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Varie
MAGARI
Magari adesso forse vado oltre
forse il liguaggio svela la sua coltre
forse al di là di Sodoma e Gomorra
c’è un porto franco, c’è Livigno e Andorra
o c’è uno strido acuto, un’accozzaglia
un gran subbuglio un treno un’anticaglia
oppure tutto insieme il bianco e il nero
la notte e il giorno e cado giù dal pero
ma intanto in questa notte abborracciata
sto solo su ’sta terra a rimirare
la sera il tempo gli anni l’intricata
sequela delle mie ripetizioni
corsi e ricorsi e nuvole di vita
giorni di gioia e giorni di menata
ERNAKULAM
Pale che vorticano sincopate
ritmo in levare su bianco soffitto
urla benzina bruciata la strada
risciò in città con motori a due tempi
cubicoli in lamiera su ponti
attraversano il mare di Cochin
gracchia dal tetto nera la cornacchia
quando i ragazzi escono da scuola
sciamanti in uniforme con le loro
camicie kaki fresche di bucato
è l’India, le sue palme mentre a fianco
scorre il rigagnolo fetente dove
la merda non diversamente avvolge
dai gelsomini del mahatma santo
L’AMORE CHE SI LEGGE IN UN SORRISO
Nella mia amata trovo un po’ di Durga
di Parvati, di Kali, c’è Maria
la Madre universale, grande Terra
c’è Venere Afrodite, c’è Minerva
l’andare indietro al brodo primordiale
lo scorrere del tempo elicoidale
l’amore che si legge in un sorriso
trascende lo specifico momento
guardandolo con occhio aperto e scevro
di condizionamenti e di miserie
si vede come un punto esclamativo
stagliarsi nelle grigie e lunghe serie
di eventi, di teorie e di accadimenti
che affollano la mente e i sentimenti
SENTIRE UN PO’ LA TOSSE NELLA GOLA
Svegliatomi in piena notte, mi sono
messo a leggere delle poesie
polvere sulle pagine dei libri
bisogna soffiando spargerla via
ma arriva un po’ alla gola, acre come
il sapore della vita, come se
a noi per intuire la bellezza
toccasse di vedere un po’ di sporco
sentire un po’ la tosse nella gola
poi guardare in fondo al precipizio
quel senso di sgomento che ci dà
saperci morti, grani di pulviscolo
soffiati via dal tempo e come nuvole
transitare su un cielo di cartone
AVREI DA DIRE
Avrei da dire cose inopinate
saltar potrei sul palo e sulla frasca
giocare coi bambini e in alternanza
discuter coi filosofi ad oltranza
ma non va bene mettersi a berciare
quando la terra gira ed in silenzio
fa polve’ degli attori e degli astanti
lasciandoli delusi a salutare
per questo scrivo, scrivo e non mi cruccio
tutti i diletti miei li lascio ai posteri
esultanti, rombanti sulle strade
quelli che, d’ogni cosa ignari fuor che
la loro panza, già se ne impipano
i versi, sai, non hanno rilevanza!
L’AMORE È UN ANGELO ASTIGMATICO
L’amore è un angelo astigmatico
che appare dove l’occhio lo conduce
si bea di voli alti su nel cielo
scende talvolta e vola via veloce
non corre, non si spreca, non si danna
ma arriva quando meno te l’aspetti
ti cerca poi ti lascia coi ricordi
e a volte ti rimangono i confetti
è inutile cercar di accalappiarlo
meglio aspettarlo senza avere fretta
se arriva allegramente salutarlo
se va dimenticare la sua stretta
ma ricordar quanto paradossali
sono al confronto tutti i nostri mali
PARABOLA DISCENDENTE
È quella del corpo una parabola
discendente fatta di capelli che
cadono, incanutimento e mali
che cronici incistano le carni
non v’è rimedio, però non è facile
guardar tranquilli quel lento sfacelo
come dei saggi gatti diciottenni
consapevoli dell’età maggiore
che placato l’ardore si contentano
del placido esistere nel tempo che
ancora loro resta, e sereni
osservano la vita con distacco
giocandosi quella curiosità
che ancor gli fa tener la morte in scacco
NUVOLE
Nuvole passano sul cielo di Milano
e sembrano guardar con comprensione
gli occhi cisposi pel tosto risveglio
degli abitanti metropolitani
le guardo di rimando mentre vanno
mi accorgo che hanno un ritmo netto e chiaro
note di hammond e scale di basso
un vento fresco si stacca da loro
sulla terrazza annaffio il ciclamino
le piante sembra che capiscan tutto
guardano verso il cielo e stanno zitte
respiro: non è male stamattina
fra poco sarò anch’io a bruciar benzina
ma intanto bevo lentamente il tè
NUOTANDO NELLA TONNARELLA DI CAMOGLI
Acciughe sparli saraghi e pizzute
risalgo controvento la tonnara
il mar si mostra in mille trasparenze
di posidonia danzano gli steli
il fondo è perso nel lontano azzurro
e parmi di volare in superficie
vertigine mi coglie repentina
ma poi mi lascio andare nell’abbraccio
dell’acque che per me son madre e padre
origine di ciò che m’appartiene
la gioia d’esser vivo e per un poco
di cure e di pensieri fatto salvo
goccia di mare in aurea congiunzione
con tutti i suoi miliardi di sorelle
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