La part maudite: Furia umana - L’uomo che uccise Liberty Valance

Dom, 06/04/2008 - 20:00

La Scighera è lieta di ospitare "Il cineforum di Mr. Arkadin"
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QUESTA SERA DOPPIO APPUNTAMENTO

(Drammatico, regia di Raoul Walsh, 114 minuti, USA 1949)

 

James Cagney in La furia umana di Raoul Walsh è un centro energetico senza alcun equilibrio, un centro destrutturato, una tensione incessante, un concentrato energetico sull'abisso della deflagrazione: una folgorazione che consuma» ma che tuttavia è attesa. Cody più che cadere nel complotto, l'accetta: la sua è una distruzione folgorante. Ha un'energia incontenibile, senza contegno, fuori legge ma soprattutto ha il coraggio di sopportare la crudeltà.
La sua destinazione è quella di incendiarsi perché è lui a sceglierla, a volerla fin dall'infanzia (l'eredità della follia), risponde non per rassegnarsi all'ordine (non si arrende ma brucia) ma per alterarlo. Carattere e destino co-incidono; compiersi è dissolversi nella catastrofe non per
effetto di un complotto buio o di una sceneggiatura che stritola, schiaccia, separa, bensì per sottrarsi a questo destino distruggendosi, nella luce delle fiamme, in quanto oggetto di
complotto, di tradimento, oggetto separato dalla sua libertà e dai suoi affetti anzitutto. Cody, con il suo richiamo violento al godimento strano e perturbante, esplode in un'ebbrezza moltiplicata sputata crudelmente contro la forza coerente e tranquilla della legge, contro l'opacità del mondo finalmente attraversato con lampi apparentemente crudeli, in cui la seduzione si
lega al massacro, al supplizio, all'orrore, rapito fuori di sé dall'eccedenza dei suoi deliri, Cody brucia; preda, come Atteone, dei suoi stessi cani, pensieri impensabili, e nel suo urlo
finale scatena altre forze dissolvitrici: urlo che concatena dolore e rabbia, taglio liberatorio che squarcia il cielo. La furia umana è questa vampa, questo grido di rabbia, un fiammeggiante disquarto bruniano, uno squarcio in cui la serie materiale dell'energia incandescen te della locomotiva, che nell'incipit emerge dalla tunnel sputando calore bianco, vapore bianco che incendierà questo gangster-movie fino a trasformarlo, nel cammino narrativo dell'azione, in un film nero; le forze materiali si alleano per alterarle alle passioni del carattere che tentano di forzare il destino. Cody incarna la follia che contesta fino a dissolverla la razionalità e il suo ordine, apparenti, fasulli, simulati: per questo è in cima al
mondo. Questa razionalità è solo controllo, simulazione, come simulata era l'amicizia del poliziotto infiltrato, che ama pescare nel fine settimana, tranquillo, coerente, misurato. Come Giovanni, figlio di Florio, in Peccato che sia una puttana di John Ford (il poeta elisabettiano), Cody, détournando Artaud che tratteggia un ritratto del furore eroico di Giovanni, non tentenna un istante, non esita un minuto; dimostra così quanto poco possa contare qualunque barriera che gli si opponga. È criminale con eroismo, ed è eroico con audacia e con
ostentazione. Tutto lo spinge in questa direzione e lo esalta, non esiste per lui né cielo né terra, ma solo la forza della sua convulsa passione, una passione sovraumana che le leggi arginano e ostacolano. La furia umana sprigiona una lacerazione che non ammette alcuna ri-composizione poiché il mondo prende fuoco, esplode nel conflitto insolubile tra legge e godimento, misura e perturbante. Le fiamme conclusive di La furia umana divampano nella durezza della non-riconciliazione: rottura insanabile tra carattere e destino, fuorilegge e legge.

 

(Western, regia di John Ford, 119 minuti, USA 1962)

Nel film di John Ford, L'uomo che uccise Liberty Valance ciò che è in gico è la pulsione di morte come aldilà del valore, il valore di scambio sotto il cui segno anche la natura si trasforma in valore e si avvia il processo di sradicamento della natura (e dell'uomo) dall'indeterminazione (l'Ovest rizomatico della Frontiera con i suoi farmer che dal basso costituiscono poteri in rete) per sottometterlo alla determinazione del valore tipica del capitalismo e della democrazia rappresentativa. La pulsione di morte di questo film eccede e contrasta il principio di realtà tutto
economico-politico, di una realtà-spettro, governata dalla contraffazione e dalla simulazione. Al di là del biologico, la morte in Liberty Valance è sfida, è un ordine superiore a quello del codice (borghese); una resistenza, una prova di forza - come prova di forza reale era quella tra piccoli proprietari terrieri e grandi proprietari terrieri - sostituita dalla prova di rappresentatività del vecchio senatore che ha tradito gli ideali della Frontiera. La morte come pulsione, sfida e resistenza, non è una morte differita, una morte che mummifica i corpi; non è una morte subita, né concessa: è, semmai, il sacrificio, come uello della Giovanna d'Arco di Dreyer. Una morte violenta che si oppone ad una morte lenta. La morte di chi non vuole essere un conservato, un servus, assoggettato al codice del
diritto, della produzione e della rappresentazione. La pulsione di morte, più che il tentato suicidio o la morte di per sé, è il rifiuto di questa dominazione. Una vertigine, un eccesso, una protesta vibrata e rigorosa non contro il progresso sociale ma contro il progresso del sociale. La (pulsione di) morte in questo film non è qualcuno che se la svigna.

INGRESSO CON TESSERA ARCI