Il caffè è uno dei prodotti su cui ci siamo concentrati maggiormente. Una piccola ricerca sulla
crisi internazionale del caffè , e sulle dinamiche perverse che portano le grandi multinazionali a realizzare immensi profitti su un prodotto il cui prezzo all'origine ha toccato il minimo storico, ha determinato anzitutto la scelta di escludere i marchi legati alle 5 grandi (nestlè, kraft, P&G, Sara Lee, Tchibo) che si spartiscono il 50% del mercato.
Perché a questo punto non abbiamo semplicemente optato per una miscela del circuito del commercio equo e solidale (Ces)? Perché un aspetto in particolare non ci convinceva: la filosofia è quella di pagare un giusto prezzo al coltivatore, a prescindere dalle fluttuazioni del mercato, garantendogli delle condizioni di vita e di lavoro dignitose. E questo è sacrosanto. Ma cosa succede al prodotto una volta che arriva in Italia per le successive lavorazioni? Quali sono le condizioni ambientali e di lavoro in cui avviene la torrefazione? Non è che l'attenzione crolla una volta che che arriva in Italia? Inoltre molti di noi non erano particolarmente convinti del gusto dei caffè “eticamente sostenibili