La Scighera
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In scighera è possibile acquistare in prevendita i biglietti per alcuni concerti del circolo ARCI Magnolia.

Vedi lista concerti Febrraio/Marzo

Il diritto di prevendita è di 1€
La prevendita è riservata ai soci ARCI

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Bambini | Domenica, 12 Febbraio, 2012 - 15:00

La primavera è ormai alle porte e la Scigherina non vede l'ora di continuare a crescere!
La Scigherina è un orticello autogestito da coltivare insieme.
La Scigherina è un'esperienza attiva, ludica e sperimentale, per grandi e piccini, che presta attenzione all'ecologia e alla partecipazione. La Scigherina è una commissione della Scighera. Come tutte le altre viene autogestita da quei soci che desiderano prendere in mano un pezzettino del progetto collettivo. Appunto! Per ora abbiamo trasformato lo spazio, qualche albero e un prato sono già cresciuti. Si tratta adesso di immaginare e di vivere insieme un momento del calendario della Scighera interamente dedicato ai bambini e ai genitori.

Prima semina il 12 febbraio dalle 15.00 con il Nano-baratto (il baratto per piccini e adulti) aprirà la nuova stagione della Scigherina, si giocherà a scambiare giochi, vestiti, idee.. Porta quello che non ti serve più per scambiarlo con quello che ti è utile.

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Intervista ai Comaneci

A volte capita. Scopri un nuovo gruppo, ascolti il suo esordio e ne rimani rapito. Passano un paio di anni, e quando è il momento di avvicinarti al "difficile secondo album" fai una breve anamnesi, immaginandoti atmosfere e aspettandoti determinate sonorità a suo tempo amate. Poi giunge lo spiazzamento, inatteso ed emoziante - una finestra aperta su nuovi, splendidi orizzonti.

E' quanto accade con You a lie, seconda prova sulla lunga distanza - escludendo una manciata di ep - dei Comaneci di Francesca Amati. Per chi si era abituato al folk cameristico dell'esordio Volcano, ad un primo ascolto queste nuove undici tracce non possono che generare spaesamento. Là eleganza austera, un greve violoncello a dettare il passo e riempire gli spazi. Qui arrangiamenti ridotti all'osso, permettendo però alla voce di Francesca di innalzarsi in tutta la sua intensità e viaggiare dai monti Appalachi (Satisfied girl o Radiation, guidati dal banjo di Glauco Salvo, potrebbero benissimo uscire dalla penna di Alela Diane) ai solipsismi di una giovane Cat Power (Not); quando è il pianoforte a dominare si sentono gli echi della Shannon Wright meno algida, mentre nella struggente On my path siamo addirittura prossimi alla psichedelia. Ovunque, una grande padronanza dei diversi registri stilistici utilizzati.

Nelle parole di Francesca doveva essere un disco di passaggio, la necessità di far sapere al mondo che nonostante il cambio di line-up i Comaneci erano ancora vivi. A parere di chi scrive questa fase di transizione ha dato a You a lie la sua qualità più grande: mischiare le carte, sperimentare, spiazzare - e di nuovo rapire.

 

Ascolto dopo ascolto, You a lie si conferma un disco di altissimo valore. Anche a leggere le recensioni sparse tra web e riviste specializzate, il consenso è unanime. Sei consapevole del risultato raggiunto?

Sentire queste parole mi fa un certo effetto. Questo album è stato prima di tutto una necessità: dopo il cambio di line-up dello scorso anno, mi premeva soprattutto rimettere le idee a fuoco e ripartire. L'inserimento di Glauco Salvo (nuova metà dei Comaneci, impegnato al banjo e alla chitarra elettrica, ndr) all'interno del progetto ha rappresentato un innesto decisivo per il nuovo lavoro. Oltre a lui, devo ringraziare tutte le persone che mi hanno accompagnata nella fase di registrazione e soprattutto Mattia Coletti, il quale mi ha dato piena consapevolezza delle mie capacità espressive.

Sapere che il risultato finale ha anche riscontrato giudizi favorevoli da parte del pubblico e buone recensioni non può che onorarmi.

Leggendo i testi dei brani posti in apertura e chisura - l'iniziale Pair of glasses pervasa da un senso di perdita e abbandono a cui si contrappone il bisogno, in Good company, di ritessere i fili di una storia condivisa - sembra quasi tu abbia voluto chiudere un cerchio con il tuo passato prossimo.

Mi fa molto piacere che tu lo abbia notato, e più in generale che abbia prestato attenzione ai testi. Spesso per il semplice fatto che sono in inglese, le persone si sentono esautorate dal provare anche soltanto a tradurli. Rispetto alla tua domanda, sì in effetti a livello di songwriting c'è un filo conduttore nel disco, un percorso voluto. L'idea di abbandono è costante in tutto il lavoro, così come la voglia di andare avanti verso nuove strade.

Quindi è per tua precisa volontà che i testi non appaiono all'interno dell'album.

Sì. Preferisco creare delle suggestioni da parte di chi ascolta, lasciando magari alla curiosità dei singoli la possibilità di addentrarsi ulteriormente nella ricerca contattandomi personalmente per avere le lyrics, fatto che peraltro sta avvenendo realmente. Penso inoltre che esista un livello di comprensione che vada al di là delle parole stesse, e mi è sempre piaciuto riscontarlo parlando con le persone. Mi ricorderò sempre due anziani che al termine di un concerto mi hanno avvicinata dicendomi "non capiamo l'inglese però secondo noi in quella canzone volevi dire..." e il lato fantastico è che la loro "interpretazione" era assolutamente perfetta!

E' forse per questo che nell'approccio alla scrittura lavori molto per sottrazione, quasi non volessi "spiegare" troppo?

Esattamente. Concepisco il testo come una sorta di sentiero: ti porterà in qualche posto, ma la strada da percorrere e il punto di arrivo è completamente libero.

Colpisce molto, specialmente se lo si confronta con il precedente Volcano, la grande varietà di territori musicali battuti nel corso delle 11 tracce. Quali sono i tuoi gusti in termini di ascolti?

L'eterogeneità che hai notato è proprio uno specchio dei miei ascolti, che specie negli ultimi tempi si son fatti sempre più ampi e parecchio diversi. Son sempre alla ricerca di suoni e idee nuove. Questo nasce forse dal fatto che ho incominciato a suonare piuttosto tardi, attorno ai ventisei-ventisette anni, da autodidatta oltretutto. I gruppi che continuo a scoprire rappresentano quindi un continuo confronto e una fonte d'ispirazione importantissima.

Sei soddisfatta del passaggio alla Madcap Collective? parecchi gruppi attivi per questa label (penso in particolare a Father Murphy e Franklin Delano) sembrano condividere con voi lo stesso sguardo in direzione di un'America minore e antica, magari da ibridare con suoni e influenze più contemporanee.

L'approdo alla Madcap è avvenuto nel migliore dei modi: i ragazzi ci hanno fatto sentire parte di un vero e proprio gruppo di lavoro attraverso il quale arricchirci reciprocamente. Inoltre condividiamo con loro lo stesso interesse verso un estero che tuttavia non si risolve mai in mera esterofilia. Abbiamo tutti vissuto esperienze oltre confine, specialmente negli Stati Uniti, che poi abbiamo "riportato" nel nostro paese: io ho iniziato a suonare proprio in California, mentre Enrico (bassista dei Father Murphy, ndr) passa ancora lunghi periodi in America.

Tu e Glauco siete reduci da un lungo tour, che vi ha portato in giro non solo per l'Italia ma anche in Europa e America. Che aria si respira all'estero? hai trovato più attenzione verso questo tipo di musica da parte del pubblico?

Innanzitutto consiglio a tutti di provare l'esperienza di suonare all'estero: metterti in gioco affrontando un pubblico che non ti conosce rappresenta un'ottima scuola di vita, facendoti crescere in primo luogo come artista. Di sicuro suonare negli Stati Uniti ti mette in contatto con un pubblico più curioso e attento, cosa che è presente anche in Italia seppur in misura minore. Qui forse c'è una certa reticenza verso i gruppi indie italiani, soprattutto quelli che cantano in inglese. A prova di ciò,nella mia città, Ravenna, ancora oggi non si riesce a reperire un nostro disco, né è facile esibirsi dal vivo.

Negli ultimi tempi comunque il nostro nome inizia a circolare anche da queste parti, abbiamo un pubblico che ci segue durante i concerti e in generale l'attenzione nei nostri confronti è andata aumentando: tutto ciò non può che riempirci di gioia, dandoci grande forza e stimoli per il futuro.