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[Senza Titolo]

autore:
Marco de Donato

Adesso me lo dici
come posso raccontare
qui si incastrano le lingue
come radici sopra ai rami
la virtù come pazienza
per non morire a piedi nudi solca anni e decadenza
per Palermo e i suoi disusi

e il caldo caro mio
non ci si può nascondere
al traffico e Vuccerìa
l'antidoto è confondere
sè stessi ai banchi pieni
carne pesce abiti e semi
e quando pensi d'aver finito
cadi dentro a un altro gioco

adesso vecchio padre
che a pregare sono buono che ho bevuto a sufficienza
e cammino passo e solo
a chi posso raccontare
di una terra vecchia e stanca
di risate e ghiaccio dolce
che pare non esser mai abbastanza
a chi dire dei sapori
gli odori fritti e i fiori
e in fine la notte calda
i sogni persi a tavolino
per accorgersi di nuovo
che in strada è già mattino.
Aroldo

L'ombra c'haveva poche sfumature
non si prestava molta attenzione
allora
è per questo che gli alberi cambiavano nome e colore
e la notte non arrivava mai
proprio mai
e proprio per questo ci si stupiva
ci si divertiva come pazzi e come pazzi s'inventavano nuove strade
parole diverse
una morte diversa
dove il dolore era e restava immaginazione
non contava nulla
e così ci piaceva

Non esistevano vere e proprie caramelle
perchè i denti non c'erano
e non c'era nemmeno il mal di denti
niente dentisti niente
s'avevano forti gengive
forti davvero
e la pazienza era una virtù
la si toccava era onnipresente
pura

I treni erano le nostre case
e il rumore delle rotaie
segnava l'inizio e la fine della giornata
non c'erano orologi o qualunque altra cosa che battesse tempo
solo il rumore delle rotaie
e non c'erano nazionalità perchè s'era sempre in viaggio
il viaggio era la nostra vita
e i paesi che passavano tra le nostre dita
erano soltanto degli appuntamenti fortuiti
di passaggio
per questo i "posti" non avevano un nome
ne avevano tanti
e sempre più nuovi e strani

I passeggeri avevano mani diverse
occhi per sentire gli odori del bene
e pure del male
bocche avide d'amore e la consapevolezza della fatica

No
non c'erano occhiali
e il cieco accompagnava l'errante sulla savia via

e la domenica era nebbia fitta
dentro a cui il cuore si fermava
per lasciare posto
a sereni mattini.