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autore:
Stefano Venturini

Il passo
 
Portare il passo
alle estreme conseguenze,
cammini il grasso
senza reticenze.
Si ferma nelle immagini
il decoro,
quell’aria triste
da dopolavoro.
Esiste un muoversi
corretto e senza sprechi,
un camminare giusto,
come ciechi.
Ma preferisco al busto
il pigiama,
lo sputo di disprezzo
del lama.
Non si avvicini a me
chi giunge eretto,
voglio essere re
del non detto.
La giungla si fa foresta,
torna liana,
la musica si appresta
ad esser strana.
Venga soltanto chi
cammina storto,
zampe a toccare terra,
passo confuso e corto
e troverà che vive
quello che sembra morto.
 
Treno a fumetti
 
Voglio anch’io un treno a fumetti
la sera che mi aspetti
e mi porti lontano,
seguendo il volo di un aeroplano.
Voglio anch’io una ragazza
che mi aspetti alla stazione,
una gamba in carrozza
ed un’altra in vagone.
Voglio un nido di uccelli
dove andarmi a rifugiare,
una gabbia senza cancelli
dove si possa uscire ma non entrare.
E ho nascosto nella tasca
un indirizzo
e tanta acqua nella vasca
e un solo spruzzo.
E quando torno tardi la sera
scopro che ancora non c’è
quel treno a fumetti che c’era
ma che ora non so più dov’è.
E trovo solo una poltrona
foderata male
e il passeggiare di una battona
in fondo al viale.
Mi affaccio alla finestra
e guardo
un universo stretto,
sarà anche brutto quel cappotto
ma me lo metto.
 
Il porto
 
Vieni a raccontarmi
il tuo futuro
nei tuoi occhi di luce senza tempo,
il passato mi rincresce un poco
ed è un gioco troppo vivo
e troppo duro.
Se mi addentro
nel porto del tuo corpo
trovo solo barche senza vela,
se ti sento
mentre vai lontano
il tuo vento
può ridarmi il volo.
Ma è il presente che piango
qui solo,
nuda creatura assente
essere degradato e spento
corpo che non si ritrova,
morto.