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Registi sul divano: Pietro Marcello
La Scighera presenta un nuovo ciclo di incontri sul cinema. Protagonisti gli autori, la narrazione del percorso artistico e il racconto di esperienze di alcuni fra i registi più rappresentativi della cinematografia italiana contemporanea.
Pietro Marcello, cineasta casertano classe 1976, debutta su Radiotre nel 2002 con il radiodocumentario Il tempo dei magliari, a cui farà seguito il debutto alla regia con i corti Carta e Scampia. Dopo il documentario La baracca e la docufiction girata in Costa d’Avorio Grand Bassan, nel 2007 la partecipazione alla 64a Mostra del Cinema di Venezia con Il passaggio della linea, documentario realizzato interamente a bordo dei treni espressi che attraversano l’Italia e che gli vale il premio Pasinetti DOC e una menzione speciale nella sezione DOC.it. Infine l’incontro casuale tra i vicoli di Genova con Enzo Motta, il futuro protagonista del suo film. Vincitore dell'ultimo Torino Film Festival, La Bocca del Lupo è tra i pochissimi documentari italiani che ha conquistato una distribuzione nelle sale. Il film ha vinto anche il premio come migliore documentario Filmmaker Doc Film Festival di Milano ed al BIF&ST di Bari, del premio Caligari nella sezione Forum ed il Teddy Award alla 60° edizione della Berlinale.
Dopo l'incontro seguirà la proiezione di:
Il passaggio della linea (doc 60 minuti, 2007) di Pietro Marcello
I treni espressi a lunga percorrenza ogni notte attraversano l'Italia da nord a sud, e viceversa, e sono da tempo abbandonati a un destino di lento ma inesorabile degrado. "Il passaggio della linea" è un viaggio attraverso l'Italia a bordo di uno di questi treni dove si mescolano dialetti e lingue diverse. I passeggeri, infatti, sono per lo più pendolari in viaggio verso il nord o stranieri che si accontentano di lavori temporanei in giro per l'Italia. Ognuno di loro porta con sé la sua storia, mentre fuori dai finestrini sporchi e appannati scorrono paesaggi diversi, alcuni segnati dolorosamente dall'intervento dell'uomo altri ancora intatti e di una bellezza abbagliante. Lungo l'intero tragitto le vite dei passeggeri sembrano sospese per un tempo illimitato, scandito solamente dai cambiamenti della luce che filtra dai finestrini e illumina i volti stanchi. Fra gli altri, sul treno, la macchina da presa inquadra un uomo vecchissimo, il noventenne Arturo. Seduto nello scompartimento, sembra guardare il paessaggio ma in realtà i suoi occhi vanno molto più lontano accarezzando i ricordi della sua intera esistenza. Arturo è stato un europeista, il suo passato è stato fitto di impegni civili e politici, ha sempre cercato di rendersi autonomo e libero da ogni convenzione sociale e culturale. Arturo non lascerà mai più il treno, è quella ora la sua casa.
Ingresso libero con tessera Arci





