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autore:
Eva Mangialajo Ranzer

Il gioco del pranzo

Ti ascolto e mi porti,
quando parti che parli,
importante è saperlo,
ti volti e ti perdo,
un altro ti parla,
pertanto ti aspetto,
mi appunto un concetto,
ti appare appropriato
parlare di petto,
pittare parole,
più porto l’ascolto
più parli a ritroso,
prudenti impressioni
da padre incompreso,
Per tutto, per niente,
propongo polenta,
pasticcio alla menta,
un pranzo è permesso,
ma non più di questo!

Poi piano mi pento,
spolpiamo il momento,
prendiamoci a pelle, più ora che poi!
Oppure piegando le spalle alla pioggia
l’appello proviamo piuttosto mai più.

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La cena della mamme

...allora io andrei
mi avete stufato,
vi guardo e mi appare
da più di mezz’ora
un senso arenato,
il senso del pianto
a pensare chi siete
e come il mostrate.
Raccolgo briciole sulla tovaglia
e le vostre parole
screziate di affanni da poco.
Mi affanna oltretutto
il vostro centrare il ruolo per anni
il vostro mostrare gli anelli e le armi
il vostro pulire aspirare stirare
il vostro sogghigno, che ipocrita è poco.
Quel tanto curiose di vita,
ma senza il coraggio di amare,
e non abbastanza da farvi portare.
Continuate a guardare,
continuate in disparte,
a svilire con poche parole coloro che,
come spiegate,
sono solo stupidi maschi
e ridete pure,
ridete,
se dico
a me paiono invece meravigliose creature
temo signore...non abbiate capito.

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PIccole lettere nere

Scrivimi ancora
ma piccole lettere nere
tu scegli ed io voglio
intorno alle spalle sul collo sul seno
le voglio graffianti
e che davvero mai possa vedere

un brivido a lettera
affondi maiuscoli
e un solco ogni tratto di penna
ma segua la linea le onde del corpo
e rallenti spirali in piccoli
piccoli cerchi

e allora anche il tempo rallenti
e tutto finisca di essere scritto
e tutto sia tanto per essere letto
in ogni senso
di ogni alfabeto
per ogni parlare
da un uomo che sia
da un uomo che stia
a (ri)suscitare
vita corsiva e stampata
in piccole lettere nere
su pagine aperte e strappate
nel centro di me