Io non seguo una storia come se fosse una strada che mi porta da qualche parte, con direzioni e svolte precise durante il percorso. Io entro in una storia e mi muovo avanti e indietro, mi fermo in un posto e in un altro, resto lì per un po’ di tempo. Ognuno sa come funziona una casa, come essa delimita lo spazio e crea collegamenti tra una stanza e l’altra e fa vedere in modo nuovo il paesaggio che c’è fuori. Questo è il modo meno approssimativo che possiedo per spiegare come funziona una storia per me, e come vorrei che le mie storie funzionassero per gli altri. (Alice Munro)
La lettura
La stanza di uno scrittore è prima di tutto un luogo di lettura, e io vorrei che anche il nostro laboratorio fosse così. Non serve a molto chiedersi se sia possibile imparare a scrivere: bisogna leggere buone storie, capire come funzionano, cercare di farle nostre. Perciò, durante il laboratorio, allestiremo una piccola biblioteca disponibile ai partecipanti. La prima parte di ogni incontro sarà dedicata alla lettura e allo studio dei maestri.
La scrittura
Il laboratorio è incentrato sul racconto breve, e sul lavoro individuale da compiere a casa. A scelta dei partecipanti potrà essere un racconto diverso ogni settimana, oppure lo stesso racconto nelle sue successive versioni. Potrà essere ispirato a una traccia proposta da me oppure ai propri desideri. L’importante è scrivere, e accettare di condividere con gli altri il proprio lavoro. Sono bandite la timidezza e le buone maniere. I nostri incontri non saranno lezioni ma luoghi di confronto appassionato: per questo il successo del laboratorio dipenderà soprattutto dalla partecipazione.
Gli strumenti
In tutti i corsi di scrittura ci sono alcuni argomenti classici da sviluppare: la costruzione dei personaggi, il dialogo, la struttura drammatica. Cercheremo di farlo in fretta per passare alle questioni importanti. I segreti di un buon racconto si nascondono qui.
Il materiale
Diceva Faulkner che per scrivere narrativa servono tre cose: esperienza, osservazione e immaginazione. Nei nostri racconti vanno a finire il materiale autobiografico (l’esperienza, cioè la memoria) e tutto quello che ci arriva dall’esterno (l’osservazione, ovvero il modo in cui percepiamo il mondo), sottoposti a un processo misterioso capace di trasformare elementi personali in una storia universale (l’immaginazione). Noi lavoreremo molto sull’autobiografia: ricordi, fotografie, oggetti e luoghi, i modi di usare quello che conosciamo bene per scrivere storie. Lavoreremo sull’osservazione con sedute di scrittura en plein air. L’immaginazione bisognerà portarsela da casa.
La posizione del narratore
La voce narrante. Il punto di vista. La scelta della persona e del tempo verbale. Il rapporto tra il narratore e il racconto. Dimentichiamo quella vecchia distinzione: la prima persona soggettiva, la terza persona oggettiva. Pensiamo a quanti cambi di prospettiva si nascondono nel modo in cui un narratore racconta la sua storia. Pensiamo alle bugie della memoria, al modo in cui ricostruiamo il passato per salvarci la vita. La buona scrittura non è un un palco guardato da una poltrona, è cinema che passa dal dettaglio strettissimo al totale larghissimo, tra primi piani, figure intere, movimenti di macchina.
Il correlativo oggettivo
L’oggetto che diventa simbolo. Il paesaggio che diventa specchio. Il principio dell’iceberg che ci ha insegnato Hemingway: se conosciamo bene quello di cui stiamo parlando, possiamo raccontare soltanto una parte minima di tutta la storia. Il resto è l’enorme massa che si nasconde sott’acqua, quella montagna invisibile che conferisce all’iceberg la sua dignità. Ciò che emerge dall’acqua non sono pensieri, ma cose e luoghi: attraverso le cose e i luoghi raccontiamo le nostre storie.