandescen te della locomotiva, che nell'incipit emerge dalla tunnel sputando calore bianco, vapore bianco che incendierà questo gangster-movie fino a trasformarlo, nel cammino narrativo dell'azione, in un film nero; le forze materiali si alleano per alterarle alle passioni del carattere che tentano di forzare il destino. Cody incarna la follia che contesta fino a dissolverla la razionalità e il suo ordine, apparenti, fasulli, simulati: per questo è in cima al
mondo. Questa razionalità è solo controllo, simulazione, come simulata era l'amicizia del poliziotto infiltrato, che ama pescare nel fine settimana, tranquillo, coerente, misurato. Come Giovanni, figlio di Florio, in Peccato che sia una puttana di John Ford (il poeta elisabettiano), Cody, détournando Artaud che tratteggia un ritratto del furore eroico di Giovanni, non tentenna un istante, non esita un minuto; dimostra così quanto poco possa contare qualunque barriera che gli si opponga. È criminale con eroismo, ed è eroico con audacia e con
ostentazione. Tutto lo spinge in questa direzione e lo esalta, non esiste per lui né cielo né terra, ma solo la forza della sua convulsa passione, una passione sovraumana che le leggi arginano e ostacolano. La furia umana sprigiona una lacerazione che non ammette alcuna ri-composizione poiché il mondo prende fuoco, esplode nel conflitto insolubile tra legge e godimento, misura e perturbante. Le fiamme conclusive di La furia umana divampano nella durezza della non-riconciliazione: rottura insanabile tra carattere e destino, fuorilegge e legge.

 

(Western, regia di John Ford, 119 minuti, USA 1962)

Nel film di John Ford, L'uomo che uccise Liberty Valance ciò che è in gico è la pulsione di morte come aldilà del valore, il valore di scambio sotto il cui segno anche la natura si trasforma in valore e si avvia il processo di sradicamento della natura (e dell'uomo) dall'indeterminazione (l'Ovest rizomatico della Frontiera con i suoi farmer che dal basso costituiscono poteri in rete) per sottometterlo alla determinazione del valore tipica del capitalismo e della democrazia rappresentativa. La pulsione di morte di questo film eccede e contrasta il principio di realtà tutto
economico-politico, di una realtà-spettro, governata dalla contraffazione e dalla simulazione. Al di là del biologico, la morte in Liberty Valance è sfida, è un ordine superiore a quello del codice (borghese); una resistenza, una prova di forza - come prova di forza reale era quella tra piccoli proprietari terrieri e grandi proprietari terrieri - sostituita dalla prova di rappresentatività del vecchio senatore che ha tradito gli ideali della Frontiera. La morte come pulsione, sfida e resistenza, non è una morte differita, una morte che mummifica i corpi; non è una morte subita, né concessa: è, semmai, il sacrificio, come uello della Giovanna d'Arco di Dreyer. Una morte violenta che si oppone ad una morte lenta. La morte di chi non vuole essere un conservato, un servus, assoggettato al codice del
diritto, della produzione e della rappresentazione. La pulsione di morte, più che il tentato suicidio o la morte di per sé, è il rifiuto di questa dominazione. Una vertigine, un eccesso, una protesta vibrata e rigorosa non contro il progresso sociale ma contro il progresso del sociale. La (pulsione di) morte in questo film non è qualcuno che se la svigna.

INGRESSO CON TESSERA ARCI

Martedì Aprile 8, 2008
Inizio: 21:15
End: 23:59

GRANDE TORNEO DI PING PONG (tennis tavolo)

Dopo le due serate di qualificazione questa sera si scontreranno gli 8 finalisti ...

leggi il regolamento a questa pagina

Mercoledì Aprile 9, 2008
Inizio: 21:30

Un uomo è un uomo.
Ma un uomo, lo si può rifare
a volontà.
E quest'uomo rifatto, a
qualunque funzione
si pensi di adibirlo, non
darà delusione.
Se non lo si sorveglia,
dalla notte al mattino
possiamo anche trovarcelo
mutato in assassino.

(Bertolt Brecht)

La rappresentazione allestita
nel 2004 da Grupov, una compagnia teatrale belga, è il punto di partenza del documentario di Orsola Sinisi: “Del Rwanda non sappiamo nulla”.
Approcci molteplici per riflettere sugli eventi a cui, nel 1994, è corrisposta l’indifferenza del mondo occidentale: un milione di morti in 100 giorni. Il documentario si interroga su alcuni temi - l’uso strumentale dell’informazione, la manipolazione della realtà attraverso il mezzo televisivo - accostando il lavoro teatrale, i servizi giornalistici, le testimonianze e le immagini di un genocidio reale.

Al termine del documentario
ne discuteremo con:
Orsola Sinisi, regista.

Michela Zucca, antropologa.
Ha svolto il suo lavoro di campo in Perù e Colombia. È specializzata in cultura popolare e storia delle donne. Da più di dieci anni si occupa di sviluppo sostenibile in comunità rurali marginali.

Claudio Ceravolo, medico e operatore umanitario. È membro del Comitato Direttivo di COOPI e del Consiglio Nazionale dell’Assemblea delle ONG.

Ingresso con tessera Arci

Giovedì Aprile 10, 2008
Inizio: 21:30
End: 23:30

 

Ritornano le poesie e ritornano i poeti che si sfideranno frontalmente a suon di sineddoche rotanti, in una vertiginosa escalation di endecasillabi e grugniti.

3 i minuti di tempo a disposizione per la declamazione.

5 i giudici estratti a sorte dal pubblico.

Una la cerimoniera che presenta, supportata da due straordinarie vallette, questo spettacolo poetico.

Tante le poesie che scorreranno - ironiche, arrabbiate, maliziose, malinconiche, intimiste, impegnate, sarcastiche, leggere, romantiche, struggenti, folli - sul palco della scighera.

Mischiati nella serata i ritmi incalzanti di dj Skrim..

E allora: il palco l’abbiamo spolverato, poeti, poesie, cerimoniere e dj presenti, manca….il pubblico. E che pubblico sia. E che sia numeroso. E che sia matto, santo, demone, menestrello, giudice. E che sia discreto e spudorato. E che. E che diamine e che POETRY SLAM sia!

Per scoprire l'identità della cerimoniera di questo appuntamento, per info e per altre curiosità ancora: http://www.lascighera.org/slam

Ingresso libero con tessera ARCI

Venerdì Aprile 11, 2008
Inizio: 21:30

Parola di Bielle: "È bello trovare delle conferme. A distanza di quattro anni da "Uomini in costruzione" ritrovo Stefano Barotti. Il suo esordio mi aveva conquistato per le sue atmosfere d'oltreoceano (avevo parlato di "profumo di prateria"), con i piedi ben piantati nella tradizione della migliore canzone d'autore italiana. Un piccolo miracolo, fatto di testi curati, di belle melodie e ottimi arrangiamenti. Si sa che il secondo disco è il più difficile. Ma il piccolo miracolo si è ripetuto. "Gli Ospiti" è un disco ben scritto, ottimamente suonato, con una sua forte identità."

Stefano Barotti Classe 1972. Vive a Massa Carrara. Le sue canzoni sono legate alla musica d'autore italiana e al folk/rock americano. Nel 2001 comincia la sua collaborazione con Jono Manson (produttore artistico) e l'etichetta discografica Club de Musique Records. Le registrazioni del suo primo disco "Uomini in costruzione" cominciano a Sarzana (Sp) nel 2002 per essere ultimate qualche mese dopo in New Mexico negli studi Medio Media di Jono Manson. Dopo L'uscita del disco Stefano comincia una lunga serie di concerti, tra teatri, locali e piazze. In solo acustico in duo o con la band portando le sue canzoni in giro per l'Italia In parallelo all'attività live comincia a lavorare ad un nuovo progetto discografico: Gli Ospiti. Nel 2006 torna infatti in Nuovo
Messico per dare il via alle registrazioni del suo secondo disco, portato a termine circa un anno dopo e presentato a maggio 2007. www.stefanobarotti.net

Silvia Starnini, genovese, valente chitarrista, dopo un diploma del quinto anno al Conservatorio, un paio d'anni di canto jazz, la fondazione e la militanza nei Radionova, gruppo emergente di - come definirlo? - elettrorock d'autore, a seguire la nascita del trio jazz femminile JusTrio arriva alla proposta da solista come autrice e interprete.

 

Ingresso con tessera Arci e sottoscrizione

Sabato Aprile 12, 2008
Inizio: 22:00
End: 23:30

Gli Apuamater tentano di creare un'idea di folk-apuano partendo dal presupposto che Carrara è priva di una tradizione musicale. Gli strumenti acustici si uniscono in uno strano connubio tra teatro, new folk russo e pseudo jazz da osteria. Lo spettacolo ha inizio con una buona parte di brani del terzo concept album ovvero "2076: il ritorno di K. and the new partizan", la storia di un Cristo anarco-comunista che nel 2076 torna in terra per liberare l'uomo dall'alienazione mediatica e per fare ciò fonda il Cyberfolk. A seguire i brani degli altri due album: "Un cavatore, un partigiano, un vagabondo, un marinaio" e "Delirio e Castigo".

Ingresso con tessera e sottoscrizione

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