Quanti di noi hanno ascoltato canzoni straordinarie senza sapere di chi fossero? Sentendo Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, Louis Armstrong, fino ad arrivare a Bono degli U2 o ai Simply Red cantare Night and Day o Ev’ry time we say goodbye, molti non si sono mai chiesti di chi fossero quelle meravigliose melodie. Forse questo è lo “svantaggio” di essere “soltanto” un autore. Fatto sta che quei brani sono stati creati da un’unica persona: Cole Porter, che non è stato soltanto uno degli autori più conosciuti e apprezzati del '900, ma un compositore originale, che si è staccato dai modelli armonici e melodici più utilizzati dagli autori del suo tempo. Se le sue melodie dopo più di cinquant’anni sono arrivate fino ad oggi sembrando ancora nuove, significa che Porter ha trovato qualcosa che va al di là degli anni e va al di là dei luoghi. Forse ha trovato qualcosa che si può dire soltanto con la musica. Ma poi non è neanche così, forse ha solo detto cose “normali” che tutti noi proviamo almeno una volta nella vita. E magari è proprio questo che lo ha reso eccezionale.
Rileggere Porter significa quindi entrare in un mondo musicale che richiede di superare ogni routine per concentrarsi su pagine inusuali e sorprendenti. L'operazione del quartetto è centrata sull'interplay, sullo sviluppo delle pagine originali all'interno di un dialogo serrato, di un gioco relazionale che è l'essenza stessa del jazz.
Tiziana Ghiglioni (voce), Emanuele Parrini (violino), Davide Corini (pianoforte), Luca Garlaschelli (contrabbasso)
Ascolta: Paola Ghiglioni - peace