Fa' la cosa giusta 2008 - ecco perchè non ci saremo

Quest'anno la Scighera non parteciperà a "Fa' la cosa giusta", la fiera degli stili di vita sostenibili. Essendo stati presenti nelle ultime edizioni riteniamo di dover spiegare le motivazioni di questa scelta.

A partire dallo spostamento negli spazi di Fiera Milano, due anni fa, l'organizzazione ha preso una strada che ci sembra sempre più in contraddizione con i nostri obbiettivi. Sappiamo che la fiera di quest'anno sarà ancora più grande, forse il doppio rispetto all'anno scorso; per quello che abbiamo potuto constatare la crescita esponenziale dell'evento, in termini di spazio occupato, di numero degli espositori, di costi di partecipazione, ha determinato un deterioramento della qualità delle relazioni tra i soggetti coinvolti e, di conseguenza, uno svuotamento sostanziale dei contenuti.

Fiera o mercato?

Il progressivo aumento della quota di partecipazione ha posto agli espositori il problema di dover rientrare delle spese, trasformando l'attività economica nell'aspetto preponderante dell'intera fiera; la relazione tra espositore e visitatore, che nelle prime edizioni poteva rappresentare uno scambio di idee ricco e stimolante, si è ridotta a una compravendita di prodotti e servizi certificati dal marchio equo solidale. Le piccole realtà che non vendono nulla, quelle che probabilmente più di altre porterebbero un valore aggiunto di idee, di progetti, di alternative, rischiano di restare escluse a meno che non si ingegnino a trovare pure loro qualche cosa da vendere. Persone serie, impegnate da anni nella costruzione di alternative praticabili, che hanno fatto scelte coraggiose e difficili, sono costrette dalla logica perversa della concorrenza a trasformarsi in imbonitori da mercato, a barattare la dignità delle scelte fatte per un briciolo di visibilità. Come criticarli del resto? Proprio loro, che vivono la fatica quotidiana dell'andare "in direzione ostinata e contraria", sono quelli che più hanno bisogno di questa occasione di visibilità. E' accettabile che siano esposti a questo ricatto? E poi: possiamo accontentarci di sostituire le merci esistenti con altre più eticamente accettabili senza intervenire su un sistema che riduce le relazioni tra gli esseri umani alla sola sfera economica? Possiamo considerare sostenibile tale sistema?

Gigantismo a tutti i costi

Sempre più spazio, sempre più espositori, sempre più visitatori. Il principio che lega la qualità alla grandezza appartiene a un'impostazione culturale a nostro avviso superata. Già da diversi anni nell'ambito del variegato movimento di critica al sistema consumistico si sono affermate idee e pratiche che rifiutano di considerare lo sviluppo, nella sua accezione di crescita illimitata, come l'unica via possibile al progresso umano, e che alla ricerca di uno sviluppo alternativo contrappongono quella di un'alternativa allo sviluppo.
Troviamo quindi paradossale che chi organizza una "fiera degli stili di vita sostenibili" non si ponga il problema di una crescita senza limiti in nome della quale vengono sacrificati contenuti e idee, che ricorda molto da vicino l'assurda corsa alla grandeur degli ipermercati e dei grandi centri commerciali. L'enorme quantità di stimoli e di inviti al consumo, sia pure "critico", concentrati in un tempo di visita per forza di cose limitato, rende i visitatori, ma sarebbe meglio dire i clienti, sempre più confusi e meno propensi all'esercizio di una critica. Il rischio è di finire il giro con il sacchetto pieno e la testa vuota, come in un qualunque ipermercato...
Chiaramente anche a noi sta a cuore la diffusione delle idee che portiamo avanti, non abbiamo nessuna intenzione di creare una nicchia di illuminati e crediamo di dimostrarlo con la nostra pratica quotidiana. Ma se davvero gli stili di vita sostenibili in questo momento incontrano la curiosità di tante persone (e ciò si deve in parte al lavoro svolto fin qui anche dalla fiera stessa) allora l'obbiettivo secondo noi è moltiplicare le iniziative, gli spazi, gli eventi in cui queste idee trovano realizzazione, piuttosto che centralizzare tutto in un unico episodio limitato nel tempo e nello spazio.
A lungo abbiamo dibattuto sulla possibilità di essere presenti in maniera critica nei confronti della fiera stessa, rappresentando questi stessi contenuti, così come altri compagni di strada hanno deciso di fare. E' una scelta che rispettiamo, perché di certo non ci sfugge l'importanza dell'appuntamento in termini di visibilità. Ma tutto considerato, anche da un punto di vista strategico, il gioco non vale la candela perché il rischio di confondersi nel marasma generale, e svilire i nostri contenuti, è troppo grande.

Il collettivo della Scighera

non è una questione di spazi o di rumore

Concordo con il collettivo: non è una questione di spazi o di rumore. Ma di tensione e di coerenza. Una fiera degli stili di vita sostenibili e al consumo critico che al pari' di un evento fieristico qualsiasi punta alla massima resa e minima spesa. Un evento in cui vengono impiegati volontari e in cui i costi degli spazi continuano a levitare... si lo so poi ci spiegano che esiste la Srl e l'associazione etc etc. Gia'! Fa' la cosa giusta soffre di gigantismo; è venuto a mancare la profondità culturale e un progetto che punti ad essere uno step del cambiamento sociale. Vendi e compri qualcosa, ascolti la tua conferenza... nel luogo simbolo del commercio: la fiera di Milano. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Quest'anno neanche io andro'. Bravi quelli del collettivo. Andrea

ho visitato la fiera l'anno

ho visitato la fiera l'anno scorso e anche a me non ha lasciato grossi stimoli nè contenuti importanti.
più che altro mi è sembrata un grande mercato, con una percentuale (percepita) del 70% di stand alimentari. con tutto il rispetto per le pratiche del biologico, dell'equo e solidale e delle pratiche di coltura sostenibili in generale,credo che una proporzione di 7:3 tra gli stand che vendono vasetti di miele e tutto il resto non renda giustizia alla complessità degli argomenti che questo evento annuncia di volere trattare.
giovanna

la cosa giusta da fare

Ho partecipato alla fiera Fa’ la cosa giusta! come visitatrice quando la sede era in via Tortona e ne uscivo confusa dalla calca, dalla difficoltà/impossibilità di fermarmi dove mi interessava e quindi di scambiare opinioni e fare domande negli stand che più mi incuriosivano.
Ho poi partecipato – e vi parteciperò anche quest’anno – come espositore alla fiera di Milano. Non c’è paragone. Al contrario di quel che sostenete voi, trovo che la relazione tra visitatore ed espositore ne ha largamente guadagnato. Premetto che appartengo a quella tipologia di espositori che secondo voi è svantaggiata perché non abbiamo nulla da vendere. Questo fa sì che si avvicina a noi è proprio perché è interessato o mostra curiosità alla nostra attività e la relazione di domande/risposte che si crea nell’immediato diventa proprio uno scambio. Cosa chiedere di più?
Poi sono d’accordo su un sacco di cose che avete scritto, tipo la necessità di moltiplicare le iniziative e gli eventi e molto altro; e per quel che riguarda i costi, non ho un termine di paragone con gli spazi di via Tortona, ma a noi sembrava un costo sostenibile e una spesa che valeva la pena di affrontare. Peccato che non ci siate.
Ciao, buon lavoro
Claudia

politta

In efetti anche la pubblicità in cambio merce che hanno fatto nel passato con alcuni media assolutamente non estranei ad una logica mercificata dell'informazione faceva prevedere tale esito. E poi visto che l'equo diventa sempre più una questione di marketing la fine di molte fiere di questo tipo non potrà che essere misera in termini di valori e di comunicazione.

finalmente si respira

non condivido gran parte delle motivazioni del collettivo scighera, anche se, ovviamente, le rispetto. lo spostamento nei nuovi spazi di fieramilanocity ha permesso di "godere" maggiormente della fiera, senza dover sgomitare per camminare nei corridoi come avveniva in via tortona i primi anni, dove gli spazi erano davvero ridotti e per nulla vivibili - mancava perfino l'aria! al contrario, negli spazi di fieramilanocity si passeggia in tranquillità tra gli stand ed è possibile anche, e finalmente, chiacchierare con gli espositori. quindi il paventato "gigantismo" favorisce in realtà proprio le relazioni di cui il collettivo scighera giustamente sente la necessità. che sia un grande mercato mi pare non sia un problema, anche in scighera la birra, il vino e il cibo vengono venduti, cioè dati in cambio di denaro, no? come dite voi stessi, per molti degli espositori presenti, "Fa' la cosa giusta!" è un'occasione per farsi conoscere e per portare a casa anche quel denaro tanto vituperato che permette però di campare e di portare avanti i propri sogni. in tanti anni di frequentazione dei mondi "alternativi" (equo e solidale, biologico ecc.) ho scoperto che, purtroppo, i "duri e puri" confermano spesso di essere solo dei conservatori, arroccati sulle proprie posizioni.

nè duri nè puri

Scusami ma l'accenno al fatto che anche noi vendiamo francamente mi sembra un po' sterile: nel comunicato non si critica la vendita di prodotti in quanto tale, ma il fatto che questo sia diventato l'aspetto preponderante dell'intera fiera. In effetti che sia un "grande mercato" (come lo definisci tu) non è un problema. Ma se è "solo" un grande mercato a noi non interessa, tutto qui.
Inoltre ti assicuro che non siamo nè duri nè puri, basta leggere il nostro "libretto prodotti" per capirlo. Prendere una posizione ed esprimerla non significa necessariamente "essere arroccati" da qualche parte, anzi. Abbiamo discusso molto al nostro interno su questo punto e siamo sempre disponibili a confrontarci con tutti quelli che lo desiderano, e anche a rivedere le nostre posizioni. Proprio in virtù della tua lunga esperienza dovresti sapere che la realtà non è mai così schematica come l'hai dipinta.

lorenzo

ciao lorenzo, ti ringrazio

ciao lorenzo,

ti ringrazio per la risposta. non mi pare che "Fa' la cosa giusta!" quest'anno sia stata "solo" un grande mercato, tutt'altro. a parte che anche vendendo prodotti si può comunicare, fare cultura e intessere relazioni, la fiera aveva un ricco programma culturale e ampio spazio era dato ad associazioni ed enti non profit che non vendevano nulla. detto questo, rispetto la vostra posizione (anche se non la condivido). non pretendo mica che tutti la pensino come me.

ciao,

davide