La Scighera presenta un nuovo ciclo di incontri intorno al tema cardine della fotografia: quello della memoria. Memoria dei luoghi, degli uomini, delle cose. Come ci suggerisce Kapuscinski “bisogna salvare il proprio mondo: affondi pure la nave ma il diario del capitano deve restare.” Una serie di diari quindi, di racconti e di esperienze intensamente vissute, attraverso lo sguardo e le parole di alcuni fra gli autori più rappresentativi della fotografia italiana contemporanea.
Ferdinando Scianna (Bagheria, 1943) pubblica il suo primo libro di fotografie a soli ventuno anni, con la prefazione di Leonardo Sciascia: "Feste religiose in Sicilia". Nel 1967 si trasferisce a Milano dove comincia a lavorare per il settimanale l'Europeo, facendo il fotoreporter e l'inviato speciale. Successivamente si trasferirà a Parigi dove farà il corrispondente per dieci anni. Illa fine degli anni Settanta conosce Henri Cartier-Bresson, e nel 1982 entra nella prestigiosa agenzia Magnum introdotto proprio dal maestro. Dal 1987 comincia a lavorare a reportage e ritratti, alternando questi lavori a quelli di alta moda e pubblicità affermandosi a livello internazionale come uno dei più richiesti fotografi. Nonostante l'impegno commericale trova il tempo per svolgere un'attività giornalistica fra Italia e Francia con notevole successo sui temi di cui si è sempre occupato. Coltiva da sempre un rapporto di collaborazione con alcuni grandi scrittori, da Leonardo Sciascia a Manuel Vasquez Montalban a Jorge Luis Borges, che ha immortalato in celebri ritratti.
Io dico spesso che il sole m’interessa perché fa ombra. L’ombra non è soltanto il momento dialettico rispetto alla luce, è anche un momento psicologico rispetto allo splendore. C’è lo splendore e c’è il dolore. Nella mia maniera, anche nelle mie stampe, è come se le forme venissero fuori dal nero.
Ingresso libero con tessera Arci