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Alfonso Maria Petrosino

LA CINA SI AVVICINA
 
Il Presidente Ciampi ammaina
il tricolore e per ricordo
me lo consegna, ma sul bordo
c’è scritto Made in China.
E intanto una velina senza veli,
la mano destra sul seno sinistro,
in playback canta l’inno di Mameli
e l’onorevole Primo Ministro
all’orecchio mi dice senza peli
sulla lingua: “La Cina si avvicina.”
 
Versando lemon soda e gin
alla Gioconda di Da Vinci
le chiedo dove l’Est cominci,
ma lei dice: “Cin cin!”
Il giorno dopo, il thé con una ricca
ottuagenaria esule da Hong Kong
e una partita a tric e tac e cricca;
una fotografia di Mao Ze Dong
ci squadra dal comò di teak e ammicca,
come a dire: “La Cina si avvicina.”
 
Confondo il Götterdämmerung
con un’Apocalisse now
e il Tao tenendo al collo il tau
con yin e yang e Jung.
E faccio un sogno ricorrente e vago:
insieme a Giorgio sto nell’intestino
di un pollo – ma secondo lui è un drago;
prendo un laccio emostatico e il vaccino,
e stendo il braccio e lui mi fa con l’ago
un tatuaggio: La Cina si avvicina.
 
Un uomo ha appeso un dazebao
sul lato nord della Muraglia:
a chiare lettere si staglia
un ideogramma: CIAO!
con una splendida vernice nera.
Vado a mangiare insieme a lui e a Bruce Lee,
prendiamo gli involtini primavera
bucatini alla carbonara e muesli;
mangio il biscotto e il mio biglietto era:
“Amico mio, la Cina si avvicina.”
 
 
 

TUTTA COLPA DEI COMUNISTI
 
Ho deciso e sono serio,
dopo lunga riflessione,
che il mio solo desiderio
è di andare alla stazione
 
e pigliare al volo un treno,
ma davanti, e suicidarmi,
non piacendomi il veleno,
non avendo il porto d’armi.
 
Guardo i piedi della gente
che incontro in corso Cavour
canticchiando nella mente
Gaudeamus igitur.
 
Quando vedo la Minerva
con le braccia spalancate
mi domando a cosa serva
se post universitate
 
quella dea nessuno abbracci
preservandolo dal tedio.
Poi la guardo dritto in faccia
e le mostro il dito medio.
 
Non oblitero il biglietto
né verifico l’orario,
mi allontano un po’ e mi metto
di traverso su un binario
 
ed aspetto un paio di ore
in cui mi preparo la
scusa per il controllore
che vedrò nell’al di là.
 
Si avvicina un ubriacone
e interrompe i miei pensieri,
prende il vino nel cartone
ed un paio di bicchieri;
 
poi ne versa solo un po’,
finché sono mezzo pieni,
e dice: “Oggi non si può:
c’è lo sciopero dei treni.”
 
 
 
 
NELLA CANTINA DELLA CASA BIANCA
 
Nella cantina della Casa bianca
ci sono molti puzzle senza pezzi:
un punching-ball e attrezzi di palestra
ed una bambola portafortuna,
il corpo intatto di un extraterrestre
e sassi provenienti dalla Luna
e imbalsamata una balena franca
e una fotografia di quella bianca.
 
Ci trovi un Golden Globe e un paio di Oscar
e fibre di carbonio e poliesteri,
l’elenco telefonico di Mosca,
lasciapassare degli Affari Esteri,
la penna dei trattati e l’uniposka
nero per non evidenziare ai posteri
i numeri di enormi conti in banca
ed una scheda elettorale bianca.
 
Nella cantina della Casa bianca
ci sono bibbie senza il libro di Ester,
una videocassetta di Blockbuster,
probabilmente un vecchio western
apologia del generale Custer,
una cassa di whisky ed un winchester
a cui però il caricatore manca,
polvere nera e polverina bianca.
 
Spaghetti surgelati e carne kosher
e sedie elettriche e tori seduti
e la regina e il re di Bobby Fischer
e i suoi pedoni variamente astuti,
migliaia di bandiere a stelle e strisce
per le madri piangenti dei caduti,
e se l’esercito in battaglia arranca
una bandiera bianca.
 

DALLA TENZONE CON DANTE ALIGHIERI, VINTA DALL’AUTORE A TAVOLINO
 
Dante, io vorrei che tu e Lapo e Guido
assassinaste un albatro per gioco
e il folle gesto vi rendesse fioco
il vento e, quindi, più remoto un lido;
 
e che per voi dalla carcassa un grido
si generasse, ossessivo e roco,
sì che morto l’uccello fosse poco
agevole esternare la libido.

Dante, io verrei, allora, con un paio
di miei amici, su di un pedalò
e porteremmo via le tre signore;
 
e se volessero del vero amore
potremmo noi fornirgliene un bel po’,
togliendo voi dall’increscioso guaio.
 

COMPIANTO PER UN AMICO
 
Indossando gli occhiali scuri tutto
sembra a lutto.
Impreparato a ciò li levo; il prete
che ripete
parola per parola la Parola
non consola.
Al centro della scena la tua bara
ci separa
e infligge una paresi
al tempo:
saranno i mesi
per me
secoli bui.
Amico mio,
addio;
se Dio non c’è
peggio per Lui.

LETTERATURA ELETTORALE
 
VI DICHIARO IN ARRESTO, KGB
 
È INUTILE VOTARE: SONO TUTTI DEI FARABUTTI
 
CHI LEGGE È SCEMO
 
DIO C’È
 
AHI SERVA ITALIA
 
EVVIVA IL RE
 
ROMA LADRONA
 
FORZA TOTTI
 
TANTO VINCE RUINI
 
FOTTITI
 
NON SO PER CHI VOTARE NÉ PERCHÉ:
 
è questa sulle schede elettorali
l’opinione dei poeti;
gli altri, quelli che mettono una croce,
un’X, sono gli analfabeti.
 

LA SECONDA SIGNORA PETROSINO
 
Be’, mi sveglio la mattina
e c’è un uomo accanto a me,
giù tua madre già cucina
una salsa all’anice
e tuo padre imbraccia le armi
come un ghibellino arterio.
Mi chiedi se voglio fermarmi,
amore, non puoi chiederlo sul serio.
 
Scopro che sulla Routard
c’è un elenco di film hot
tra cui la versione hard
della fredda Turandot
mentre un merlo fischia carmi
adattati per mélo.
Mi chiedi se voglio fermarmi,
amore, come puoi chiedermelo.
 
Tutti i giorni c’è il postino
ma per me non ha mai posta
e il becchino nel giardino
senza attendere risposta
mi fa incidere sui marmi
la città e il giorno in cui nacqui.
Mi chiedi se voglio fermarmi,
amore, ma chi mai si fermerà qui?
 
In salotto ho visto i quadri,
stampe di volatili,
quando sono entrati i ladri
li hanno abbandonati lì.
Quando suonano gli allarmi
è per puro caso random.
Mi chiedi se voglio fermarmi,
amore, dimmi che tu stai scherzando.
 
C’è la birra nella vasca
dove facevamo il bagno.
Ho un cappotto e nella tasca
mi si è trasferito un ragno.
Hanno preso i miei risparmi
e ora non ne voglio più.
Mi chiedi se voglio fermarmi,
amore, come puoi fermarti tu?
 
 
 

ESERCIZIO DI MNEMOTECNICA
 
Nei miei personalissimi deliri
ascoltando il fruscio di un giradischi
mi aspetto che resusciti uno spirito
- ed è più facile se al suono mischi
 
un dito, meglio l’indice, di whisky.
Sentirsi giù di tono e su di giri
è solo uno e non dei più gravi rischi:
quando mi appare quella i cui respiri
 
l’Incompiuta completano di Schubert,
mi scordo dove sono, e quando, e chi;
cala la luce nella stanza, affranta
 
dal passaggio improvviso di una nube,
mentre s’incan s’incan s’incan s’incanta
il disco ed è incantevole così.

POSTA PRIORITARIA
 
Tutte le lettere che ho scritto a Dio
sono, per indirizzo inesistente,
ritornate al mittente.
Eppure sul retro io
non ho mai scritto niente.