A 90 anni dalla guerra civile spagnola, proponiamo un ricordo di Lucia Sanchez Saornil.
Lucía fu anarchica, poetessa, attivista, protagonista del suo tempo.
La sua storia è la storia di una donna del Novecento, come tante costretta a conquistare con fatica il suo spazio in una società in cui ogni diritto alle donne era negato, perché gli inizi del ‘900 la Spagna era un luogo quanto mai retrogrado e soffocante in cui vivere .
Questa è anche la storia della guerra civile spagnola, la storia di un luogo e di un tempo irripetibile, in cui ci sono state occasioni emozionanti di crescita, di confronto, e di elaborazione collettiva. Ed è anche la storia della più grande intuizione che ha attraversato il ventesimo secolo, quella delle donne che si fanno protagoniste, e di quanto questo protagonismo sia necessario per il progresso dell’umanità.
La battaglia di Lucia Sanchez Saornil è stata la battaglia per spingere le donne a prendere coscienza della loro condizione e della loro forza, superando la soggezione secolare nei confronti degli uomini .
Quella soggezione che partiva dalle mura domestiche e continuava al di fuori in un atteggiamento sociale passivo, fatto di paura, sottomissione e ignoranza.
Lucia entra nel sindacato, partecipa come oratrice a conferenze, offre lezioni ai lavoratori e alle lavoratrici, scrive sul settimanale anarchico El Libertario e sul quotidiano nazionale della confederazione, del quale nel 1933 divenne redattrice, unica donna durante tutta la vita del giornale.
E qui fin da subito lanciò una polemica serrata su come venivano considerate e trattate le donne da parte dei militanti, sostenendo che “é triste vedere che molti compagni mentre ostentano il loro essere rivoluzionari in strada, nell’officina, nel sindacato, hanno un focolare domestico strutturato in conformità con le più pure norme feudali, dove agiscono da piccoli dittatori.
I compagni dovrebbero invece modificare le relazioni tra i sessi dentro la famiglia, liberando le donne da questa condizione che le relega in una condizione di inferiorità dentro casa, e le colloca in una condizione di eterne minorenni, abituate ad affidare ad altri la soluzione dei problemi.”
Era dunque all’interno delle relazioni personali e famigliari che andava fatta una rivoluzione: il personale è politico, abbiamo detto noi negli anni 70, lei lo diceva quarant’anni prima.
Con la vittoria del Fronte Nazionale alle elezioni del 36 furono molti i cambiamenti nella vita quotidiana delle donne spagnole. Arrivarono ad avere delle libertà prima impensabili, sia nell'abbigliamento - gonne pantalone, tute da lavoro - che nelle relazioni amorose; si parlò di amore libero, inteso come unione libera tra uomo e donna, senza vincoli legali e basata sul consenso di entrambi. Venne introdotta l'educazione sessuale ed il controllo delle nascite, con la diffusione dei contraccettivi e la legalizzazione dell'aborto .
Ma secondo Lucia queste libertà non erano sufficienti: la cosa più importante era insegnare alle donne la stima e il rispetto che devono a se stesse, abituarle a guardare l’uomo faccia a faccia e non dal basso in alto. A tale scopo bisognava creare uno spazio adatto, per permettere alle donne di condividere la propria esperienza e di tessere alleanze, attraverso un messaggio rivolto a loro, e a loro soltanto. Uno spazio protetto in cui le donne potessero esprimersi, per riflettere sulla condizione femminile nel suo complesso, perchè l’ingiustizia non riguardava soltanto i rapporti di lavoro, ma tutta la società.
Anche questa è una pratica del femminismo degli anni ‘70 che Lucia inventò con più di quarant’anni di anticipo.
Nasceva così nel maggio 1936 la rivista Mujeres Libres, con l'obiettivo di educare e alzare il livello culturale delle donne, e far loro acquisire una maggiore fiducia in se stesse, maggiore autostima e indipendenza.
Rispetto alle organizzazioni femminili comuniste e socialiste che si svilupparono negli stessi anni, l'originalità di Mujeres Libres risiede nella lotta non solo al capitalismo ma anche alla mentalità patriarcale: portavano avanti un chiaro programma per avere gli stessi diritti nella famiglia e nella società.
La redazione era composta esclusivamente da donne .
Purtroppo, pochi mesi dopo la nascita di Mujeres Libres, mentre la redazione preparava il quarto numero, la Spagna venne travolta dal colpo di stato.
Nel luglio del 1936 molte unità militari si ribellarono al governo republicano scatenando una guerra civile estremamente sanguinosa, che si concluse nel ‘39 con la vittoria delle truppe del generale Franco.
La sconfitta della Repubblica riportò la Spagna indietro di secoli. Franco instaurò un regime feroce, ottuso e tradizionalista, in cui il compito delle donne era obbedire al marito, fare figli e andare a messa, sotto lo slogan “niños, hogar, iglesia” [bambini, casa, chiesa]. Per coloro che avevano sostenuto la Repubblica , centinaia di migliaia di persone, la scelta fu tra l’esilio, dopo una fuga spesso drammatica in Francia attraverso i Pirenei, oppure l’arresto, il carcere o la morte.
Anche Lucia è costretta a intraprendere il durissimo cammino dell’esilio insieme ad América (Mery) Barroso, che tre anni prima era diventata la sua compagna di vita e che lo sarebbe rimasta sino alla fine, e insieme a più di cinquecentomila tra miliziani antifascisti e civili.
Lucía Sánchez Saornil fa parte dei milioni di “perdenti” della guerra civile spagnola: sopravvissuta, profuga in Francia, poi di ritorno in patria, dove fece una vita ritirata insieme alla sua compagna. Non ebbe la possibilità di proseguire il suo percorso, tranciato di netto dalla vittoria franchista.
Ma continuò a scrivere.
Non ci ha lasciato diari, epistolari o memorie, ma poesie che assomigliano a brace sotto la cenere e rivelano l’impossibilità di arrendersi del tutto.
Una delle sue ultime poesie si intitola “Ho sempre detto noi”: sembra la storia della Spagna intera, o di tutto il Novecento, di tutti quelli che hanno creduto con fervore nell’idea di collettività, di solidarietà, di giustizia sociale.
Lo spettacolo racconta la vita di Lucia, il suo pensiero, la sua lotta.
Il racconto è accompagnato da canzoni e immagini.
Protagonisti Maria Grazia Caldirola voce narrante e canto
Dino Porcu chitarra e armonica.
Ingresso a offerta libera, con tessera Arci.
Prenotazioni al link sotto:
https://forms.gle/Ec77Vfn4rfKrrNCf9