Il punto di partenza del repertorio di Marco Fusi è il genere ebraico klezmer, con una particolare attenzione però ai rapporti e alle contaminazioni che nel suo cammino storico ha avuto con le altre culture.
Sono quindi presenti anche brani della tradizione araba, dell'Est Europa, zingara e commistioni con il jazz.
Questo ampio e variegato universo sonoro è inoltre fonte di ispirazione per dei brani scritti dallo stesso Fusi, che hanno via via acquistato un peso sempre più rilevante nella scaletta dei suoi concerti.
La scelta insomma è stata quella di utilizzare l'universo sonoro del Klezmer come una guida, un filo conduttore, un pretesto per esplorare culture musicali affini come quella araba, gitana e jazzistica vuoi per le sue composizioni originali, vuoi per i brani tradizionali, che vengono rielaborati sfruttando la formazione polivalente dei musicisti di questo ensamble, che va da generi come musica classica fino al flamenco e al jazz.
Per fare un paragone con le arti figurative si può prendere come esempio Chagall, il quale ha reinterpretato l'ambiente ebraico utilizzando la sensibilità pittorica a lui contemporanea, riuscendo così a fornire una visione allo stesso tempo moderna e rispettosa della tradizione cui ha fatto riferimento.
Sono da leggere in questa chiave anche i rimandi a sperimentazioni contemporanee che hanno avuto come riferimento musica tradizionale come quelli di G.Trovesi e di J. Zorn.
Marco Fusi ha poi voluto dare un valore simbolico alle scelte artistiche effettuate: la musica diviene la metafora di una società possibile, dove le differenze non portino necessariamente allo scontro ma ad un arricchimento reciproco