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Una storia da non raccontare - Le parole cantate e le parole parlate di Fabrizio De Andrè
Associazione teatrale l'Interezza non è il mio forte presenta:
Una storia da non raccontare. Un'osteria. Dove si incontrano emarginati.
Chi per scelta, chi perchè è stato cacciato dai funerali pomposi che stanno bloccando la città.
Diecimila persone assiepate in piazza ad assistere. E' il 13 gennaio 1999.
Uno spettacolo di dialoghi e canzoni. Di pregiudizi e dignità. Di sfacciataggine sboccata e ironia pungente. Sui dannati della terra. Che se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo.
Emarginati perchè diversi. Perchè non conformi alle regole del conformismo dalla falsa morale.
Perchè iscritti all'anagrafe come maschi o femmine, ma ingabbiati da uno scherzo del destino che gli ha dato il corpo sbagliato, diverso dalla loro sensibilità, dai loro sentimenti e dalla loro spiritualità. Perchè non rispettano le leggi scritte ed implicite, senza far del male a nessuno, difendendo il diritto ad assomigliare a se stessi. Perchè zingari, prostitute, poveri diavoli, non allineati. Dannati. Perchè non si comportano come la maggioranza. Le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi, dire "Siamo 600 milioni, un miliardo e 200 milioni..." e, approfittando del fatto di essere così numerose, pensano di poter fare il cazzo che vogliono. Credono di essere in grado, di avere il diritto, soprattutto, di schiacciare, di umiliare le minoranze. Coltivando tranquilla l'orribile varietà delle proprie superbie, la maggioranza sta.
Come una malattia, come una sfortuna. Come un'anestesia, come un'abitudine. Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria. Le parole cantate e le parole parlate di Fabrizio De Andrè. Le interviste, le introduzioni alle canzoni, gli approfondimenti scritti, gli appunti, per dare corpo ad alcuni personaggi nati dal suo immaginario.
Negli intenti non rientra alcun culto della personalità né tantomeno qualche forma di celebrazione retorica e lacrimevole. Piuttosto lo spettacolo vorrebbe essere uno strumento per sottolineare il carattere "altro" della sua figura, irriducibile negli schemi dell'artista "impegnato" proprio per la sua critica spietata alla società dello spettacolo e del potere, alla retorica borghese e alle strumentalizzazioni della cultura ad opera di arrivisti politici di ogni schiera. I "dannati della terra" sono senza dubbio il mondo di riferimento, etico e politico, della produzione di De Andrè.
Ingresso con tessera e sottoscrizione




