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Arsenio Bravuomo

l’ottimo poeta

ho chiesto in giro
m’han detto che per esser un ottimo poeta
moderno contemporaneo
artista da giovane
artista per il giovane
devi fare come il ligabue
che fa le rime blu-tu, qui-così, vita-dita

poi m’han detto
ho chiesto a un altro giro
che le rime son fuori moda
che di endecasillbi ne son pieni i bidoni
dell’umido

poi mi han detto vai alle presentazioni degli altri
poeti
poi mi han detto pubblica i libri a pagamento
poi mi han detto regalali
poi mi han detto vai a leggere per la strada
poi mi han detto leggi sempre molto montale

poi mi han detto
te, la poesia, se vuoi che spacchi,
devi usare le parole giuste
tipo
non dire sera, di crepuscolo
di donzelletta per dire puttana,
poi mettici un gabbiano
ci vuole il gabbiano, arsenio,
mettici un gabbiano,
meglio se ferito
e un ramo
che guarda la luna che guarda le stelle
meglio un giaggiuolo, come ramo

poi mi han guardato
mi han detto
c’è niente da fare
te fare il poeta ottimo
non hai il fisico

(e io che pensavo d’averci il fisico)

e io che pensavo che
un ottimo poeta
ha giorni proprio buoni
tipo come quando trova nella buca
il volantino nuovo con gli sconti di mediaworld
pensavo fosse uno che
quando la sera ‘l frigo è muto
e le mutande pulite finite
e il pavimento ha vita propria
e la musica non fa più piacere
spera solo ci sia rimast’in casa
un vino bianco a buon mercato
da mischiare al campari

l’ottimo poeta magari
è uno che va volentieri alle rimpatriate
con i compagni delle medie
e per non macchiarsi gl’incisivi denti
fuma da di lato
dove ci ha lasciato un buco di molare

poi
inventa certi bottoni
certi pulsanti per esprimere il parere
di sopprimere certe canzoni
che ti passano per radio
giorn’ e notte
e han rotto i coglioni
(tipo alicia keys)

poi pensa che magari noi siam tutti qui solo
a dare una mano all’entropia,
e davanti al mendicante
dice sì, ce l’ho un due euro che mi stressa la tasca
dice,
in questo dicembre travestito da marzo
dammi la mano
fratello
sediamoci e aspettiamo una neve bianca e grigia
passata di moda
vieni via
via con me fratello
finché c’è ancora il tramonto e abbiamo tabacco
e pacchi
e storie altre
da raccontarci a frotte

così poi ho pensato che non c’è da fidarsi
‘ chiedere in giro
però è vero
che non lo batti nè a cazzotti
nè a sassate
nè a poker
nè a menate
nè a bevute,
montale
non lo batti montale

poi mi han detto:
per diventar ottimo poeta fai gli slams, i poetry
slam
allora ho avuto come un’illuminazione
ho visto davanti a me la frase
sei un ottimo poeta quando vieni visitato in sogno
da un altro ottimo poeta di rango

e io questa notte ho sognato
che mi bussavano alla porta
aprivo
era giuseppe ungaretti
con una birra in mano e la faccia blu
e gli chiedevo:
chi lo vince questo slam?
e lui:
no’ tu
 
manifesto fancazzista

"Si salverà chi non ha voglia di far
niente
e che non sa fare niente"
(Franco Battiato )

io sono fancazzista
son il primo nella lista
dei dormiglioni
faccio questioni, per niente
quel che mi importa è pedalare
quel che mi importa è cambiare idea
quel che mi importa è dormire fin che basta le notti
che ho bevuto
quel che mi importa è il vento, che sia tanto, che sia
sulla pelle
quel che mi importa è un io a vapore
è essere termonucleare, ma di nicchia

io sono fancazzista
nella mia vita: cianfrusaglie
poi fare la cacca mi diverte
son godereccio
faccio la cacca
e mi dimentico no
il divertimento scatologico
di guardarmela
chiara, fresca, dolce,
ogni giorno nuova
non annoia mai

ultimamente faccio della bella cacca
un po' caprina, un po' a pallini
però che forme! che colori!
fragrante snocciolabile croccante
tipo il romanzo che son sempre lì per scrivere
tipo un romanzo fatto solo di inizi,
tipo un romanzo scritto tutto al futuro
(verrò, berrò, bercerò)

io sono fancazzista,
traballo di per le vie con la testa piena di domande
e le mani cacciate nelle tasche,
ma fin’ a un certo punto.

io sono fancazzista
fancazzista fancazzista
amo ripetermi
ma fin’ a un certo punto.
io sono fancazzista.
se non lo ripeto lo dimentico
e non è che non ci siano negazioni nel mio pensare
m’è ch’ ho imparato a leggere in età prescolare
topolino
chepperò mi stava sul cazzo
troppo serio troppo perfettino
poi topolino aveva la morosa, cioè, la topa,
io no,
allora lo saltavo, leggevo solo paperino
il nipote scriteriato
che aveva anche lui la ragazza
cioè, la papera,
ma se la faceva fottere da gastone,
sarà che mi somigliava, paperino,

io sono fancazzista
mi sveglio e bevo il caffellatte
faccio pranzo e bevo il caffellatte
faccio cena e bevo il caffellatte
ah, dimenticavo la merenda:
mangio la frutta, l’importanza della frutta
pucciata nel caffellatte.

io sono fancazzista
son cresciuto a pane e daniel pennac
vivo traparentesi
son un reietto quanto la vocale u
ciondolo guascone all’angolo
pontifico aforìsmico
cazzeggio
ho un solo comandamento:
io sono il fancazzista che sarò
e no’ mangio, spilucco
no’ dormo, dormicchio
no’ vivo, vivacchio
no’ coso, cosàcco

nella vita ho solo tre regole:
1. nega tutto
2. acconsenti sempre
3. fa' come ti pare

io son fancazzista,
ho donne a metà
(che rompon come una intiera)
mi dicon: trovati un lavoro
no, stanca
mi dicon: portami fuori a cena
no, stanca
mi dicon: sposami
no, stanca
mi dicon: facci almeno un pensiero
no, stanca anche il pensiero

io sono fancazzista
il che è meglio d’esser fannullone
e son nihilista
ho nessun’ ambizione
solo perché ne ho no bisogno
la mia strada è nessuna strada
e non è che non sappia come strabiliare il mondo,
sto aspettando d’averne la voglia
 
la poesia d’amore definitiva
posso scriverla no

vorrei scriver
ti
una poesia d’amore
che vada per la maggiore
una di quelle che han un sacco di successo
di quelle poi superfamose
tipo che ne fan le storie dei fìlmi,
le trame di romanzi,
i testi di canzoni
pop
tutta quella roba su cui campa moccia, per capirci

una poesia d’amore di quelle
che tutti si identificano
han un episodio di identificazione
e poi dopo provano la liberazione
il senso di liberazione
anche s’è no il venticinque aprile
liberazione
identificazione
liberazione
(tutto molto psicologico)

di quelle che poi dopo
tutti quei con gli amori travagliati
si senton tutti
uniti
ti
nel grande fardello della sfiga
mal comune mezzo gaudio
ci son più no, le mezze stagioni

una poesia di quelle sull’amore ostacolato
dalla geografia
dai genitori
dai parenti rompicoglioni
dagli amici poco tolleranti
tu sei marocchino lei no
lei è una battona tu no
tu sei troppo vecchio
lei non ha seno
una roba struggente insomma
tutta basata sulla sofferenza
detta poi con un modo di tenerezza
che funziona sempre
che prende
e porti a casa
il ricordo del successo della poesia
e dell’amore del pubblico
e si fa così.

ma io posso no scriver una roba siffatta
ché non son sfigato, in amore,
non son ostacolato
non soffro le pene quelle
non abbiamo litigato
perché m’hai visto limonare in discoteca con la tua
migliore amica
io son felice e tu sei tu
sei tuttù
no’ sei tutto,
ché c’è pure il calcetto il mercoledì
e qualche lettura mia la sera nei locali
ma sei quella che doveva essere
con me
tu
e io con te
e in casa mi fai mai mancar il tonno in scatoletta
e va ben, e il campari

e allora questa poesia lo so
non andrà per la maggiore
ma la scrivo e te la do lo stesso
con in mano ‘l simulacro di gesso
del mio piccolo bastràdo cuore