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« Venerdì Ottobre 24, 2008 »
Ven
18:00
End: 18:00

Morire di classe - clicca qui per visualizzare la galleria di immagini e qui per ascoltare la presentazione con l'autore.

“Alla fine di questo processo di disumanizzazione, il paziente che era stato affidato all’istituto psichiatrico perché lo curasse, non esiste più: inglobato e incorporato nelle regole che lo determinano. È un caso chiuso. Etichettato in maniera irreversibile, non potrà più cancellare il segno che lo ha definito come quelcosa al di là dell’umano, senza possibilità d’appello.”
(da “Morire di classe”)

Quarant’anni ci separano dalla prima edizione di “Morire di classe” (a c. di F. e F. Basaglia, fotografie di C. Cerati e G. Berengo Gardin), un reportage che scrisse una pagina decisiva nella creazione di un movimento di opinione che avrebbe dato un contributo fondamentale all’approvazione, dieci anni più tardi, della legge 180/78, più nota come legge Basaglia.
Sono qui esposte alcune immagini originali di Gianni Berengo Gardin, che, all’epoca, accolse l’invito di Carla Cerati a intraprendere un viaggio fotografico all’interno dei manicomi, con l’obiettivo dichiarato di denunciare le condizioni disumane dei pazienti degli istituti psichiatrici del nostro paese.
Sono fotografie che hanno la forza di un documento storico e che, sul finire degli anni ’60, hanno mostrato all’Italia una realtà scandalosa, una vergogna che molti avrebbero preferito ignorare. Ma sono anche immagini che, ancora oggi, conservano intatti la loro carica emotiva e il loro sguardo intimo e acuto sulla “diversità”.


 

 

22:00

“Il Progetto che presentiamo parte dall’idea di raccontare paesaggi sonori che, attraverso l’uso delle molteplici caratteristiche degli strumenti a percussione, permettono di imbastire una ragnatela su cui inserire temi adeguati e improvvisazioni coerenti alla nostra sensibilità. Il bisogno di raccontarsi attraverso una musica che non può essere etichettata in schemi predefiniti ci aiuta a percepire il linguaggio musicale come il veicolo di comunicazione a noi più consono. Per questa ragione vorremmo suonare ogni nota con la massima importanza e determinazione…proprio come se fosse l’ultima. L'amore per il jazz sperimentato in tante formazioni, la musica nel teatro, la musica contemporanea, la musica popolare e tanto altro ci hanno portato ad un progetto che è luogo di confluenza del nostro patrimonio e punto di partenza di un percorso originale. E’ un progetto il cui ambito musicale si muove nel grande alveo del jazz e dell'arte dell'improvvisazione, ma è complice delle grandi culture del mondo, con un occhio al futuro e alla ricerca di un'identità creativa fresca e vivace, fuori dallo show business, ma non 'contro' il pubblico."

Per ascoltare un brano clicca qui

Beppe Caruso: Trombone,Tuba e Shell.
Francesco D’Auria: Batteria, Hangs, Tubofoni, Tamburi ad acqua, Kalimbe, Kalimbone…ecc
( alcuni strumenti a percussione sono stati inventati e costruiti per il nostro progetto)

www.francescodauria.com
www.myspace/frdauria
www.beppecaruso.it
 

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