30 anni dopo Basaglia – Morire di classe di Gianni Berengo Gardin

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Ven, 17/10/2008 - 18:00
Lun, 03/11/2008 - 18:00

Morire di classe - clicca qui per visualizzare la galleria di immagini e qui per ascoltare la presentazione con l'autore.

“Alla fine di questo processo di disumanizzazione, il paziente che era stato affidato all’istituto psichiatrico perché lo curasse, non esiste più: inglobato e incorporato nelle regole che lo determinano. È un caso chiuso. Etichettato in maniera irreversibile, non potrà più cancellare il segno che lo ha definito come quelcosa al di là dell’umano, senza possibilità d’appello.”
(da “Morire di classe”)

Quarant’anni ci separano dalla prima edizione di “Morire di classe” (a c. di F. e F. Basaglia, fotografie di C. Cerati e G. Berengo Gardin), un reportage che scrisse una pagina decisiva nella creazione di un movimento di opinione che avrebbe dato un contributo fondamentale all’approvazione, dieci anni più tardi, della legge 180/78, più nota come legge Basaglia.
Sono qui esposte alcune immagini originali di Gianni Berengo Gardin, che, all’epoca, accolse l’invito di Carla Cerati a intraprendere un viaggio fotografico all’interno dei manicomi, con l’obiettivo dichiarato di denunciare le condizioni disumane dei pazienti degli istituti psichiatrici del nostro paese.
Sono fotografie che hanno la forza di un documento storico e che, sul finire degli anni ’60, hanno mostrato all’Italia una realtà scandalosa, una vergogna che molti avrebbero preferito ignorare. Ma sono anche immagini che, ancora oggi, conservano intatti la loro carica emotiva e il loro sguardo intimo e acuto sulla “diversità”.


 

 

Una finestra sul passato

Me la avete aperta voi! Arrivo qui dalle foto de La Repubblica e sn tornata ragazzina, 18 anni appena compiuti, ideali grandissimi che mi portarono a lasciare la mia famiglia per combattere le cose storte del mondo in modo molto donchisciottesco! E approdai a Bologna, alla comunita' di Emmaus e all'impegno nel campo dell'emarginazione... E di li' alla conoscenza di Basaglia, della realta' di Budrio, immagini che oggi ho ancora nella mente: 36 anni dopo. Sn ormai donna, mamma, vivo in Canada da anni e ancora ricordo quella realta' e quel libro (almeno credo fosse quello xe' purtroppo nel trasloco dall'Italia e' andato perso). Un libro in formato album, taglio orizzontale, con delle foto che colpivano direttamente il cuore. Non so cosa darei per potere riavere quel libro e quelle foto, vorrei poterlo fare vedere ai miei figli, in particolare a mia figlia che sta laureandosi proprio con studi nel settore del disagio mentale.
Voi nn sapete se sia possibile ritrovarlo per acquistarlo?
Grazie infinite per quello che state facendo e per avermi ricordato cose che erano solo nel mio cuore ma quasi "sepolte"....
Lio
BigBear-Lio@rogers.com

Morire di classe....ancora, altrove....

la violenza e la vergogna: e' quello che succede ancora qui in Africa: i/le "matti/e" sono legati agli alberi come animali quando sono considerati "pericolosi"...altrimenti camminano liberamente nelle strade senza abiti e le donne sono oggetto di abusi sessuali, soprattutto perchè c'è la credenza che far l'amore con "una matta" rende ricchi e potenti...o altrimenti sono "curati" "cristianamente": vengono legati e portati agli incontri di preghiere (riti cattolici o protestanti). Le corde vengono sciolte solo quando il/la matto/a diventa più docile e segue la cantilena della preghiera...oppure i maghi si occupano di loro, fanno riti strani per far "uscire" la malattia e le persone vengono sottoposte a delle prove collettive "di guarigione".....